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Quiche

TORTE SALATE PER OGNI OCCASIONE

QuichePreparare una torta salata è semplice e poco impegnativo, il risultato però è sempre molto soddisfacente.

Le torte salate sono versatili, gustose, sfiziose e possono essere anche uno scaltro trucco per far mangiare le verdure ai bambini, nascondendole sapientemente tra gli ingredienti.

Sono anche una preparazione molto comoda, possono essere un gustoso piatto unico ed essere portate in spiaggia durante questo periodo dell’anno, ma sono perfette anche per il pranzo in ufficio o per un pic nic.

L’idea di racchiudere un saporito ripieno in una pasta ha origini antiche. Solitamente veniva utilizzata quella di pane, in passato però non veniva preparata per essere poi mangiata, ma solo per permettere la cottura degli ingredienti e veniva anche utilizzata come piatto da portata. La cornice era infatti spesso bella da vedere, ma dura e poco saporita.

Con il tempo però, si è presa l’abitudine di considerare anche l’involucro come una parte commestibile e così sono iniziati gli esperimenti per trovare le ricette per impasti buoni da mangiare. Oggi solitamente si utilizza la pasta sfoglia, la pasta brisée o la pasta di pane.

PasqualinaCome si diceva, le torte salate sono molto versatili, e con la giusta fantasia in cucina, è facile portarle in tavola spesso senza rischiare di annoiare i commensali.

Ci sono naturalmente anche torte salate con ricette precise e che fanno parte della tradizione, come ad esempio la Quiche Lorraine, tipica della cucina francese e la Torta Pasqualina, una preparazione che solitamente si consuma nel periodo pasquale e che, oltre ad essere squisita, ha anche un significato simbolico. Secondo la tradizione infatti la farcitura di spinaci e ricotta dovrebbe essere avvolta da 33 sfoglie di pasta, proprio a simboleggiare gli anni di Cristo.

Anche il riso si può prestare per la preparazione di torte salate. Un esempio può essere il Tortino di riso con scamorza e GranCotto Naturals, che, accompagnato da un po’ di verdura, può diventare un ottimo piatto unico.

maccheroni alla Rossini

MACCHERONI ALLA ROSSINI

Gioacchino RossiniGioacchino Rossini, celebre compositore italiano vissuto a cavallo tra il XVIII e XIV secolo, oltre ad essere l’autore, ad esempio, de Il Barbiere di Siviglia era un grande amante della buona cucina.

Famoso per le sue opere musicali, ma anche per alcune frasi che fanno capire quanto, oltre alla musica, amasse il buon cibo.

tartufiDiceva infatti: L‘appetito è per lo stomaco quello che l’amore è per il cuore.

E anche: Mangiare, amare, cantare e digerire sono i quattro atti di quell’opera comica che è la vita.

Aveva una passione per i tartufi, in particolare quelli di Acqualagna, zona ricca di questo particolare prodotto e vicino a Pesaro città d’origine del musicista.

Della sua passione restano varie ricette nelle quali il tartufo non manca mai. Come ad esempio i Maccheroni alla Rossini e i Tournedos alla Rossini una pasta molto saporita con funghi e tartufo e cuori di filetto di manzo cotti al sangue e insaporiti con fois gras e tartufi.

 

Maccheroni alla Rossini

Per 4 persone

Ingredienti

320 g di maccheroni

200 g di burro

200 g di Formaggio grattugiato

50 g di groviera grattugiato

2 l di brodo

20 g di funghi secchi

4 tartufi tritati

200 g di prosciutto magro tritato

2 pizzichi di miscela quattro spezie

1 mazzetto di odori (alloro, timo e rosmarino)

2 pomodori ramati

4 dl di panna

4 bicchieri di champagne

arancia amara q.b.

pangrattato q.b.

Sale q.b.

Preparazionemaccheroni alla Rossini

Unisci 100 g di burro e 100 g di formaggio grattugiato e scioglili in una padella con un po’ di brodo. Aggiungi i funghi dopo averli fatti riprendere in un po’ d’acqua. Unisci anche i tartufi tritati, il prosciutto magro, le spezie, gli odori i pomodori tagliati a cubetti piccoli, la panna, lo champagne e lascia cuocere molto lentamente per circa un’ora.

Cuoci i maccheroni in abbondante brodo al quale avrai aggiunto qualche cucchiaio di panna e qualche goccia di succo di arancia amara. Quando saranno cotti al dente scola bene.

Disponi a strati in una teglia i maccheroni il formaggio grattugiato, la salsa e il gruviera. Ricopri con pangrattato e burro e fai gratinare in forno

 

zeppole

ZEPPOLE PER LA FESTA DEL PAPÀ

zeppoleLe zeppole sono un dolce profondamente radicato nella tradizione napoletana e si consuma abitualmente il 19 marzo per celebrare la Festa del papà.

Sono due le leggende principali che si tramandano sull’origine delle Zeppole. Secondo la tradizione dell’epoca Romana, Giuseppe, dopo la fuga dall’Egitto, per riuscire a mantenere Maria e Gesù decise di vendere frittelle ed ecco perché proprio questo dolce fritto è diventato il dolce che si consuma proprio il giorno di San Giuseppe.

Secondo altre fonti la tradizione sarebbe legata alle Liberalia, che in epoca Romana si celebravano il 17 marzo e durante le quali si bevevano fiumi di vino e si gustavano squisite frittelle di frumento, cotte nello strutto bollente. Questa festa si andò a perdere, ma con l’arrivo del cattolicesimo il 19 marzo è stato dedicato alla figura di San Giuseppe e venne mantenuta la tradizione delle frittelle.

Gli ingredienti principali delle zeppole sono la farina, lo zucchero, le uova, il burro, l’olio d’oliva, la crema pasticcera, vengono spolverate con lo zucchero a velo e decorate con un’amarena sciroppata per la decorazione.

zeppola napoletanaIl gastronomo Ippolito Cavalcanti è autore della prima ricetta scritta delle Zeppole, viene riportata nel suo rattato di Cucina Teorico-Pratico  e risale al 1837:

Miette ncoppa a lo ffuoco na cazzarola co meza carrafa d’acqua fresca, e no bicchiere de vino janco, e quanno vide ch’accomenz’a fa lle campanelle, e sta p’asci a bollere nce mine a poco a poco miezo ruotolo, o duje tierze de sciore fino, votanno sempe co lo lanatiuro; e quanno la pasta se scosta da tuorno a la cazzarola, allora è fatta, e la lieve mettennola ncoppa a lo tavolillo, co na sodonta d’uoglio; quanno è mezza fredda, che la può manià, la mine co lle mmane per farla schianà si pe caso nce fosse quacche pallottola de sciore: ne farraje tanta tortanielli come solo li zeppole e le friarraje, o co l’uoglio, o co la nzogna, che veneno meglio, attiento che la tiella s’avesse da abbruscià; po co no spruoccolo appuntut le pugnarraje pe farle squiglià e farle venì vacante da dinto; l’accuonce dinto a lo piatto co zuccaro, e mele. Pe farle venì chiu tennere farraje la pasta na jurnata primma.

Una ricetta da provare per festeggiare con gusto!

 

Minestrone

IL MINESTRONE DELLA LONGEVITÀ

MinestroneIl minestrone sardo è famoso in tutto il mondo per la sua bontà, ma anche per le sue numerose qualità in grado di mantenerci in salute. Lo si può infatti considerare un elisir di lunga vita.

Un piatto semplice e ricco di vitamine e fibre. Aggiungendo alle numerose verdure un po’ di fregola, un tipo di pasta molto piccola semola di grano duro molto piccola della famiglia dei couscous e un po’ di carne diventa un sostanzioso e sanissimo piatto unico.

fregolaPietanza famosa anche perché legata ad una ricetta della famiglia Melis. Una famiglia sarda entrata per anni nel Guinnes dei Primati delle famiglie più longeve.

La scelta degli ingredienti ricopre un ruolo di grande importanza se si vuole ottenere un risultato finale gustoso e che faccia davvero bene. Verdure fresche e di stagione, cottura lenta e un po’ di carne o pancetta per arricchirlo di gusto e nutrienti.

 

 

 

Minestrone Sardo

Ingredienti

50 g di fave secche

50 g di fagioli secchi

50 g di ceci secchi

1 cipolla media gialla o bianca

2 carote

2 zucchine,

2 gambi di sedano

2 patate

½ cavolfiore

1 spicchio di aglio

200 ml di passata di pomodoro

1 mazzetto di prezzemolo fresco tritato,

4 -5 foglie di basilico fresco q.b

100 g di fregula sarda

100 g di dadini di pancetta

sale q.b.

pepe nero q.b.

olio extra vergine di oliva q. b.

MinestronePreparazione

Metti a bagno fave, fagioli e ceci in una grande ciotola di acqua per una notte, scola i legumi e sciacquali bene.
Soffriggi sedano carote cipolla e aglio tritato in una grande pentola. Aggiungi la passata di pomodoro le verdure a tocchetti e i dadini di pancetta. Ricopri con acqua e porta ad ebollizione, a questo punto abbassa il fuoco e prosegui la cottura lentamente
Aggiungi la pasta il sale e il pepe e fai cuocere per circa 10 minuti. Servi il minestrone caldo e aggiungi un po’ di olio crudo in ogni piatto.

 

pasta carciofi

COME RICONOSCERE I CARCIOFI FRESCHI

carciofiI carciofi sono una verdura nota già presso i Greci dai quali venivano chiamati kinara i Romani invece li chiamavano cynara. In questo periodo si trovano in abbondanza sui banchi dei mercati. È una verdura molto versatile perfetta per preparazioni adatte ad ogni menù. Fritti posso essere serviti come sfizioso aperitivo, ma possono essere l’ingrediente ideale anche di ottimi antipasti, primi piatti, zuppe, torte salate, se farciti possono essere un ottimo secondo, ma sono squisiti anche come un semplice contorno.

Sono una fonte preziosa di potassio, sali minerali, fibre e ferro.

Quando sono freschi e con il gambo si possono conservare in una brocca con un po’ di acqua come se fossero un bouquet di fiori, si mantengono bene anche in frigorifero fino ad una settimana.

Ma come riconoscere i carciofi freschi?

  • carciofi tagliatiPrima di tutto si devono osservare e toccare le foglie, i carciofi freschi sono stretti e duri.
  • L’aspetto è un indizio importante. Devono essere di colore verde lucido e senza macchie nere e marroni.
  • Un altro segnale che salta all’occhio e che può dare informazioni sulla freschezza del carciofo si può trovare osservando le punte esterne che devono essere di colore verde scuro, mentre quelle interne più chiare.
  • Il gambo del carciofo deve essere tenero al tatto e privo di ammaccature.
  • Si possono trovare informazioni sulla freschezza dei carciofi anche analizzando le foglie esterne: se piegandone uno oppone resistenza e si spezza significa che è fresco, se invece se si piega e ritorna a posto, vuol dire che non è un carciofo fresco.

Per acquistare carciofi di qualità è meglio preferire quelli di dimensioni ridotte, se sono troppo grandi possono risultare troppo duri con il rischio di rovinare il piatto che si desidera preparare.

Le ricette per prepararli sono davvero tante, sicuramente l’abbinamento con salumi  e formaggi è in grado di esaltarne al meglio i sapori.

pasta carciofiFusilli carciofi e speck

Ingredienti

320 g di fusilli

200 g di speck tagliato a fette spesse

100 g di formaggio grattugiato

1 spicchio d’aglio

Olio q.b.

Sale q.b.

Pepe q.b.

Prezzemolo q.b.

Preparazione

Elimina le foglie più esterne dei carciofi, tagliali a spicchi ed elimina la “barba” interna. Cuocili in padella con un filio d’olio e uno spicchio d’aglio. Intanto cuoci la pasta al dente in abbondante acqua salata. Quando saranno cotti, elimina l’aglio, frullali con il formaggio grattugiato e un po’ di acqua di cottura della pasta fino ad ottenere una crema. Aggiusta di sale e pepe. Taglia lo speck a cubetti e saltalo in padella, unisci la crema di carciofi e la pasta.

 

 

 

prosciutto roll

SUSHI, UNA TRADIZIONE DAL GIAPPONE ALL’ITALIA

zucchine e salame rollSi dice che il sushi sia stato portato in Giappone dai monaci buddhisti tornati dalla Cina nel VII secolo. È un piatto tipico a base di riso al quale vengono abbinati pesce, alghe, vegetali e uova. Il ripieno dei rotolini tipici del sushi possono essere crudi, cotti o marinati. Prima del sushi come lo conosciamo noi si preparava un piatto simile il pesce crudo a strati alternandolo al sale e al riso, tenuto pressato e lasciato a fermentare per mesi, un tipo di sushi chiamato narezushi preparato e ancora apprezzato nella zona di Tokyo.

sushi dolceDiventare uno chef di sushi è un percorso lungo e faticoso per i primi due anni l’apprendista può solo guardare il proprio Maestro detto Shokunin e si occupa esclusivamente di lavare i piatti e pulire i pavimenti. Solo in seguito imparerà a cuocere il riso e dopo ben quattro anni avrà modo di imparare l’arte del taglio del pesce e finalmente della composizione del sushi. In origine era un mestiere vietato alle donne perché si riteneva avessero una temperature delle mani più alta e per questo potessero rovinare il pesce manipolandolo.

La cucina giapponese negli ultimi anni è diventata una consuetudine anche dalle nostre parti, la cura estetica dei piatti in stile nipponico si adatta bene anche a preparazioni con ingredienti italiani come ad esempio i salumi o addirittura preparazioni dolci, spesso sono ricette semplici, veloci e di grande effetto.

Ricetta Sushi crèpes roll 

Ingredienti sushi crepes roll

3 uova

250 g di farina 00

½ l di latte intero

15 pomodorini

10 fette di prosciutto cotto

250 g di formaggio spalmabile

150 g di rucola

Burro Q.b.

Preparazione

Unisci le uova e il latte e mescola con cura. Aggiungi la farina un po’ alla volta facendo attenzione che non si formino grumi. Copri la ciotola con la pellicola trasparente e lascia riposare almeno 30 minuti in frigorifero, intanto taglia i pomodorini a metà. Scalda la padella e ungila con un po’ di burro, versa un mestolo di impasto necessario a ricoprire la superficie della padella e cuoci da entrambi i lati. Taglia le crepes a strisce, farciscile con un po’ di formaggio la rucola e il prosciutto tagliato a strisce della stessa misura. Adagia su un lato mezzo pomodorino e arrotola con cura. Fissa il tuo sushi roll con uno stecchino per impedire che si apra.

 

Pizza napoletana

RICETTA E ORIGINI DELLA PIZZA, PATRIMONIO CULTURALE DELL’UMANITÀ

Pizza MargheritaSecondo la tradizione la pizza sarebbe nata nel mese di giugno dell’anno 1889, quando Raffaele Esposito, un cuoco dell’Antica pizzeria Brandi, decise di onorare la Regina Margherita di Savoia preparando un piatto con i colori della bandiera Nazionale. A quei tempi con pizza si intendeva una ricetta dolce, ma Raffaele ne inventò una salata con gli ingredienti che aveva a disposizione in quel momento, dando vita dunque alla pizza che conosciamo e amiamo oggi.

Tradizione popolare a parte, ci sono testimonianze secondo le quali la pizza in versione salata sarebbe esistita già alla fine del Setteccento, se ne trova una versione condita con aglio, olio pomodoro, mozzarella e strutto in Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti, un libro di Francesco Bourcard che risale al 1858,  ma ci sarebbero testimonianze che farebbero risalire l’origine della pizza, condita con aglio, olio, strutto, caciocavallo, basilico ancora prima, nel Seicento.

Forno a legnaProprio quest’anno la pizza è diventata patrimonio culturale dell’umanità Unesco un grande riconoscimento per uno dei numerosi prodotti simbolo dell’italianità nel mondo.

Preparare la vera pizza Napoletana non è così semplice, per poterla definire così, si devono seguire le indicazioni date nel disciplinare pubblicato anche sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, che le garantisce il titolo di Stg, specialità tradizionale garantita. Preparazione pizzaPrima di tutto è obbligatorio utilizzare il forno a legna, grande attenzione deve essere data alle materie prime, ma il disciplinare spiega nel dettaglio tutti i passaggi necessari per preparare una pizza Napoletana a regola d’arte,

Per provare a preparare in casa una pizza speciale (pur non potendo seguire tutte le indicazioni del disciplinare) si può sperimentare la ricetta di Gino Sorbillo, il principe della pizza Napoletana. Una ricetta un po’ laboriosa, lo stesso pizzaiulo suggerisce di preparala la mattina per consumarla la sera, ma per ottenere un risultato da leccarsi le dita ci vuole tempo e tanto amore, si sa!

 

Ricetta Pizza di Gino Sorbillo

Pizza napoletana

Ingredienti

1 litro di acqua minerale naturale

1,750g di farina per pizza

58g di sale

4g di lievito di birra

Preparazione

Prendi una ciotola e sciogli il lievito nell’acqua. Aggiungi una prima parte di farina. Impasta aiutandoti con un cucchiaio/mestolo. Continua ad aggiungere pian piano la farina. Unisci il sale. Sposta l’impasto su un piano da lavoro e inizia a lavorarlo a mano. Aggiungi la farina rimanente. Impasta energicamente per qualche minuto. Poni poi la pasta in un recipiente coperto da una pellicola di plastica. Dopo quattro ore di lievitazione dividi la pasta in pagnotte da circa 280 g ciascuna. Fai riposare per altre quattro ore. A questo punto la pasta sarà pronta per essere lavorata. Dopo la seconda lavorazione inizia lavorare la pasta per creare i dischi di pizza. A questo punto la base è pronta per essere farcita con gli ingredienti desiderati e per essere infornata.

Pasqualina_fetta

RICETTA E ORIGINI DELLA TORTA PASQUALINA

Pasqualina_preparazioneCome è facile intuire dal suo nome, la Torta Pasqualina è una ricetta tipica di questo periodo dell’anno, quello legato appunto alle feste di Pasqua. Semplice da preparare, utilizzando una sfoglia pronta, un po’ più complicata se si vuole preparare una pasqualina originale e partire da zero, cimentandosi con la preparazione anche della pasta sfoglia. È una specialità ligure, ma famosa ben oltre i confini della regione di cui è originaria.

Vanta origini antiche viene infatti preparata proprio in occasione della Pasqua già nel XVI secolo, in questo periodo infatti fu citata dal letterario Ortensio Lando nel suo “Catalogo delli inventori delle cose che si mangiano et si bevono” chiamandola però gattafura, il suo nome antico. Si dice si chiamasse così perché così ghiotta che le gatte la furavano, cioè rubavano.

La Pasqualina originale prevede una sfoglia composta da 33 sottilissimi strati, un numero scelto non a caso, ma proprio per simboleggiare gli anni di Gesù Cristo. Si preparava utilizzando solo acqua, farina, sale e olio extravergine di oliva rigorosamente ligure. Oggi come oggi si prepara una sfoglia con molti meno strati.

La farcitura invece prevede l’utilizzo della prescinseua, un particolare formaggio morbido con consistenza a metà tra lo yogurt e la ricotta, molto difficile da trovare fuori dalla Liguria, per questo spesso viene sostituito dalla ricotta. Si utilizzano inoltre le bietole, spesso sostituite da carciofi, maggiorana e uova intere, un simbolo di vita e rinascita, il ritorno della primavera e della sconfitta della vita sulla morte.

Pasqualina_fettaIngredienti

1 kg di farina

4 cucchiai di olio per la pasta

Acqua q.b.

1 kg di bietole

½ Cipolla

500 g di ricotta

1 bicchiere di latte

4 uova

100 g di formaggio grattugiato

Maggiorana q.b.

Olio q.b.

Sale q.b.

Preparazione

Impasta la farina, 4 cucchiai di olio, l’acqua e un pizzico di sale. Dividila in 10 piccole palle e lasciala riposare. Intanto fai appassire le bietole in una pentola con poca acqua e ripassale in padella con la cipolla tritata. Unisci la maggiorana, il formaggio grattugiato, la ricotta, il latte e aggiusta di sale. Stendi le 10 palle di pasta in sfoglie molto sottili. Ungi una teglia e ricoprila con una sfoglia, e ripeti gli strati successivi. Versa all’interno l’amalgama di ricotta e verdure. Fai 4 buchi e rompi all’interno le uova intere, ricopri con le rimanenti sfoglie. Cuoci a 180° per circa 45 minuti.

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PICI ALL’AGLIONE SPECIALITÀ TOSCANA DA PROVARE!

La Toscana è una terra caratterizzata da una tradizione culinaria di origini contadine, semplice e gustosa. Tra le numerose specialità della zona, non si possono non citare i Pici, degli spaghettoni rustici, che trovano nel sugo all’aglione il condimento ideale per esaltarne il sapore.

shutterstock_760573393I pici sono spesso preparati in casa con farina e acqua lavorati poi a mano fino ad ottenere degli spaghetti spessi e piuttosto irregolari. Si differenziano dai bigoli perché quest’ultimi vengono trafilati al bronzo e dalla pasta emiliana per l’assenza dell’uovo tra gli ingredienti. La preparazione di questo particolare tipo di pasta risale al tempo degli Etruschi, fin da allora le mani hanno iniziato a impastare le giuste proporzioni di acqua, farina, sale e olio per ottenere un tipo di pasta la cui ricetta è stata tramandata fino ai giorni d’oggi. Il nome deriva dal termine appicciare e si riferisce al tipo di lavorazione necessaria per realizzarli.

La tradizione toscana li vuole conditi con il sugo di nana (anatra), con un ragù di carne o con le briciole (briciole di pane toscano soffritte in olio di oliva), ma si sposano alla perfezione ad un altro prodotto tipico della zona, l’aglione di Valdichiana. Si tratta di un aglio dalle dimensioni molto generose, può raggiungere fino agli 800 g di peso ed è caratterizzato da un sapore particolarmente delicato. È più digeribile perché non contiene alliina, un amminoacido che conferisce al comune aglio il suo sgradevole odore. Ha una forma quasi sferica, un po’ schiacciata ai poli e composto da solo 5-6 spicchi molto grandi. Prende il nome dalla zona nella quale viene prodotto, la Valdichiana appunto, dove viene coltivato da sempre con metodi naturali.

La Pasta all’aglione è una ricetta molto semplice da preparare e molto gustosa, vista la difficoltà nel reperire questo particolare tipo di aglio, si può sostituire anche con un normale aglio, ma se ci si trova in zona vale la pena cercarlo per prepararsi una pasta davvero a regola d’arte.

shutterstock_311454578 (2)Ricetta Pasta all’aglione

Ingredienti

360g  di pici

1 testa di Aglione di Valdichiana (oppure 4 spicchi d’aglio comune)

1 kg di pomodori ramati

2 peperoncini

Sale q.b.

Olio q.b.

Preparazione

Trita finemente l’aglio soffriggilo in padella con un po’ d’olio facendo attenzione che non si scurisca, ma che si sciolga, aggiungi i peperoncini tritati e a cui avrai tolto i semi. Unisci anche i pomodori a pezzetti aggiusta di sale e cuoci fino a quando i pomodori si saranno cotti. Cuoci i pici in abbondante acqua salata e condiscili con il sugo all’aglione.

 

 

Pasta alla norcina

PASTA ALLA NORCINA

SalsicciaLa pasta alla norcina è un piatto umbro da provare assolutamente quando ci si trova in zona. Di solito si prepara con una pasta tipo penne o rigatoni oppure con gli strangozzi, degli spaghettoni grossi simili ai pici toscani, condita con salsiccia panna e pecorino e una grattata di tartufo nero della zona.

Il nome pare derivi dall’utilizzo delle salsicce dei maestri norcini. Nel medioevo gli esperti lavoratori della carne di suino durante l’inverno lasciavano la propria città di origine, Norcia, per lavorare in tutta l’Italia centrale. In questo periodo, l’area intorno a Norcia godeva di una certa ricchezza che si protrasse fino al XVII. In seguito però, numerosi terremoti costrinsero gli abitanti della zona, ridotti ormai in miseria, ad abbandonare i luoghi d’origine, trasferendosi soprattutto verso Roma e diffondendo così l’arte di produrre i salumi anche nella capitale. È per questo che gli esperti lavoratori della carne di maiale venivano chiamati proprio norcini.

Pasta alla norcinaProbabilmente la panna, ingrediente che solitamente si utilizza oggi per preparare questa golosa ricetta, un tempo era sostituita dalla ricotta. Secondo altre tradizioni, si usava invece il pecorino, rendendo la ricetta più simile ad un’altra ricetta tipica della zona, la gricia. Per riuscire a preparare una pasta alla norcina DOC è necessario utilizzare la salsiccia dei norcini umbri, dal sapore inconfondibile grazie alla presenza nell’impasto di aglio e pepe.

La preparazione è semplicissima e facilmente replicabile anche a casa. La salsiccia va sbriciolata e cotta in padella con un filo d’olio, e la cipolla. Dopo aver sfumato con un po’ di vino bianco, si aggiunge la panna e si insaporisce, infine, con del pecorino locale e una grattata di tartufo nero. Alcuni ristoranti della zona la servono inserendo tra gli ingredienti anche i funghi della zona, in questo caso, di solito, viene preferito però l’utilizzo della pasta lunga.

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L’ANTICA TRADIZIONE DELL’APERITIVO

shutterstock_570070135Le giornate si allungano e come ogni anno si ritrovano tante nuove energie per stare insieme agli amici dopo il lavoro. Aumentano le occasioni per stare in compagnia e iniziare la serata, magari con un aperitivo.

Un’abitudine dalle antiche origini, l’aperitivo è nato infatti a Torino quando, nel 1786 Antonio Benedetto Carpano, iniziò a produrre nella sua bottega un vino aromatizzato con erbe e spezie: il vermouth che è stato il re degli aperitivi per molto tempo. L’aperitivo si svolge tra le 18.00 e le 20.00, un rito piacevole e rilassante e che ha anche l’obiettivo di stuzzicare l’appetito. Negli anni però questa abitudine si è evoluta e intorno agli anni 2000 nel nord Italia ha preso il nome di Happy Hour, un momento della giornata durante il quale i drink hanno un costo più basso e il locale si organizza per offrire un ricco buffet. Una novità che ha riscosso subito grande successo e, vista l’abbondanza dell’offerta, l’aperitivo da pre-cena si è trasformato in sostituto della cena al termine del quale spesso la serata finisce oppure,  per i più festaioli, continua trasferendosi direttamente nei locali in cui ballare fino a tarda ora.

Anche in casa si possono organizzare divertenti aperitivi con amici, magari a casa di un amico con il terrazzo o un piccolo giardino per godere della luce fino tardi. Un modo per stare insieme meno faticoso di una impegnativa cena.

Sono tante le idee di semplici e veloci ricette da preparare, davvero stuzzicanti ad esempio i Fagottini di bresaola e ricotta allo zenzero, golosissime invece le Praline di mortadella leggera Snello al pistacchio o anche la sfiziosa Quiche lorraine alla pancetta sgrassatella. In pochi minuti si può preparare anche una squisita mousse al prosciutto cotto per delle tartine sublimi. Oppure, per non fare alcuna fatica in cucina un semplice tagliere di salumi di qualità con prosciutto crudo, cotto, salame e coppa dà la sicurezza di rendere felici gli ospiti.

Una veloce preparazione, i drink preferiti e gli amici più cari per serate estive semplici e indimenticabili!

Ricetta Mousse di Gran Biscotto

shutterstock_451701274Ingredienti

100 g di Gran Biscotto

250 g di ricotta

Formaggio grattugiato

Pepe

Preparazione

Unisci il prosciutto, la ricotta e il formaggio in un mixer e frulla per qualche minuto, fino ad ottenere un composto liscio. Insaporisci con una grattugiata di pepe e lascia riposa in frigo per circa mezz’ora prima di servirla.

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DOLCI PEPERONI! L’ESTATE È LA STAGIONE GIUSTA PER GUSTARLI AL MEGLIO

shutterstock_419182525I peperoni fanno parte della famiglia delle solanacee come melanzane patate e pomodori. Sono originari dell’America Latina e sono arrivati in Europa portati da Colombo, qui poi hanno trovato subito un habitat favorevole alla loro crescita.

Fanno parte della stessa famiglia dei peperoncini, questi però solitamente vengono fatti essiccare e utilizzati come spezia, i peperoni invece sono dolci e utilizzati in cucina per la preparazione di numerosi e saporitissimi piatti.

Vista la loro forma si prestano ad essere riempiti di farciture di diverso tipo. Sono ottimi anche crudi in pinzimonio o per dare un tocco di sapore deciso all’insalata. In Sicilia si cucinano spesso come contorno, sono l’ingrediente principale della peperonata, condimento che può essere perfetto anche per un’ottima pasta. Sono spesso tra gli ingredienti della caponata e indispensabili per un tradizionale gazpacho spagnolo.

shutterstock_408376756Si dice spesso che siano difficili da digerire, per risolvere questo problema, solitamente si consiglia di togliere la pelle. L’operazione è semplice, facendoli abbrustolire sul fuoco o grigliandoli è facile sfilarla, in seguito si può continuare con la preparazione che si desidera cucinare

Rossi, gialli e verdi sono tutti un’ottima fonte  di vitamina C, ne contengono infatti una quantità quattro volte maggiore rispetto agli agrumi. Rappresentano inoltre un’ottima fonte di betacarotene, tanto importante nel periodo estivo per preparare la pelle all’esposizione al sole.

 

 

Ricetta della peperonata siciliana

Ingredienti

2 peperoni rossi

2 peperoni gialli

2 peperoni verdi

300 g di passata di pomodoro

1 cipolla

Sale q.b.

Olio q.b.

Preparazione

Trita la cipolla e falla soffriggere con un filo d’olio. Aggiungi i peperoni tagliati a listarelle. Quando i peperoni saranno appassiti aggiungi la passata di pomodoro, aggiusta di sale e cuoci lentamente per circa 15 minuti.

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RICETTA E ORIGINI DEGLI SPAGHETTI ALLA CARRETTIERA

Gli spaghetti alla carrettiera sono un’antica specialità siciliana. Un piatto povero che prevede l’utilizzo di ingredienti molto semplici e che avevano una lunga durata. I Carreshutterstock_572894650ttieri erano infatti trasportatori di merci di vario tipo,  il loro mezzo era un carretto trasportato da un cavallo. Durante i loro spostamenti, a volte molto lunghi, si portavano il necessario per prepararsi dei pasti e la pasta, l’aglio, il pane e il pecorino erano ottimi alleati perché di difficile deperimento.

Esiste una variante che prevede l’utilizzo anche di pomodori pelati ed è originaria dei paesini di collina dalle parti della Valle del Platani una zona della Sicilia meridionale vicino a uno dei più importanti corsi d’acqua dell’isola.

Alcune versioni più recenti e più ricche di ingredienti prevedono l’aggiunta anche di funghi, tonno o pancetta. Ma la versione originale è assolutamente da provare, saporita, semplice e perfetta per riempire di gusto anche le serate nella quali ci si ritrova con il frigo deserto. Si differenzia dagli spaghetti aglio olio e peperoncino, un altro piatto che si prepara quando gli ingredienti scarseggiano, per l’utilizzo dell’aglio a crudo e non rosolato, caratteristica che rende gli spaghetti alla carrettiera più facilmente digeribili.

shutterstock_580911085Spaghetti alla carrettiera

Ingredienti

320 g di spaghetti

2 spicchi di aglio

1 ciuffo di prezzemolo

150 g di pecorino

1 peperoncino fresco

Olio q.b.

Sale q.b.

Preparazione

Cuoci gli spaghetti in abbondante acqua salata, intanto schiaccia l’aglio, grattugia il pecorino, trita il prezzemolo e il peperoncino dopo averlo privato dei semi. In una ciotola capiente unisci l’aglio, il peperoncino l’olio e il sale e amalgama bene. Tieni da parte un po’ di acqua di cottura, versa gli spaghetti nella ciotola aggiungi il formaggio e l’acqua e mescola con energia. Completa insaporendo con il prezzemolo.

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FRESCHEZZA NEL BICCHIERE, RICETTE E CONSIGLI PER LE MIGLIORI BEVANDE ESTIVE

Capita spesso che il caldo della stagione estiva porti a un calo importante dell’appetito e di sicuro cresce di molto la necessità di idratarsi. Quando si perdono liquidi è importante assumerli dalla dieta consumando molta frutta e verdura, ricche anche di importanti vitamine e sali minerali, ma non bisogna dimenticare di bere in abbondanza.

L’acqua è sicuramente la bevanda ideale con la quale ritrovare la giusta idratazione ed è buona norma berne circa 1,5/2 litri ogni giorno, ma ogni tanto è piacevole, nel corso delle giornate, bere qualche bibita rinfrescante e piacevole anche per il palato.

I centrifugati sono ottimi e con qualche cubetto di ghiaccio diventano davvero freschi e piacevoli in questo periodo. La fantasia è l’ingrediente principale, si possono sperimentare abbinamenti di frutta e verdura fino a trovare le proprie ricette preferite. Da provare il mix di mele, carote e arancia, un classico intramontabile o anche sedano, carote e limone. Per una bibita particolarmente dissetante è da testare pompelmo, cetriolo e menta o si possono scegliere i frutti estivi e preparare una golosa centrifuga con pesche, fragole e anguria.

shutterstock_417968581La limonata è un grande classico, è semplice e veloce da preparare anche a casa. In pochi minuti si può preparare una bottiglia che sicuramente finirà velocemente.

La tisana di zenzero  d’inverno è ottima per scaldarsi favorire la digestione e rafforzare il sistema immunitario, ma si può bere ghiacciata anche d’estate, apprezzandone le proprietà dissetanti.

Non può mancare  poi nel frigo estivo il tè alla pesca, dopo aver provato quello fatto in casa, sarà molto difficile accontentarsi di nuovo di quelli comuni.

shutterstock_428755456Limonata

Ingredienti

6 limoni

8 cucchiai di miele

Menta q.b.

1 litro di acqua

Preparazione

Spremi il limone e separa la polpa con un colino, aggiungi il miele e fallo sciogliere bene. Diluisci con l’acqua, aggiungi qualche foglia di menta e fai riposare in frigo fino a quando la limonata diventerà fredda.

 

shutterstock_417937789Tè alla pesca

Ingredienti

1 l acqua

2 bustine di tè

8 cucchiai d i zucchero

1 limone

2 pesche gialle

Preparazione

Dopo aver preparato il tè non troppo scuro, unisci il limone e le pesche a fettine, lascia riposare per almeno due ore. Al termine del periodo di riposo filtra con un colino e fai raffreddare.

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CONSIGLI PER PREPARARE CANNELLONI INDIMENTICABILI

shutterstock_61329301Il pranzo della domenica è un momento meraviglioso dal sapore di festa e di vacanza anche quando le ferie vere e proprie sono in effetti distanti ancora mesi. Una piccola parentesi tra la frenesia del sabato e la ripresa del lavoro il lunedì. Una giornata da passare in compagnia della propria famiglia o dei propri amici, indugiando un po’ più del solito a tavola, assaporando vere delizie della tradizione culinaria italiana.

Un piatto immancabile in molte regioni nelle lente giornate in compagnia delle persone a cui si vuole più bene sono i cannelloni. Dei succulenti cilindri di pasta ripieni di ottimi preparati. La prima volta che si trova testimonianza di questa ricetta risale al XIII secolo, quando il napoletanissimo Vincenzo Corrado racconta di un grosso pacchero riempito con una farcia di carne e tartufi che ricorda molto i nostri cannelloni e di cui sembra essere l’antenato.

Le ricette più tradizionali lo vedono condito con ragù e besciamella oppure, di magro, con ricotta e spinaci ottima anche una versione più fantasiosa, ma sempre ricca di gusto come questi Cannelloni al Prosciutto Cotto e funghi.

shutterstock_530122876Ci sono un  po’ di accorgimenti da seguire per riuscire facilmente ad ottenere un risultato strepitoso

  • Scegliere con cura la materia prima. Come sempre gli ingredienti giusti sono capaci di fare la differenza. Per dei cannelloni indimenticabili vietati quindi gli spinaci surgelati e la ricotta confezionata così come la besciamella e il ragù pronti.
  • Se si preparano i cannelloni con spinaci meglio non bollirli, ma è preferibile farli appassire in pochissima acqua, in questo modo rimarranno più saporiti
  • Cuocere sempre qualche minuto i cannelloni in questo modo si eviterà un piatto non completamente cotto e una sfoglia fastidiosamente croccante.
  • Dopo averli cotti è buona norma scacquarli sotto l’acqua fredda per fermare la cottura così saranno cotti al punto giusto, perfetti per essere conditi.
  • Se si usano i cannelloni già pronti la sac à poche è lo strumento ideale per riempirli più facilmente ed evitare di rovinarli o di servirli mezzi vuoti.
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RICETTA E CURIOSITÀ SUL BACCALÀ MANTECATO

shutterstock_331633859Il baccalà mantecato è un piatto molto saporito, tipico della cucina veneta. Il nome della ricetta trae però in inganno, non viene infatti preparato con il baccalà, bensì con lo stoccafisso. Ma qual è la differenza tra i due?

La materia prima da cui si parte è sempre la stessa: il merluzzo, che viene però lavorato in modo differente . Il baccalà è conservato sotto sale, lo stoccafisso invece, è essiccato. Due procedure molto diverse e che richiedono due trattamenti per la preparazione dei piatti, piuttosto simili. Entrambi infatti, hanno bisogno di essere tenuti in ammollo, nel primo caso per togliere il sale che sarebbe eccessivo, nel secondo per farlo reidratare e ottenere un piatto morbido.

Lo stoccafisso è un prodotto di origine  norvegese che sembra sia arrivato dalle nostre parti in seguito al rientro in Italia di Pietro Querini, un mercante veneziano del ‘400. Un viaggio avventuroso, perché la nave sulla quale si trovava fu investita da una violenta tempesta e naufragò. L’equipaggio riuscì però a salvarsi e fu ospitato dai pescatori dell’isola di  Roest, nell’arcipelago delle Lofoten dove riuscirono ad approdare. Qui il Querini ebbe modo di scoprire lo stoccafisso e rientrato nel 1432 in Italia, iniziò a commercializzarlo, ottenendo subito grande successo, perché era un tipo di pesce più economico di quello fresco e perché non così deperibile.

Il baccalà mantecato, è un piatto che viene spesso servito come antipasto, accompagnato da crostini di polenta, ma può rappresentare anche un ottimo piatto unico.

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500 g di stoccafisso ammollato

100 g di latte

200 ml di olio

2 spicchi d’aglio

Prezzemolo q.b.

Alloro q.b.

Sale q.b.

Preparazione

Fai bollire lo stoccafisso con acqua e qualche foglia di alloro per circa 20 minuti, al termine lascia raffreddare il pesce nella sua acqua. Scola e togli le lische e la pelle, aggiungi il latte e mescola con energia, unendo a filo l’olio come per preparare una maionese, fino ad ottenere una crema compatta ed omogenea. Aggiusta di sale e pepe e insaporisci con del prezzemolo tritato.

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DANUBIO, UNA PREPARAZIONE CAPACE DI ACCONTENTARE TUTTI I GUSTI

shutterstock_609429734Il Danubio è una preparazione golosissima molto conosciuta in Campania, poco invece nel resto d’Italia. È nata come ricetta dolce, ma esiste anche la versione salata che è assolutamente da provare!

A Napoli viene anche chiamata brioche al pizzico, facendo riferimento al fatto che per prendere la propria porzione occorre pizzicare e staccare la pasta e si trova ripiena di marmellata o crema pasticcera. 

shutterstock_572648914Assomiglia ad una preparazione della tradizione boema chiamata “buchteln”, una brioche composta anch’essa da palline di pasta  dolce, ma farcita con marmellata alle prugne e che solitamente si assapora con il tè.

C’è chi dice che sia stato inventato da Mario Scaturchio, un famoso pasticcere di origini calabresi. Secondo altre ipotesi si ritiene che sia stato inventato dalla zia materna dalle origini austriache del famoso pasticciere che avrebbe il merito solo di averne intuito il possibile successo.  Secondo altri ancora, sarebbe nato quando, in seguito alle nozze tra Ferdinando I e Maria Carolina di Asburgo-Lorena, arrivarono cuochi viennesi alla corte dei Borboni.

La versione salata è altrettanto golosa e spesso viene consumata a Pasqua al posto del Casatiello.

Ricetta del Danubio Salato

Ingredienti

255 g di farina di manitoba

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250 ml di latte

50 ml di olio

2 uova

100g di Imperial speck Rovagnati

100 g di scamorza affumicata

30g di zucchero

1 cucchiaino di sale

4g di lievito di birra secco

Preparazione

Unisci le farine al sale e allo zucchero, aggiungi un uovo e 230 ml di latte, nel quale avrai sciolto il lievito di birra. Mescola tutto e infine unisci l’olio. A questo punto inizia ad impastare e forma una palla. Mettila in una ciotola coperta con della pellicola trasparente e lasciala lievitare per circa due ore in un luogo tiepido. Quando la pasta sarà lievitata stacca dei piccoli pezzi e stendili con il mattarello. Farciscili con lo speck e la scamorza e richiudili formando una pallina. Disponi tutte le palline a raggiera in una tortiera fino a foderarla tutta. Sbatti l’uovo e il latte rimasti e usa questo liquido per spennellare la superficie. Copri il Danubio con la pellicola trasparente e lascialo lievitare nuovamente per circa un’ora. Cuocilo in forno preriscaldato a 180° per circa 30 minuti.

 

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LA PUTIZZA, UN DOLCE ARRIVATO DALLA SLOVENIA

shutterstock_187785785Le tradizioni culinarie della provincia di Trieste si fondono con quelle della vicina Slovenia. In molti piatti della zona si riconoscono influenze slovene. La potica, ad esempio, è un dolce di pasta lievitata farcita con noci, arrotolata e cotta al forno. È un dolce tipico dei giorni di festa la cui ricetta si tramanda tutt’oggi di madre in figlia. Una preparazione importante nella tradizione slovena, tanto che un tempo si riteneva addirittura che tra le qualità principali di una donna da sposare ci fosse proprio quella di saper preparare un’ottima potica.

shutterstock_402131941È un dolce che ha origini molto antiche, le prime testimonianze della sua esistenza risalgono al medio-evo, ma è alla fine del XIX secolo che la ricetta appare nello storico “Manuale di cucina di Katharina Prato” una scrittrice austriaca di libri di cucina.

In Italia viene chiamata putizza e si trova anche ripiena di cioccolato, biscotti secchi o marmellata. Si riconosce il l’influenza slovena anche in un dolce friulano, la gubana, solitamente preparata in occasione delle festività natalizie e che è molto simile alla potica. Secondo una leggenda triestina questo dolce arrivò in Italia nel 1864 in occasione di una festa tenuta dai principi austroungarici Carlotta e Ferdinando Massimiliano d’Asburgo-Lorena presso il Castello di Miramare di Trieste

Ricetta Potica
Ingredienti

1 kg di farina shutterstock_323611619
30 g di lievito di birra fresco
4 tuorli d’uovo
1 uovo intero
450 ml di latte intero tiepido
150 g di burro
1 cucchiaino di sale
100 g di zucchero
600 g di noci
50 g di uvetta
200 g di miele
cannella

Preparazione

Sciogli il lievito in 300 ml di latte e aggiungi due cucchiai di farina e un cucchiaino di zucchero, lascia riposare il composto fino a quando inizierà a fermentare. Aggiungi al composto il resto della farina, il sale, 3 tuorli e 120 g di burro sciolto a bagno Maria. Mescola fino a quando non avrai ottenuto un impasto liscio e fallo lievitare per circa un’ora. Trita le noci e l’uvetta, aggiungi 150 ml di latte, riscalda il miele e uniscilo alle noci insieme a 50 g di zucchero. Aggiungi un uovo intero e mescola con cura. Stendi la pasta e farciscila con il ripieno. Arrotola la putizza e falla lievitare per circa mezz’ora. Al termine della lievitazione spennellala con del tuorlo d’uovo e cuocila in una teglia imburrata a 180° per circa un’ora.

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RICETTA E ORIGINI DELLA PASTA ALLA NORMA

shutterstock_239466382La pasta alla Norma è un classico piatto siciliano e precisamente della provincia di Catania. L’ingrediente principale di questo piatto sono le melanzane presenti in tanti piatti della tradizione italiana, come la Parmigiana, la caponata, oppure utilizzate per preparare delle ottime cotolette o sott’olio.

Un altro ingrediente immancabile in questa pasta è il formaggio, a Catania si usa la ricotta salata ed è questa la ricetta originale, le varianti però sono numerosissime, ad esempio nel messinese si preferisce quella al forno, differenza però che cambia totalmente il gusto finale del piatto. C’è chi, per incontrare i gusti della maggior parte delle persone, usa il parmigiano, il pecorino o la mozzarella. Immancabile però in ogni versione, è il basilico che non necessario per dare un aroma capace di fare la differenza sul risultato finale.

shutterstock_239466367Si dice che a battezzarla così, sia stato Nino Martoglio un noto commediografo catanese che, dopo averla assaggiata esclamò: “Chista è ‘na vera Norma!“ facendo riferimento all’opera teatrale del compositore Vincenzo Bellini, al quale è dedicato il Teatro Massimo di Catania, per descrivere la bontà e la perfezione del piatto.

Si può abbinare alla pasta alla Norma sia un vino bianco come ad esempio un Grillo, per il quale viene utilizzato un vitigno tipicamente siciliano, ma è una ricetta che si abbina bene anche ad un rosso come il Cerasuolo di Vittoria Docg anche questo un vino prodotto nella zona e perfetto per un sugo dal sapore deciso.

Ricetta

400 g di maccheroni

500 g di pelati

2 melanzane

Ricotta salata q.b.

Aglio q.b

Basilico q.b.

Olio q.b.

Sale q.b.

Preparazione

Taglia le melanzane e friggile in abbondante olio fino a farle dorare e ponile su della carta assorbente per eliminare l’olio in eccesso. Prepara il sugo facendo soffriggere l’aglio in un paio di cucchiai di olio e aggiungi i pomodori pelati, infine fai cuocere per circa mezz’ora. Cuoci la pasta in abbondante acqua salata. Quando sarà pronta, falla saltare qualche minuto in  padella con il pomodoro. Componi il piatto aggiungendo qualche fetta di melanzana e abbondante ricotta grattugiata.

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PASTA AL POMODORO, LA SUA STORIA E I CONSIGLI PER CUCINARLA PERFETTA

shutterstock_298896893Uno dei piatti più tipici della tradizione culinaria italiana è la pasta al pomodoro. Semplice e buona, piace ai bambini e anche agli adulti, un piatto veloce da preparare e che riesce sempre a soddisfare il palato.

Gli spaghetti hanno un’origine piuttosto antica, ci sono testimonianze della loro esistenza che risalgono al 1154, quando venne pubblicato il “Libro di Ruggero” nel quale l’autore Al-drisi, il geografo di Ruggero II di Sicilia descrive un paese vicino a Palermo dove si preparava una pasta a forma di piccoli fili arrotondati, piccoli spaghi e proprio da questa somiglianza deriva il nome “spaghetti”.

shutterstock_256042003Inizialmente si usava consumarli conditi con olio e formaggio ed è solo a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo che prende piede l’abitudine di condire la pasta con il pomodoro. È della prima parte del 1700, infatti, un’immagine di un presepe conservato nella Reggia di Caserta nella quale si vedono due contadini che consumano spaghetti colorati di rosso e la prima testimonianza scritta di una ricetta che abbina il pomodoro alla pasta risale, invece, alla metà del XVIII secolo.

Da allora poi la salsa di pomodoro è diventata una base ottima per molte altre ricette tipiche della cucina italiana. Unito alla carne macinata, si ottiene il ragù bolognese, con il guanciale si può assaporare l’amatriciana, con melanzane fritte e ricotta, invece si ottiene una pasta alla norma.

shutterstock_87915796Nonostante si tratti di una preparazione apparentemente semplice, riuscire a trovare il giusto equilibrio della dolcezza del pomodoro, che non ne copra completamente la punta acida, non è così scontato. A volte il sugo può essere un po’ troppo acquoso con un risultato non avvolgente o si può fare l’errore di unirla ad una pasta non al dente. Innanzitutto è importante scegliere la giusta proporzione tra acqua sale e pasta, solitamente si consiglia di utilizzare 1 litro di acqua e 10 g di sale ogni 100 g di pasta. Le qualità di pomodoro ideali sono il Datterino, il Pizzuttello o il San Marzano. Per sfruttare l’amido della pasta e addensare il giusto la preparazione, è consigliabile non scolare completamente la pasta o tenere da parte un po’ di acqua di cottura. Per un risultato finale davvero buono è decisivo l’ultimo passaggio, è d’obbligo infatti finire di cuocere la pasta in padella insieme al sugo, saltandola per un paio di minuti.

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COLOMBA E UOVA DI CIOCCOLATA IN DISPENSA? UN SALAME SPECIALE PER SFRUTTARLE AL MEGLIO!

In questo periodo nelle dispense di casa abbondano gli avanzi di uova di cioccolata e colombe pasquali. Due specialità tipiche della Pasqua, ma che abbondano sulle nostre tavole a tal punto che, a volte, si fatica ad esaurirne le scorte.

shutterstock_260205749La colomba è una preparazione di origini Lombarde e più precisamente milanese. Nasce dall’intuizione di un industriale che aveva la necessità di utilizzare impasto e macchinari usati per preparare i panettoni nel periodo natalizio, anche in altri mesi dell’anno. La forma invece sembra che si riferisca alla tradizione cristiana, secondo la quale questo volatile è simbolo di pace. La ricetta tradizionale prevede dunque in impasto simile a quello del panettone, arricchito da buccia d’arancia candita e ricoperta da una generosa glassatura oltre alle mandorle che donano una piacevole croccantezza.

Le uova di cioccolata invece, sono una tradizione che risale al 1800, quando a Torino divennero un raffinato sostituto dello scambio di uova di gallina che, fino a quel momento, rappresentava la fine del digiuno in Quaresima. Durante questo periodo infatti, la tradizione vuole che le uova di gallina non vengano consumate bensì accumulate, per essere poi utilizzate nelle settimane dopo Pasqua.

Per riciclare questi due dessert tipici della Pasqua, esiste una ricetta davvero golosa: il salame di cioccolata in una versione un po’ speciale perché si utilizza la colomba al posto dei biscotti per un risultato ancora più ricco.

shutterstock_346156301Ricetta                                                       

Ingredienti

200g di cioccolato fondente

150g di burro

200g colomba

2 uova

100g zucchero

50g mandorle

Fondi il burro e il cioccolato a bagnomaria. Mentre si raffredda, monta le uova e lo zucchero e uniscile al cioccolato. Taglia la colomba a dadini, trita le mandorle e uniscile al composto. Lavora bene il composto con un cucchiaio e avvolgi l’impasto con pellicola trasparente creando la forma del salame, infine riponilo in frigo per almeno due ore. Servi il salame di cioccolata  tagliato a fette.

 

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ORECCHIETTE E CIME DI RAPA, UN OTTIMO PIATTO DELLA TRADIZIONE PUGLIESE

shutterstock_299924732Le orecchiette con cime di rapa sono un gustosissimo piatto tipico della cucina pugliese. Si tratta di pasta di semola di grano duro, sale e acqua con una caratteristica forma che ricorda proprio quella di piccole orecchie. Si possono mangiare fresche, appena preparate, ma aspettando un paio di giorni, si seccano un po’ e diventano ancora più buone.

La loro origine non è molto chiara. Ci sono testimonianze che le fanno risalire addirittura ai romani, Marco Terenzio Varrone nel suo De Lingua Latina descriveva, infatti, un tipo di pasta a forma di dischetti e leggermente incavati, una spiegazione che sembra molto simile alle orecchiette che conosciamo noi. Altre testimonianze invece, farebbero risalire l’origine delle orecchiette in epoca medievale con la dinastia degli Angioini che in quel tempo governava su territori italiani, ma anche francesi, dove si produceva una pasta chiamata crosets molto spessa e incavata al centro con una pressione del pollice.

shutterstock_98499356Le orecchiette si adattano ad essere abbinate a sughi dai sapori forti, ma la più tipica unione è con le cime di rapa. Una verdura dal sapore deciso che si può portare in tavola per molti mesi. Ne esistono numerose qualità, alcune più precoci  e che raggiungono la maturazione già a dicembre, altre più tardive grazie alle quali si possono gustare fresche fino ad aprile. Sono ricche di ferro e hanno forti proprietà disintossicanti, sono inoltre, un’importante fonte di acido folico e per questo molto utili per le donne in gravidanza.

La ricetta tradizionale delle Orecchiette alle cime di rapa viene insaporita con qualche filetto di acciuga e peperoncino, ma per una resa perfetta è importante aggiungere una nota croccante, data da una spolverata di pane grattugiato e ripassato in padella.

 

Ricetta Orecchiette alle cime di rapashutterstock_275378687

Ingredienti

Per 4 persone

320 g di orecchiette

1 kg di cime di rapa

1 spicchio d’aglio

2 filetti di acciughe sott’olio

Sale q.b.

Olio q.b.

Preparazione

Cuoci le cime di rapa in abbondante acqua salata, dopo circa cinque minuti aggiungi anche la pasta e fai cuocere altri cinque minuti. Intanto versa in una padella l’olio, l’aglio, le acciughe e il peperoncino e fai soffriggere qualche minuto. Quando la pasta sarà cotta uniscila a questo condimento e lascia insaporire per qualche minuto. In un’altra padella abbrustolisci per qualche minuto il pan grattato con un po’ d’olio e spolveralo sulla pasta.

 

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COUS COUS, UNA SPECIALITÀ ARRIVATA DALL’AFRICA

shutterstock_67651843Il cous cous è un prodotto di origini Africane, in particolare del Nordafrica dove ancora oggi è un piatto consumato con frequenza e ha una forte valenza sociale, viene infatti consumato solo insieme alla famiglia o viene offerto a chi è considerato parte della comunità. È arrivato in Italia durante la dominazione moresca e in Sicilia è diventato un piatto tipico regionale. In suo onore, ogni anno, viene organizzato il famoso Cous Cous Fest una imperdibile manifestazione che si svolge a San Vito lo Capo e durante la quale si può partecipare a golose degustazione, assistere a sfiziose gare e a tanti concerti e spettacoli.

shutterstock_127753052Alla fine dell’Ottocento il cous cous divenne argomento di narrazione letteraria nei resoconti dei viaggi fatti nell’Africa settentrionale dal celebre Edmondo de Amicis. In “Marocco”, un suo scritto del 1876, ricorda il “cous cous” come ‘piatto di principi e di popolo’ e lo definisce ‘la memoria delle identità in un piatto unico’.

È un preparato a base di granelli di semola e cotti al vapore. Nei nostri supermercati solitamente si trova già precotto, comodissimo per preparare un pranzo o una cena improvvisati. Quello originale invece solitamente viene cotto al vapore utilizzando una speciale pentola detta couscoussiera. Viene solitamente condito con verdure, carne o pesce.

Ultimamente si trovano facilmente in commercio cous cous anche di altri cereali, come il mais, il riso, il miglio, la quinoa  o il sorgo, utili versioni gluten free per i soggetti intolleranti al glutine. Possono essere una base perfetta da abbinare ai più vari ingredienti, liberando la propria fantasia in cucina, e preparando ricette davvero golose. Il Cous Cous Primaverile con Pollo Arrosto Snello, ad esempio, è semplice e veloce, un piatto perfetto da preparare per un pic nic al parco o da portarsi in ufficio per la pausa pranzo.

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CONSIGLI PER IL RISOTTO PERFETTO

shutterstock_490796332Il risotto è un piatto tipico della cucina del Nord Italia. È molto versatile, si adatta infatti a preparazioni più semplici e povere ma anche ad altre più delicate e preziose, poiché si può cucinare abbinato a moltissimi ingredienti.

Non è difficile preparare un buon risotto, serve soprattutto un po’ di cura e attenzione ed è importante partire da ottime materie prime.

Esistono però un po’ di trucchi che possono aiutare ad ottenere un perfetto risultato finale.

  • Scegliere la giusta qualità di riso, solitamente Carnaroli o Vialone Nano.
  • Scegliere il giusto tegame. L’ideale sarebbe quello di rame, il meno adatto invece è l’antiaderente. In ogni caso meglio scegliere una pentola con bordi alti che contenga comodamente il riso.
  • Non lavare il riso prima della cottura, perderebbe parte delle sue sostanze, il rischio è che poi si sfaldi e che non risulti cremoso al punto giusto.
  • Il soffritto deve essere tagliato sottile per non rischiare di trovare a fine cottura pezzi troppo grossi di cipolla o scalogno che potrebbero risultare fastidiosi perché dal sapore troppo forte.
  • shutterstock_184366007Tostare sempre il riso, circa 30 secondi a fuoco vivace, facendo attenzione che non si bruci. Questa pratica permette di caramellare l’amido, così i chicchi terranno meglio la cottura. Molti Chef consigliano di tostarlo a secco senza ne’ olio ne’ burro.
  • Meglio mescolare il riso con una frusta invece che con il cucchiaio di legno. In questo modo l’amido del riso tenderà a montarsi e si otterrà un risotto ancora più cremoso.
  • È preferibile aggiungere il brodo poco alla volta e non sommergere il riso e gli altri ingredienti con troppo liquido.
  • Il brodo deve essere sempre molto caldo per non compromettere la cottura del riso.
  • La mantecatura è un momento molto importante. Si può utilizzare burro e formaggio grattugiato e mescolare energicamente, ma assolutamente a fuoco spento. Questo passaggio finale renderà il risotto ancora più cremoso.
  • Il risotto perfetto è ‘all’onda’ cioè morbido e cremoso. Attenzione dunque quando dosate il brodo se ne aggiungete troppo verrà una specie di minestra o, per farlo asciugare, rischierete di scuocerlo.
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LE PASTRIDDHE, UN OTTIMO INGREDIENTE PER PREPARARE SQUISITE MINESTRE INVERNALI

shutterstock_342849302Se in Puglia vi offrono delle pastriddhe, state per assaggiare delle castagne secche o un piatto preparato con questo ingrediente. Le castagne sono un frutto disponibile in natura in autunno, ma grazie all’essiccazione, si possono gustare e utilizzare tutto l’anno per le nostre ricette.

Oggi non fanno più parte della nostra alimentazione quotidiana e si trovano principalmente sulle bancarelle alle feste di paese, ma un tempo costituivano l’alimento principale per affrontare il lungo e freddo inverno. Venivano vendute a prezzo modico nelle botteghe e utilizzate per preparare ottime zuppe calde, nutrienti ed economiche. Le preparazioni tipiche di questa zona, a base di pastriddhe, le vedono accompagnate da fagioli o cotte nel pomodoro e insaporite con formaggio, c’è anche chi ama sgranocchiarle come si fa con tutta la frutta secca e, se ridotte in farina, possono anche diventare un ingrediente per preparare un pane molto saporito consumato più spesso però, nella vicina Calabria.

Ricetta Minestra di Pastriddhe

shutterstock_500072893Ingredienti

500 g di castagne secche

500 ml di acqua

1/2 cipolla

1 scalogno

1 carota

1 gambo di sedano

100 g di prosciutto crudo Snello

Pane casereccio q.b.

Olio q.b.

Sale q.b.

Preparazione

Lascia in ammollo le castagne secche per una notte. Trita la cipolla, lo scalogno, la carota e il sedano e fai soffriggere in una pentola. Quando il soffritto sarà imbiondito aggiungi le castagne e l’acqua, aggiusta di sale cuoci a fuoco lento fino a quando le castagna non saranno cotte. Frulla il tutto con il mixer ad immersione. Taglia il prosciutto a listarelle e rosolale in una padella ben calda. Quando il prosciutto è pronto, adagiale sulla zuppa già impiattata. Per preparare i crostini taglia il pane a cubetti, irroralo con un po’ di olio e fatelo abbrustolire qualche minuto, utilizzando il grill del forno.

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UN DOLCE DAI MILLE NOMI E INFINITE RICETTE, LA TORTA PAESANA

shutterstock_485644459La torta paesana è un dolce tipico della Lombardia e in particolare della Brianza, la zona compresa tra Milano e il lago di Como. Uno degli ingredienti fondamentali per questa golosa preparazione è il pane vecchio. È un dolce di origine contadina, risale a tempi in cui le nonne, per non buttare via niente, inventavano ricette buonissime con ingredienti semplici , preparazioni che si ritagliano velocemente un importante ruolo tra i piatti della tradizione.

Non esiste un’unica ricetta paesana, bensì tante diverse versioni perché ogni famiglia ha tramandato di generazione in generazione la propria personalizzazione. La base è comune: il pane raffermo che viene bagnato nel latte. Un dolce con tanti nomi quante ricette, viene spesso chiamato anche “michelacc” un termine dialettale che sta per ‘michetta’, il tradizionale pane meneghino, e latte. Ma anche torta di pane, torta nera o papina. Ai due ingredienti di base vengono poi aggiunti cacao, biscotti, amaretti, uva sultanina, pinoli in quantità variabile. Per un risultato perfetto, la torta deve rimanere molto umida, diversamente non si può considerare riuscita.

Per trovare il giusto equilibrio tra gli ingredienti, quello preferito secondo il proprio palato, è necessario prepararla spesso e vedrete, una volta a tavola durerà pochissimo, una fetta tira l’altra!

Ricetta Torta Paesana

shutterstock_475760827Ingredienti

1 litro di latte

300 g di pane raffermo

300 g di biscotti

120 g di uvetta

100 g di pinoli

100 g di zucchero

100 g di cacao amaro

2 uova

Preparazione

Lascia l’uvetta in ammollo in acqua fredda, intanto scalda il latte e aggiungi il pane facendo in modo che assorba tutto il liquido. Sbriciola i biscotti in una ciotola, strizza e aggiungi l’uvetta, tieni da parte un cucchiaio di pinoli, che ti servirà per la decorazione, e unisci la parte restante. Versa anche il pane ammollato e mescola con anche le due uova e il cacao. Copri la teglia con della carta forno, versa il composto e ricoprilo con i pinoli avanzati. Cuoci in forno a 180° per circa un’ora, per essere sicuri che sia pronta, infila uno stuzzicadenti al centro della torta, se esce pulito puoi sfornare.

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CONSIGLI E RICETTE PER PREPARARE L’ ARROSTO DELLA DOMENICA!

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Il tipico piatto della domenica è indubbiamente l’arrosto con le patate. Una preparazione non troppo difficile, ma che richiede cura ed attenzione. Si definisce arrosto la carne cotta, al forno o in padella, senza liquido, ma sarebbe meglio dire con pochissimo liquido. la tradizione prevede arrosti di manzo, maiale, tacchino e vitello. In alcuni casi si cucina un pezzo unico di carne in altri casi si tratta di una fetta ripiena di vari ingredienti e arrotolata su sé stessa.

Per ottenere un arrosto perfetto è necessario seguire poche ma importati regole:

  • Scegli con cura il taglio di carne più adatto per il tuo arrosto. I più utilizzati sono lo scamone, la noce (di vitello o di manzo), la sotto fesa, il carrè.
  • Togli dal frigorifero l’arrosto almeno un’ora prima della cottura.
  • Sfuma la carne con il vino o con del brodo, operazione indispensabile se si vuole ottenere un arrosto morbido. Serve inoltre per aromatizzarlo e per permettere una cottura prolungata, quando il taglio lo richiede.
  • shutterstock_432420700In una prima fase della cottura scegli l’alta temperatura per rosolare e in seguito passa ad una temperatura più bassa e costante per cuocere bene la parte interna della carne.
  • Non versare mai troppo liquido in una sola volta perché in questo modo rischieresti di bollire la carne e perdere così la caratteristica crosticina degli arrosti.
  • Per evitare che diventi stopposo, non pungerlo con la forchetta durante la cottura, è meglio utilizzare due cucchiai di legno. In questo modo la carne non perderà i suoi succhi e manterrà la sua morbidezza.
  • Se hai scelto un taglio particolarmente magro puoi avvolgerlo nella pancetta, prosciutto o lardo per assicurarti un risultato morbido e molto saporito.
  • Un altro trucco per ottenere un arrosto saporito e morbido è la lardatura, pratica cioè dei piccoli tagli nei quali inserire della pancetta tritata.
  • La legatura dell’arrosto è importante per ottenere un risultato finale più compatto e quindi delle fette più regolari.
  • A cottura ultimata fai riposare l’arrosto per 15/20 minuti, in questo modo al momento del taglio la carne non perderà i suoi preziosi succhi.
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BOMBETTE PUGLIESI, OTTIME E FACILI DA PREPARARE

shutterstock_345536825In questi anni il cibo di strada sta vivendo un periodo di grande popolarità. Sono sempre più numerosi i festival dove andare ad assaggiare delle ottime specialità da gustare in piedi, ma crescono anche i locali che propongono in menu proprio questo genere di preparazioni. La FAO descrive il cibo di strada come un insieme di alimenti e bevande pronti per il consumo in strada o luoghi pubblici in genere, preparato e venduto spesso da ambulanti su furgoni, carretti o banchetti.

shutterstock_467056976La Puglia è una regione dalla tradizione culinaria davvero golosa e tra le proposte più sfiziose della sua cucina ci sono le bombette, una preparazione che si trova facilmente in versione street food, dunque pronte per essere mangiate, ma che si possono trovare molto facilmente dal macellaio da acquistare e cuocere a casa. Sono diffuse in tutto il territorio delle Valle d’Itria e la provincia di Taranto.

Si tratta di involtini di carne, solitamente capocollo, farcite di formaggio e aromi e cotte sulla brace, sono quindi perfette da preparare in primavera per una grigliata, ma sono ottime anche cotte al forno o in padella. Esistono poi infinite varianti, c’è chi le propone ricoperte da fantasiose panature, in alcuni casi invece vengono avvolti dalla pancetta o farciti con prosciutto cotto. Alcune versioni non prevedono il ripieno altre invece sono piccanti.

Si chiamano bombette perché sono piccole, compatte e perché in bocca, all’assaggio, si scatena una vera e propria esplosione di sapore. Sono perfette per un aperitivo o un antipasto accompagnate da un buon vino rosso.

shutterstock_429382138Ricetta delle Bombette Pugliesi

Ingredienti

16 fette sottili di capocollo di maiale

16 fette di caciocavallo

16 fette di Pancetta

Sale q.b.

Pepe q.b.

Prezzemolo q.b

Preparazione

Insaporisci le fettine di carne con sale e pepe e adagia una fettina di caciocavallo, infine avvolgi stretta la bombetta e ricoprila con una fetta di pancetta. Infila gli involtini in uno spiedino e cuocili per qualche minuto sulla griglia (se preferisci in forno oppure in padella). A cottura ultimata aggiungi un po’ di prezzemolo tritato.

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BAGNA CAUDA, UNA PREPARAZIONE DELLA TRADIZIONE PIEMONTESE DA GUSTARE IN COMPAGNIA

Non si tratta di un vero e proprio piatto, è un intingolo davvero speciale capace di portare in tavola non solo tanto sapore, ma soprattutto tanta allegria e voglia di stare insieme, ma è anche un rito conviviale che prevede la condivisione del cibo. Stiamo parlando della bagna cauda, una preparazione tipica della tradizione piemontese a base di olio aglio e acciughe e che viene servita in un recipiente di coccio, detto fojot posto al centro del tavolo dentro al quale tutti i commensali possono immergere verdure oppure polenta fritta o arrostita.

shutterstock_368688587Molto spesso viene utilizzato come condimento per il pinzimonio, quindi con verdure crude, ma viene anche servita per insaporire verdure cotte o patate. La bagna cauda viene sempre servita calda, per questa ragione i tipici contenitori all’interno dei quali viene portata in tavola, prevedono lo spazio per un fornellino che riesca a mantenere la giusta temperatura della salsa. 

Per essere precisi, la bagna cauda è originaria della zona di Asti e veniva preparata durante il periodo della vendemmia per ricompensare proprio i vendemmiatori al termine della giornata di lavoro.

shutterstock_225618052È molto simile alla anchoiade, una salsa provenzale servita con crostini di pane e verdure dalla quale, secondo alcuni, avrebbe avuto origine la nostrana bagna cauda. Durante il Medioevo infatti, i mercanti di Asti viaggiavano verso la Francia per rifornirsi di sale e acciughe, scoprirono in Provenza questa squisita preparazione e portarono la ricetta in Italia e precisamente nel basso Piemonte.

L’accademia Italiana della cucina, fondata nel 1953 da Orio Vergani e riconosciuta dal 2003 come “Istituzione Culturale” della Repubblica Italiana ha certificato la ‘vera’ ricetta della bagna cauda. Qui potete trovare i consigli per prepararla al meglio.

Se volete gustare il rito antico della Bagna cauda in compagnia, non perdete la quarta edizione del Bagna Cauda Day che si terrà il 25-26-27 novembre 2016. Qui potete trovare i dettagli della serata e i locali che partecipano all’evento. È importante effettuare la prenotazione.

Ricetta

Per 4 persone

4 teste d’aglio

2 bicchieri di vino rosso

2 bicchieri di olio extra vergine d’oliva

200 g di acciughe rosse di Spagna.

Preparazione

Pulisci, togli l’anima interna e taglia gli spicchi d’aglio a listarelle sottili. Dissala le acciughe con l’acqua aprile a metà e togli la lisca. Lava le acciughe anche immergendole nel vino rosso e asciugale con un panno. Metti l’aglio e l’olio in una pentola e fai cuocere a fuoco molto basso. Dopo qualche minuto unisci le acciughe e fai cuocere per circa mezz’ora, al termine servila calda nel tradizionale fujot.

 

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RICETTA E CONSIGLI PER UN OSSOBUCO STREPITOSO

shutterstock_89061751L’ossobuco, spesso servito con risotto allo zafferano, è un piatto tipicamente lombardo. Decisamente sostanzioso, è un piatto unico che solitamente viene servito durante i pranzi domenicali in famiglia.

Si prepara con un taglio di carne bovina alto circa 3-4 centimetri. Al centro della carne c’è l’osso nel cui buco si trova il midollo, ingrediente importante per la preparazione del risotto che, come dicevamo, accompagna la carne. Sono da preferire gli ossobuchi posteriori perché meno nervosi e dalla carne più tenera.

shutterstock_373891996Per essere sicuri di ottenere una preparazione impeccabile, si consiglia di battere la carne con il pestacarne e  di praticare dei piccoli tagli sui lati per evitare che in cottura si arricci e si cuocia quindi in modo poco uniforme.

La preparazione tipica è in umido e senza pomodoro, pianta che, dopo l’arrivo dalle Americhe, ha conquistato subito il sud Italia ed è invece stata a lungo ignorata dalla cucina meneghina.

Al termine della cottura, per un ossobuco con i fiocchi, è importante insaporire la preparazione con la ‘gremolada’, uno squisito trito di aglio, prezzemolo e limone da utilizzare proprio a fine cottura. Il risultato è un piatto unico davvero strepitoso.

Ricetta per 2 persone

Ingredienti

2 ossobuchi da 250 g l’uno

1 noce di burro

Farina q.b.

1 ciuffo di rosmarino

1 bicchiere di vino bianco

Buccia grattugiata di mezzo limone

Brodo q.b.

Olio q.b.

Sale q.b.

Pepe q.b.

Preparazione

Pratica dei piccoli tagli sui lati della carne, infarinala e mettila in una pentola con olio e burro per farli rosolare. Aggiungi il vino e fai evaporare. Aggiungi un paio di cucchiai di brodo e fai cuocere a fuoco basso controllando che non si asciughi eccessivamente ed, eventualmente, aggiungi ancora brodo. Intanto prepara la gremolada tritando finemente l’aglio, la buccia di limone e il prezzemolo e versa l’intingolo nella pentola pochi minuti prima di servire il piatto.

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RICETTA E ORIGINI DEL PAN DE MEJ, UN DOLCE PERFETTO PER OGNISSANTI

pan-de-mejIl pan de Mej è un biscotto morbido tipicamente lombardo e che in origine veniva preparato in occasione della festa di San Giorgio il 23 aprile.

Sono ben due le leggende che legano questo dolce prelibato con il Santo, che fu un cavaliere famoso nella religione cristiana per aver ucciso un drago e salvato una fanciulla. Secondo la prima il pan de Mej fu offerto ai soldati di Luchino Visconti proprio il 23 aprile del 1339, per festeggiare la vittoria della battaglia che rese i milanesi liberi dai continui soprusi del brigante Vione Squilletti.

La seconda leggenda risale invece al XIX secolo ed è legata al fatto che San Giorgio è il protettore dei lattai. Si dice che il 23 aprile si firmasse l’estensione del contratto del latte tra mandriani e lattai e si usasse celebrare questa ricorrenza offrendo alla popolazione una tazza di panna e del Pan de Mej come buon auspicio per l’anno successivo.

Il nome deriva dalla farina di miglio che in origine era tra gli ingredienti di questo biscotto, ma che con il tempo è stata sostituita dalla farina di mais, cereale coltivato in abbondanza in Lombardia. È cambiato, con il tempo, anche il periodo durante il quale è usanza consumarlo, ora infatti si usa gustarlo per la festa di Ognissanti, non è cambiata però l’indiscutibile bontà del Pan de Mej capace di far tornare il buon umore al primo morso!

Ricetta

Ingredienti

400 g di farina di mais fioretto

100 g di amido di mais

150 g di zucchero

3 uova

1 baccello di vaniglia

150 g di burro

15 g di lievito di birra fresco

Latte q.b.

Zucchero a velo q.b.

Sale fino q.b

pan-de-mej2Preparazione

Mescola la farina e l’amido di mais e setacciale per evitare grumi. Aggiungi un pizzico di sale, la vaniglia e le uova. Monta il burro e lo zucchero e unisci i due composti. Sciogli il lievito di birra in poco latte, aggiungilo all’impasto e lascia lievitare per un’ora circa. Prepara i biscotti, mettili nella teglia o nella placca da forno e fai lievitare ancora per un’altra ora. Prima di infornarli, spolverizzali con lo zucchero a velo, cuocili a 190 g per 20 minuti circa aggiungi altro zucchero a velo quando si saranno raffreddati.

 

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UNA ZUPPA DI PESCE PER PREPARARSI ALL’AUTUNNO

shutterstock_59867959Ora che le temperature stanno cominciando a calare, la sera si iniziano a desiderare piatti più caldi e torna la voglia di mettersi ai fornelli.

La nostalgia dell’estate e dei golosi piatti con i profumi e i sapori dei luoghi vacanzieri a tratti si fa ancora sentire. Un piatto capace di soddisfare tutti questi desideri è il cacciucco una ricetta tipica della tradizione toscana e precisamente di Livorno e di tutta la Versilia.

È una zuppa di pesce composta da una grande varietà di pesci, crostacei e molluschi.

Ci sono diverse ipotesi sulle origini di questo piatto. Una leggenda vuole che sia nato in seguito ai doni di pescatori alla vedova di un compagno perso in mare. Ognuno avrebbe portato un pesce e la donna avrebbe cucinato tutte le offerte degli amici per preparare il pranzo ai figli affamati. Sempre secondo la leggenda, i vicini di casa sentirono l’invitante profumino e chiesero alla madre cosa avesse cucinato di speciale e lei rispose: ‘Un cacciucco’’ volendo intendere una mescolanza di ingredienti e dando così vita ad uno squisito piatto.

Secondo i linguisti il nome però, deriva dal turco küçük che significa ‘piccoli pezzi’ in riferimento alle piccole dimensioni dei pesci cucinati nella zuppa.

Nonostante si tratti di una ricetta ittica, e i somelier solitamente consiglino di accompagnare il pesce con del vino bianco, il Cacciucco alla livornese è da abbinare sempre ad un vino rosso ad esempio con un Chianti giovane.

shutterstock_410923681IL CACCIUCCO

La ricetta di Pellegrino Artusi tratta dal celebre libro: “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”

Per grammi 700 di pesce, trinciate fine mezza cipolla e mettetela a soffriggere con olio, prezzemolo e due spicchi d’aglio intero. Appena che la cipolla avrà preso colore, aggiungete grammi 300 di pomodori a pezzi, o conserva, e condite con sale e pepe. Cotti che siano i pomodori, versate sui medesimi un dito d’aceto se è forte, e due se è debole, diluito in un buon bicchier d’acqua. Lasciate bollire ancora per qualche minuto, poi gettate via l’aglio e passate il resto spremendo bene.

Rimettete al fuoco il succo passato, insieme col pesce che avrete in pronto, come sarebbero, parlando dei più comuni, sogliole, triglie, pesce cappone, palombo, ghiozzi, canocchie, che in Toscana chiamassi cicale, ed altre varietà della stagione, lasciando interi i pesci piccoli e tagliando a pezzi i grossi.

Assaggiate se sta bene il condimento; ma in ogni caso non sarà male aggiungere un po’ d’olio tenendosi piuttosto scarsi nel soffritto.

Giunto il pesce a cottura e fatto il cacciucco, si usa portarlo in tavola in due vassoi separati; in uno il pesce asciutto, nell’altro tante fette di pane, grosse un dito, quante ne può intingere il succo che resta, ma prima asciugatele al fuoco senza arrostirle.

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MANDORLE, UN’ECCELLENZA ITALIANA DA UTILIZZARE IN RICETTE DOLCI E SALATE

shutterstock_252012256La frutta secca è un alimento che non dovrebbe mai mancare dalla nostra tavola perché ottima, ricca di proprietà utili alla nostra salute, utile in tante ricette e facile da reperire tutto l’anno.

Le mandorle sono un’indiscussa eccellenza italiana. Sono molto famose quelle di Avola e vengono coltivate nella parte sud-orientale della Sicilia. Rappresentano un’ottima fonte di grassi ‘buoni’ utili per aiutare l’apparato cardiocircolatorio. Sono inoltre utili per fare il pieno vitamine e soprattutto di magnesio, elemento molto importante perché aiuta a superare periodi di particolare stress, chi soffre di crampi muscolare e aiuta ad alleviare l’insonnia. Consumare mandorle darà sollievo anche a chi soffre di stitichezza, perché molto ricche di fibre.

La tostatura delle mandorle ne esalta il sapore ed è semplice da fare a casa. Per ottenere delle ottime mandorle è sufficiente farle tostare in una padella antiaderente oppure in forno a 180° per circa 5 minuti.

Le mandorle vengono spesso utilizzate in cucina per donare una nota croccante ai piatti, fanno parte degli ingredienti per la preparazione di ottimi pesti alternativi a quello più classico con basilico e pinoli, inoltre vengono ampiamente utilizzate in pasticceria. In Sicilia poi vengono utilizzate in tante preparazioni della tradizione, i biscotti con pasta di mandorle ad esempio, il bellissimo e buonissimo marzapane, la granita e anche il latte di mandorla che si può gustare freddo come bibita rinfrescante oppure utilizzarlo come sostituto del latte vaccino per chi ha intolleranze.

Con il latte di mandorla si può preparare un’ottima besciamella vegetale sostituendo il burro con l’olio, si può utilizzare anche per la preparazione di torte e biscotti. Chi ama il caffè freddo e il particolare gusto delle mandorle, troverà imperdibile anche il caffè alla leccese che viene appunto macchiato con questo particolare latte e raffreddato dai cubetti di ghiaccio.

Ricetta biscotti di pasta di mandorleshutterstock_104895791

Ingredienti

300 g farina di mandorle

250 di zucchero

2 albumi

Aroma di mandorla q.b.

Mandole q.b.

Ciliegie candite q.b.

Sale q.b.

Preparazione

Unisci la farina di mandorle e lo zucchero, e posiziona al centro gli albumi, lo zucchero, qualche goccia di aroma di mandorle e un pizzico di sale. Mescola tutti gli ingredienti fino ad ottenere una pasta liscia. Inserisci l’impasto in una sac à poche e prepara i biscotti. Decorali con le ciliegie candite e le mandorle e infornale a 180° per 10 minuti circa. Servi i biscotti quando si saranno raffreddati completamente. 

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LA SENAPE, UNA SALSA INTERNAZIONALE

La tradizione italiana la usa principalmente per abbinarla ad arrosti, nel resto del mondo è utilizzata per preparare inconfondibili sandwich e  ottimi hot dog. Parliamo della senape, una salsa presente nella cucina un po’ di tutto il mondo.

shutterstock_300318590Si ottiene con la farina dei semi di una pianta che fa parte della famiglia delle brassicacee o crocifere. Ci sono testimonianze della presenza della senape in Europa fin dai tempi dei Greci.

La Francia ha una lunga tradizione legata a questa salsa. Risale al 1500, la prima corporazione di produttori a Orléans, ma è Digione ad essere diventata particolarmente famosa per la sua senape e dove vengono prodotte tutt’oggi salse di diverse varietà di senape.

In Inghilterra invece viene prodotta una senape dal sapore più forte a causa dell’aggiunta tra gli ingredienti del pepe di Cayenna e della curcuma. Anche la cucina giapponese e prevede l’utilizzo di una salsa a base di semi di senape che viene chiamata karashi e che accompagna, donando una forte piccantezza, zuppe, snack e altre pietanze tipicamente consumate in questo paese.

In Germania e in Austria non può mancare come accompagnamento dei tradizionali e numerosissimi wurstel e salsicce che caratterizzano le cucine di questi due paesi.

In Inghilterra e Francia la senape viene chiamata mustard e moutard, da non confondere con l’italianissima mostarda che con la salsa di senape condivide solo l’essenza dei semi di senape tra gli ingredienti.

Chi ama preparare in casa le salse può facilmente cimentarsi anche nella produzione di una senape casalinga, con la quale preparare questi ottimi Grissini di Prosciutto Crudo Snello con senape e pasta fillo. Il procedimento è davvero facile, e la soddisfazione nell’assaggiare il tipico sapore piccante di questa particolare salsa in versione homemade, sarà grandissima!

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Ingredienti

80 g semi di senape gialla

30 g semi di senape nera

80 g di acqua

80 g di aceto

10 cl di olio di semi di girasole

30 g di zucchero di canna

Sale q.b.

Preparazione

Fai riposare i semi di senape in una miscela di acqua e aceto per una notte. Il giorno dopo frulla i semi con lo zucchero e l’olio e aggiusta di sale.

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TRADIZIONI ESTIVE, LA SALSA DI POMODORO

shutterstock_316337549Questo è il tipico periodo dell’anno durante il quale si prepara la salsa di pomodoro per riempire le dispense, in vista del lungo inverno. Una tradizione che unisce, da generazioni, le famiglie italiane.

Chi ha la fortuna di avere un proprio orto, magari anche piccolo, sa quanto le piante possano essere fruttifere e che gli ortaggi maturano tutti contemporaneamente. Per questo, oltre a farsi grandi scorpacciate di pomodori, e dopo aver regalato numerosi cesti ad amici e parenti, è necessario trovare qualche soluzione per evitare gli sprechi.

shutterstock_101476447Una soluzione ottima è proprio la preparazione della salsa di pomodoro per racchiudere tutto il sapore del pomodoro e goderne durante i mesi freddi. Chi non ha la fortuna di possedere un piccolo pezzo di terra, rispetta questa tradizione acquistando grandi quantità di pomodori, che è importante siano di ottima qualità, per avere la sicurezza di un risultato di finale davvero speciale.

Tradizionalmente, i diversi componenti della famiglia si dividono i compiti, seduti attorno al tavolo e lavorano con impegno durante le lunghe e calde giornate estive. Un vero rito casalingo durante il quale le diverse generazioni si ritrovano a collaborare con ruoli ben definiti.

La salsa di pomodoro

shutterstock_162445304La preparazione è piuttosto semplice, si devono lavare i pomodori con cura, magari utilizzando anche qualche cucchiaio di bicarbonato. Farli bollire fino a quando la buccia non inizierà a raggrinzirsi. A questo punto bisogna passarli al passaverdure. È importante utilizzare barattoli a chiusura ermetica ben puliti ed asciutti per ottenere un’ottima conservazione. Per sterilizzare i barattoli bisogna farli bollire in un pentolone pieno d’acqua per almeno 30 minuti poi si lasciano raffreddare fino a quando si riescono di nuovo a maneggiare. A questo punto si versa la salsa nei barattoli senza riempirli troppo e si mettono i vasetti capovolti in una pentola piena d’acqua, facendoli bollire altri 30 minuti si creerà il sottovuoto. Quest’ultimo è un passaggio fondamentale per garantire la lunga conservazione della salsa. Al termine si dovranno riporre in un luogo fresco e asciutto e porteranno un po’ sapori estivi nel vostro inverno.

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LA NOCCIOLA PIÙ BUONA ARRIVA DAL PIEMONTE

 

shutterstock_424176997Il Piemonte, e in particolare Le Langhe, può essere considerata la patria della nocciola italiana, produce circa 150.000 quintali di nocciole, cioè circa il 9% della produzione italiana. Qui viene coltivata una qualità che si è guadagnata la denominazione I.G.P. ed è particolarmente apprezzata dall’industria pasticceria, la Tonda Gentile Trilobata. È caratterizzata dalla forma tonda, un gusto eccellente che viene esaltato dalla tostatura, è facile da pelare e si conserva a lungo.

shutterstock_110110394E’ la provincia di Cuneo la zona in cui viene maggiormente coltivata. Ben 7000 ettari sono infatti dedicati a questa coltura riuscendo a coprire ben l’85% dell’intera produzione piemontese. Prima della seconda metà dell’800, in questa zona veniva preferita la coltivazione della vite, nonostante fosse una pianta poco adatta a queste terre. Il nocciolo si è dimostrato più adatto e durante il ‘900 si è registrato un aumento della produzione con relativa fortuna di questo tipo di coltura, grazie all’aumentata richiesta da parte dell’industria dolciaria che ha intuito subito le potenzialità della Tonda Gentile.

shutterstock_446733019Come tutta la frutta secca è molto calorica, apporta infatti circa 700 Kcal per 100g di prodotto, ma è anche un’ottima alleata della salute. Per il 40% è formata da grassi monoinsaturi e in particolare da acido oleico, elemento molto importante per combattere il colesterolo cosiddetto “cattivo” e in grado di alzare i livelli di quello “buono”. Rappresenta inoltre un’ottima fonte anche di potassio e fosforo.

Una torta tipica della zona di provenienza delle nocciole della Tonda Gentile è la Torta alle nocciole, deliziosa e semplice, dalle origini contadine, preparata tradizionalmente durante il periodo natalizio, per sfruttare gli avanzi del raccolto.

 

Torta di nocciole

250 g di nocciole

2 uova intere + 2 albumi

300 g zucchero di canna

150 g di farina

200 g di burro

1 bustina di lievito

1 pizzico di sale

Preparazione

Preriscalda il forno a 180°. Monta a neve gli albumi con 50 g di zucchero. Trita le nocciole, unisci la farina, lo zucchero  i tuorli, il burro fuso e il sale. Aggiungi gli albumi montanti e amalgama il tutto con delicatezza. Versa il composto in una teglia unta e infarinata e cuoci per circa 30 minuti.

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I CULURGIONES: DALLA SARDEGNA A BRUXELLES

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anteprima culurgionesSono sicuramente il piatto più caratteristico della cucina tradizionale dell’Ogliastra, in Sardegna, i “culurgiones”, ravioli ripieni di patate, pecorino e menta, dalla forma a mezzaluna, modellati e chiusi a mano con maestria e grande precisione. Continua a leggere

Risotto allo zafferano

IL RISOTTO DI GIUSEPPE VERDI

Risotto allo zafferano

Giuseppe Verdi non è stato solo un grande musicista ma anche un raffinato gastronomo. Così lo descriveva il commediografo e librettista Giuseppe Giacosa nel 1889, suo intimo amico: “Il Verdi non è goloso, ma raffinato; la sua tavola è veramente amichevole, cioè magnifica e sapiente: la cucina di Sant’Agata (la tenuta di Villanova sull’Arda, oggi villa Verdi, la casa più amata, ndr) meriterebbe l’onore delle scene, tanto è pittoresca nella sua grandezza e varia nel suo aspetto di officina d’alta alchimia pantagruelica. Il Verdi non è gran mangiatore, né di difficile contentatura”.

Amava procurarsi personalmente gli alimenti, girando per le tenute attorno a caricature verdi con grembiuleSant’Agata, e si metteva sovente ai fornelli, tanto che c’è una caricatura di Melchiorre Delfico che ritrae il Maestro a Napoli con un grembiule da cucina che tiene in mano una casseruola fumante, non si è mai saputo se contenente maccheroni o il “suo” risotto allo zafferano. Eh si, perché, per il compositore della Traviata, nelle grandi occasioni un buon risotto non poteva mancare tanto che nel settembre 1896 la moglie Giuseppina Strepponi fu “costretta” a trasmettere la ricetta del risotto “alla Verdi” niente di meno che all’impresario dell’Opèra di Parigi Camille Du Locle, raccomandando attenzione alla giusta dose di Parmigiano reggiano, “tre buone manate”,  che il Maestro considerava l’ingrediente che dava il tocco in più al risotto.

Mettete in una casseruola – scriveva Giuseppina Strepponi – due once di burro fresco; due once di midollo di bue, o vitello, con un poco di cipolla tagliata. Quando questa abbia preso il rosso mettete nella casseruola sedici once di riso di Piemonte: fate passare a fuoco ardente (rossoler) mischiando spesso con un cucchiaio di legno finché il riso sia abbrustolito ed abbia preso un bel color d’oro. Prendete del brodo bollente, fatto con buona carne e mettetene due o tre mescoli (deux ou trois grandes cuilleres à soupe) nel riso. Quando il fuoco l’avrà a poco a poco asciugato, rimettete poco brodo e sempre fino a perfetta cottura del riso. Avvertite però, che a metà della cottura del riso (ciò sarà dopo un quarto d’ora che il riso sarà nella casseruola) bisognerà mettervi un mezzo bicchiere di vino bianco, naturale e dolce: mettete anche, una dopo l’altra, tre buone manate di formaggio parmigiano grattato rapè. Quando il riso sia quasi completamente cotto, prendete una presa di zafferano che farete sciogliere in un cucchiaio di brodo, gettatelo nel risotto, mischiatelo, e ritiratelo dal fuoco, versatelo nella zuppiera. Avendo dei tartufi, tagliateli ben fini e spargeteli sul risotto a guisa di formaggio. Altrimenti mettetevi formaggio solo. Coprite e servite subito”.