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Pizza Margheriita

CONSIGLI PER PREPARARE UN’OTTIMA PIZZA ANCHE A CASA

Pizza Margheriita

 

Amata da tutti, grandi e piccoli, famosa in tutto il mondo e divenuta anche patrimonio dell’UnescoLa pizza è un piatto completo e goloso da gustare nelle pizzerie più buone, ma non così facile da preparare a casa. Innanzitutto il forno al legna fa sempre la differenza  se si vuole ottenere una cottura davvero perfetta e un sapore inconfondibile. Questa quasi inevitabile differenza  rende più difficile la preparazione casalinga, ma seguendo i giusti accorgimenti è possibile riuscire a cucinare delle pizze speciali anche a casa.  

 

 

 

  • Attenzione all’acqua che si utilizza. L’ideale è un’acqua mediamente dura, se nella propria casa fosse però molto dolce o troppo dura, meglio preferire l’acqua minerale in bottiglia.
  • impastare pizzaPer ottenere una pizza facilmente digeribile, meglio diminuire la quantità di lievito utilizzato, mai superare gli 8-10 g per 1 kilo di farina. È poi importante riservare il giusto tempo alla lievitazione, che deve essere lunga per riuscire a portare in tavola una pizza davvero soffice e digeribile.
  • Meglio ancora scegliere come base per l’impasto una farina forte, da 270 a 350 W, perfetta per i lievitati soprattutto quelli che necessitano di una importante quantità di acqua come la pizza.
  • Chi vuole aggiungere sapore all’impasto può sostituire circa il 20% alla farina bianca con un’altra farina, ad esempio integrale o ai cereali.
  • Anche la manualità ricopre un ruolo molto importante nella preparazione di una pizza. È necessario dunque lavorare gli ingredienti energicamente perché si amalgamino bene e per evitare i grumi, infine è preferibile stenderla con le mani e non con il mattarello. Naturalmente è necessaria anche po’ di esperienza che si può raggiungere dopo un po’ di esperimenti.
  • Prosciutto e funghiLa cottura in forno elettrico di casa è più lunga rispetto a quella nel forno a legna, per questo è preferibile cuocere l’impasto già condito con olio e pomodoro per i primo 5-6 minuti in seguito aggiungere la mozzarella e infornare nuovamente fino al completamento della cottura.
  • Il momento della farcitura è quello più creativo. Si possono provare quelle più tradizionali come prosciutto e funghi, ortolana, speck e brie o lanciarsi in abbinamenti più originali come ricotta e salame, stracchino e mortadella.

Piccoli e semplici accorgimenti da provare a mettere in pratica per gustare un’ottima pizza anche a casa propria.

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FAVE E SALAME NEL PIC NIC DEL PRIMO MAGGIO

shutterstock_277112402Il primo Maggio, la Festa dei Lavoratori, è solitamente un’occasione per stare all’aria aperta, magari in compagnia degli amici. Spesso si sceglie di organizzare un rilassante pic nic durante il quale godere delle temperature miti e assaporare qualche preparazione semplice e gustosa.

È tradizione in questa giornata portare nel proprio cestino delle fave fresche, abbinate a salame e pecorino. Un’usanza particolarmente in voga a Genova, dove si preferisce utilizzare il pecorino primo sale e a Roma, dove invece si utilizza il pecorino stagionato, quello romano. shutterstock_287117561Le fave sono un prodotto che in questo periodo dell’anno raggiunge la giusta maturazione. Solitamente si consumano cotte come un qualsiasi legume, ma si possono gustare anche crude e l’abbinamento con salame e formaggio le rende davvero squisite.

shutterstock_459375787Per scegliere le fave più fresche bisogna controllare il baccello, che deve essere croccante e privo di macchie. Per renderle più morbide e digeribili, invece è consigliabile togliere la pellicina che le ricopre e mangiare solo la parte interna. Per gustarle al meglio, l’ideale è sbucciarle poco prima di consumarle perché fuori dal baccello si appassiscono velocemente.

Se l’idea di mangiare fave crude non convince si possono utilizzare per preparare un ottimo contorno sbollentandole qualche minuto, per poi ripassarle in padella con del cipollotto tagliato sottile e cubetti di pancetta e insaporendole con abbondanti scaglie di pecorino a fuoco spento.

Dalle parti di Trento,  il Primo Maggio è anche una giornata in cui si può unire una moderata e piacevole attività fisica al gusto di assaggiare tante squisitezze.
Si organizza anche quest’anno la Magnalonga la 21^ edizione di una spettacolare passeggiata immersa nell’affascinante Valle dei laghi. La 1° Mangio, questo il nome dell’evento, dà la possibilità di scoprire i paesaggi della zona e di assaggiare le specialità locali presso i numerosi stand con prodotti della zona, presenti lungo il percorso. A questo link si trovano tutti i dettagli sulla manifestazione e i contatti per l’iscrizione. Un modo per rendere la giornata di festa buona, divertente e salutare.

 

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RICETTA E STORIA DEL CASATIELLO NAPOLETANO

shutterstock_159732098Una delle ricette tipiche della tradizione pasquale italiana è il Casatiello. Una preparazione tipicamente Napoletana dalle antiche origini. La sua diffusione si fa risalire almeno al ‘600. A testimoniarlo è una fiaba di uno scrittore e letterato Napoletano, Giambattista Basile, celebre per aver scritto una versione in dialetto della celebre fiaba Cenerentola, intitolata ‘La gatta Cenerentola’.

« E,venuto lo juorno destenato, oh bene mio: che mazzecatorio e che bazzara che se facette! Da dove vennero tante pastiere e casatielle? Dove li sottestate e le porpette? Dove li maccarune e graviuole? Tanto che nce poteva magnare n’asserceto formato. »

(Giambattista Basile, La gatta Cenerentola.)

E’ una torta salata, solitamente a forma di ciambella. La base della preparazione è la pasta di pane farcita con formaggio salumi e uova che vengono inserite nella pasta da crude e si cuociono in forno insieme al rustico. Le uova vengono legate alla torta con due striscioline di pasta incrociate a simboleggiare, secondo la tradizione, la corona di spine che fu posta sul capo di Gesù.

La ricetta tradizionale prevede l’utilizzo dello strutto, per questa ragione il Casatiello spesso spaventa le persone più attente alla linea, nasce dunque una versione più light con farina integrale e nella quale l’olio d’oliva sostituisce il grasso di origine animale.

Ricetta

Ingredienti

400 g di farina integrale 100%
400 g di farina 00 di forza o Manitoba
500 g di acqua
2 cubetti di lievito di birra
125 ml di olio
100 g di formaggio grattugiato
300 g di salame
200 g mortadella
250g di provolone piccante
2 cucchiaini di pepe nero
2 cucchiaini di sale
1 cucchiaino di zucchero
6 uova per la decorazione

Preparazione

Disponi la farina su un piano e aggiungi il pepe, il sale, l’olio, il formaggio grattugiato il lievito sciolto in un bicchiere d’acqua e lo zucchero. Inizia ad impastare e aggiungi poco alla volta il resto dell’acqua fino ad ottenere un impasto liscio ed elastico. Lascia riposare per 1 ora mezza in un contenitore coperto con un panno di cotone. Quando l’impasto avrà raggiunto il doppio del suo volume prendine una piccola porzione e mettila da parte. Infarina il piano di lavoro e stendi la pasta, versa il ripieno (salame, mortadella e provolone) e arrotola la pasta per contenerlo. Ungi una teglia a forma di ciambella e adagia il rustico. Sopra disponi 5 uova crude ben lavate e bloccale con due striscioline di pasta incrociata. Fai riposare un’ora in forno spento, al termine spennella la superficie con un uovo sbattuto e inforna a 165°C per circa un’ora e mezza.

 

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PRANZI FRESCHI E STUZZICANTI ANCHE A SETTEMBRE

shutterstock_54884431Settembre ci sta regalando ancora un po’ di giorni con cielo limpido e tanto caldo. Sui banchi del mercato inizia ad apparire la frutta e la verdura più tipicamente autunnali, ma manca ancora la voglia di mangiare calde zuppe o preparazioni golosamente invernali.

Si può però sfruttare tutto il gusto dei frutti tipici di questo periodo, per preparare antipasti o pranzi freschi, stuzzicanti ed originali.

È il periodo ad esempio delle prugne, un frutto dalle molteplici proprietà. Da consumare fresche o anche secche, in questa versione si trova un concentrato particolarmente benefico di tutti i nutrienti tipici di questo frutto. Per un aperitivo originale e sfizioso si possono servire ripiene di noci e avvolte ad una fettina di pancetta . Basterà lasciare questi involtini pochi minuti in forno, per renderli davvero irresistibili!

shutterstock_228369412L’autunno che si sta avvicinando è anche la stagione della bellissima e buonissima melagrana che si  abbina perfettamente alla mortadella. Dei crostini con mousse di mortadella e chicchi di melagrana faranno iniziare in modo fresco e stuzzicante un pasto con amici e vi permetteranno di fare il pieno di vitaminaC, tanto utile per prepararsi all’inverno. Se volete provare una versione ricca gusto, ma povera di grassi, provate ad utilizzare la Mortadella Snello Rovagnati, preparata con i tagli più magri della coscia di suino e rifilata a mano per liberarla da ogni residuo di grasso.

shutterstock_155766302Settembre è anche il mese dei fichi. La tradizione li vede abbinati al prosciutto crudo, ma per provare un panino diverso dal solito, se ne può scegliere uno ai cereali, imburrarlo leggermente e farcirlo con salame, fichi secchi e indivia. Oppure, osate, provandoli freschi abbinati a prosciutto cotto, grana e aceto balsamico, una vera delizia!

Infine, chi ama un pasto leggero come prosciutto crudo e melone, in questo periodo dell’anno potrebbe sostituire il frutto estivo con l’ananas, magari scaldata qualche minuto sulla piastra e insaporita con cucchiaino di semi di sesamo.

Rapa bianca

PRIMA DELL’ARRIVO DELLE PATATE ERA MOLTO PIÙ DIFFUSA: LA RAPA BIANCA

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Rapa biancaCruda è ottima condita con olio e sale, come ingrediente di leggere e depurative insalate; cotta, la rapa bianca è tra i protagonisti della giardiniera, il famoso contorno piemontese a base di ortaggi tagliati a pezzetti e lessati in acqua e aceto. Questa radice dalla polpa croccante e dal sapore leggermente dolce, con un gradevole retrogusto piccante, per secoli ha sfamato le famiglie contadine della Penisola: nutriente e poco costosa, fino al XVI secolo era diffusissima nelle cucine più umili, ma il suo consumo diminuì progressivamente con l’arrivo della patata dal Sudamerica. Continua a leggere

Pizza al tonno

COL TONNO, I BROCCOLI O I BIANCHETTI, UNA FRAGRANTE FETTA DI FOCACCIA CALABRESE

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Pizza al tonnoLa cucina calabrese non è famosa soltanto per i sapori forti, i salumi e i piatti di pesce, ma anche per le sue soffici e fragranti focacce. Da gustare con i ciccioli di maiale, con broccoli e salsiccia, con il tonno. Ricette semplici ma molto saporite, fatte con gli ingredienti tipici di questa terra – la ’nduia, il caciocavallo della Sila, le alici sott’olio –, che fino a non molti decenni fa consentivano alle famiglie numerose di sfamarsi con una spesa contenuta, gustando al tempo stesso qualcosa di prelibato e sostanzioso. Continua a leggere

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LA PIZZA DI FARINELLA, UN’ANTICA TORTA RUSTICA NAPOLETANA PER IL MARTEDÌ GRASSO

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Martedì “Grasso”: non c’è un’espressione più ‘indovinata’ di questa per descrivere il Carnevale napoletano. Nel giorno che precede il Mercoledì delle Ceneri, infatti, sulle tavole del capoluogo partenopeo, tra lasagne, salsicce e altri salumi, dolci come le chiacchiere e il sanguinaccio – la famosa crema al cioccolato, un tempo preparata con il sangue del maiale (oggi vietato) – sta ritornando anche la pizza di farinella, più conosciuta come migliaccio salato. È un’antica torta rustica di origine contadina, diffusa non solo a Napoli ma anche nel resto della Campania, a base di farina gialla, che viene cotta sul fuoco come una comune polenta, insaporita con cicoli di maiale (ciccioli), salame, formaggio grattugiato, sistemata in una teglia unta con lo strutto e passata in forno. Uno di quei piatti ormai scomparsi da ristoranti e trattorie, ma che ‘resistono’ ancora nelle case, grazie alle nonne che ne tramandano la ricetta alle figlie e alle nipoti per non farne perdere la memoria. Versione rustica del migliaccio dolce, uno dei più antichi dolci pasquali, soprannominato la “pastiera dei poveri”. Continua a leggere

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IL SAPORE ROBUSTO E INTENSO E L’AROMA SPEZIATO DEL “MAZZAFEGATO” UMBRO

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Nella sua terra natale, l’Alta Valle del Tevere, al confine tra Umbria e Toscana, viene definito il “parente povero della salsiccia”, perché si ricava dalla carne avanzata dopo la lavorazione degli altri salumi, a cui si aggiungono tagli meno nobili del maiale come fegato, cuore e polmoni. Il “Mazzafegato” è un antico insaccato della tradizione umbra, che nasce dalla mani esperti dei norcini di Città di Castello e Umbertide, due incantevoli borghi della provincia di Perugia: una salsiccia di color rosso scuro che si consuma fresca o dopo una stagionatura di un paio di mesi, dal sapore robusto e dall’intenso aroma di spezie – dovuto alla conciatura delle carni con pepe, aglio e fiori di finocchio –, che proprio per il suo carattere importante si è meritata l’appellativo di ‘ammazza fegato’! È diffuso anche nella Valtiberina toscana, tra Stia, Pratovecchio, Montemignaio, Castel San Niccolò e altri comuni dell’aretino, dove è chiamato “Sambudello”. Continua a leggere

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LA SIGNORA DI CONCA CASALE, UN SALAME DAL RETROGUSTO AGRUMATO

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www.comune.concacasale.is.it

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Conca Casale è un minuscolo borgo della provincia di Isernia, situato in una valle appenninica ai piedi del Monte Santa Croce e circondato dalle montagne. Un paesino che sembra fuori dal tempo, dove oggi vivono poco più di 200 persone che si dedicano all’agricoltura – in particolare alla coltivazione di lenticchie, ceci, fagioli, cicerchie e patate – e all’allevamento dei suini. Qui, da tempi lontanissimi, le famiglie producono la “Signora”, un grosso salame dalla forma di un alveare, dalla consistenza morbida e dal sapore intenso, dovuto alla conciatura della carne con pepe nero in grani, peperoncino rosso in polvere, semi di coriandolo e con il finocchietto selvatico raccolto direttamente dalle donne del posto, ai margini dei campi e delle strade. Al palato il prelibato salume presenta anche un leggero retrogusto agrumato – il budello utilizzato per insaccarlo, infatti, viene sciacquato nel succo di arancia e di limone –, che bilancia l’aroma prevalentemente piccante dato delle spezie. Continua a leggere

8 sfondo viola

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8 sfondo biancoSono le specialità italiane che nel 2015 hanno ricevuto il marchio DOP o IGP

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Finocchiona Toscana, la Focaccia di Recco col formaggio, la Cipolla Bianca di Margherita di Savoia, la Patata Rossa di Colfiorito e quella Novella di Galatina. E ancora, il Pecorino delle Balze Volterrane, il Salame Piemonte e il Silter bresciano. Cresce la famiglia delle eccellenze italiane tutelate dall’Unione Europea: nel 2015 otto specialità della nostra Penisola hanno ricevuto il marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta) o DOP (Denominazione di Origine Protetta), che riconosce il profondo legame che le unisce al territorio di provenienza e al tempo stesso le protegge dai numerosi tentativi di contraffazione. Continua a leggere

taccuinistorici.it

LA MARIOLA DI PARMA, UN CLASSICO DELLA TRADIZIONE NORCINA EMILIANA

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taccuinistorici.it

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La nobiltà del Ducato di Parma e Piacenza non la faceva mai mancare alla propria mensa, ma sceglieva esclusivamente quella cruda, tutt’ora considerata la più ricercata perché sottoposta a una lunga e complessa stagionatura. La Mariola è tra i salumi più longevi della tradizione norcina dell’Emilia: un grosso salame dalla forma tondeggiante o ovale, sapido e dal profumo speziato, con un retrogusto persistente che avvolge il palato. Il nome – che compare nel vocabolario Piacentino-Italiano di Lorenzo Foresti, del 1883 – non è altro che il termine con cui in Romagna si indica l’“intestino cieco di maiale”, nel quale viene insaccata la carne. Continua a leggere

Salame Milano

DELICATO E VERSATILE: IL SALAME MILANESE

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Salame MilanoProtagonista di toast, panini e sandwich si contende da sempre il primato di salame più venduto al banco di salumeria con quello “napoletano”. Rispetto a quest’ultimo, che è di origini molto più antiche, è però tra i più richiesti per la sua versatilità.

Il Salame Milano, comunemente chiamato “milanese”, infatti, è un salume immancabile sulle tavole degli italiani. Quello tradizionale deve essere rigorosamente “a grana di riso”. Continua a leggere

Taranto Castello Aragonese

BUONA TAVOLA E RITI SUGGESTIVI: LA SETTIMANA SANTA DI TARANTO

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Taranto Castello AragoneseTaranto_MassafraTaranto Ponte San Francesco da Paola

Dal pomeriggio del Giovedì fino all’alba del Sabato Santo, il centro storico di Taranto diventa un palcoscenico a cielo aperto in cui le confraternite locali portano in scena i suggestivi Riti della Passione di Cristo. Una tradizione antichissima, quella della Settimana Santa tarantina, che ogni anno richiama numerosi turisti, desiderosi di assistere a rappresentazioni dal fascino lontano, approfittando della breve vacanza per visitare una città ricca di storia e assaggiare i sapori pieni e generosi di questa terra. Continua a leggere

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IL CIAUSCOLO MARCHIGIANO, L’UNICO SALAME SPALMABILE

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I contadini se lo concedevano a metà mattinata, spalmato sul pane, per ritemprarsi dalle fatiche del lavoro nei campi. Il ciauscolo è un celebre salume marchigiano a marchio IGP, prodotto nei numerosi borghi compresi tra le province di Ancona, Macerata e Ascoli Piceno. Si caratterizza per il colore rosato, il deciso profumo di spezie e il gusto sapido ma delicato al tempo stesso, ma soprattutto per la consistenza spalmabile, che lo differenzia da qualsiasi altro insaccato presente sul mercato. Continua a leggere

Fiori di zucca fritti

LUMACHELLE, CICALE E TORTUCCE: LO STREET FOOD DI ORVIETO

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Lumachelle, cicale, tortucce, pizza sotto al fuoco: passeggiando tra le stradine di Orvieto, tra una visita e l’altra alle sue bellezze artistiche e paesaggistiche, è impossibile resistere all’invitante profumo dei cibi di strada locali, proveniente da panetterie e chioschi della cittadina umbra. Continua a leggere

ventricina vastese

PREGIATA E FRAGRANTE: LA VENTRICINA VASTESE

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Nin zi li pò scurdà’ chi l’à ’ssaggiàte, / chilu sapore forte e chilu ’ddòre; / quand’ a lu punte jušte è štaggiunàte, / doppe che mègne ni vulìss’ ancòre”. “Non lo dimentica, chi l’ha assaggiata / quel suo forte sapore e quel profumo / e, quando al punto giusto è stagionata, / dopo che ne mangi ne vorresti ancora”. Continua a leggere

Cremona_duomo

A CREMONA PER LA FESTA DEL TORRONE

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Cremona_duomoCremonaCremona, Palazzo Trecchi

Gli italiani ne sono golosi e gran consumatori. Nella versione dura beneventana e in quella morbida di Cremona, nelle classiche forme a panetto o in quelle di bonbon, nudo o ricoperto di cioccolato, il torrone è considerato uno dei dolci italiani della tradizione, tanto che è il protagonista indiscusso di fiere e sagre. Continua a leggere

Fojata

PASTA “MATTA” CHE AVVOLGE ERBE DI CAMPO: LA FOJATA UMBRA

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FojataFojata, rocciata, biscio: tre nomi per indicare una specialità della cucina umbra dalle origini lontanissime, oltre che uno dei più antichi street food nati nella nostra Penisola. È una torta salata arrotolata su se stessa, formata da un sottilissimo involucro di pasta “matta” che avvolge una semplice ma saporita farcitura di bietole, spinaci, cicoria e altre verdure a foglia sia dolci che amare, pecorino grattugiato e uova battute. Continua a leggere

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PANISCIA, PANISSA, PANIZZA: UNA SPECIALITÀ PIEMONTESE

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Un piatto unico, nutriente e sostanzioso, ideale da assaporare con l’arrivo dei primi freddi e delle temperature più rigide. La paniscia è una specialità a base di riso e fagioli diffusa in diverse località del Piemonte, con nomi diversi – così è chiamata a Novara, mentre a Vercelli è detta “panissa” e in Valsesia “panizza” o “paniccia” – e alcune varianti che cambiano da una zona all’altra della regione. Continua a leggere

sapori-italiani.webnode.cz

IL TIRÒT, LA FOCACCIA DI CIPOLLE BIONDE DI FELONICA

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Ci sono cibi che sanno raccontare la storia dei luoghi in cui sono nati molto più di quanto possa fare un libro. È così per il tiròt di Felonica, una focaccia che fa parte del patrimonio culinario di questo piccolo comune – non raggiunge le 1500 anime – della bassa mantovana, al confine tra Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Continua a leggere

Agricoltura sostenibile

BIODIVERSITÀ E MADE IN ITALY: ECCO I 20 NUOVI PRESIDI SLOW FOOD

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Legumi pregiati e semisconosciuti, frutta e ortaggi, vini, insaccati e dolci: c’è il meglio dell’agroalimentare italiano tra i nuovi presidi – ben venti – che da oggi Slow Food proteggerà dal rischio di estinzione. Continua a leggere

salame felino

IL SALAME “NOBILE” DI FELINO

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Immancabile alla mensa delle più importanti dinastie che regnarono sul Ducato di Parma e Piacenza, dai Farnese (1545-1731) ai Borbone (1748-1860), e amato dalla Duchessa Maria Luigia d’Austria, il Salame di Felino è tra i salumi più pregiati della ricchissima tradizione norcina dell’Emilia. Continua a leggere

Fraschetta_ad_Ariccia

NELLE “FRASCHETTE” AI CASTELLI ROMANI

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Castelli RomaniLago di Albano_Castelli RomaniVilla Aldobrandini_Frascati

A pochi chilometri da Roma c’è un’oasi apparentemente lontanissima dalla vita frenetica della Capitale, in cui convivono natura, storia e gusto: i Castelli Romani. Sono sedici piccoli borghi sorti sui Colli Albani, attorno ai laghi di Albano e Nemi: Albano Laziale, Ariccia, Castel Gandolfo – che ospita la residenza estiva del pontefice – Frascati, Colonna, Genzano, Lanuvio, Marino, Grottaferrata, Nemi, Rocca di Papa, Rocca Priora, Monte Compatri, Monte Porzio Catone, Lariano e Velletri. Meta privilegiata della gita domenicale dei romani, sono luoghi ideali per un weekend del gusto o per una vacanza. Continua a leggere

250 invertito

250Sono i grammi di salumi che ogni italiano, in media, consuma nel periodo di Pasqua

 

 

 

 

 

 

 

Salumi di PasquaUna volta i salumi si consumavano solo a Pasqua o in poche feste importanti, anche familiari, come i sacramenti. Oggi sono disponibili tutto l’anno ma è rimasta la tradizione di mangiarli durante la Settimana Santa. Una consuetudine alimentare che affonda le radici nel Medioevo ed è legata alla macellazione del maiale che avveniva tra il 13 dicembre, festa di Santa Lucia, e il 14 gennaio, quando la Chiesa Cattolica celebra Sant’Antonio.

A seconda delle regioni italiane nei giorni della Settimana Santa si consumano salame o coppa, capocollo o soppressate, pancetta arrotolata, salsiccia dolce o piccante, culatello, la ‘nduja calabrese, ma anche prosciutto crudo e cotto. Generalmente si servono come antipasto, prima o dopo il secondo piatto. In alcune regioni si accompagnano con la ricotta salata e le uova sode, come nella “fellata” napoletana, il piatto di affettati che si consuma il giorno di Pasqua.

La varietà di salumi che si portano a tavola affettati è influenzata dal territorio e così a Milano e più in generale in Lombardia si usa il salame milano e la Spianata, mentre a Napoli è d’obbligo quello “napoletano” classico o quello di Mugnano del Cardinale a cui si affiancano Capocollo e Sopressata. In Toscana la Finocchiona, nel Lazio la Ventricina, nelle province di Parma e Piacenza il salame Strolghino e la Coppa, in Calabria la salsiccia.

Secondo Assica (Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi aderente a Confindustria), nonostante il momento critico dei consumi dei salumi, gli italiani rispetteranno le tradizioni alimentari legate alle festività con un consumo previsto di circa 13.000 tonnellate di salumi, tra salami, coppe e capocolli per un valore di circa 30 milioni di euro. Tale quantità è data non solo da quelli da affettare ma soprattutto da quelli impiegati nelle preparazioni di torte e pizze salate come il famoso “casatiello” napoletano, pani e panini ai salumi, o nel ripieno della pasta all’uovo, come tortelli, ravioli e cannelloni.

Oggi a Pasqua si consumano salumi stagionati o comunque al giusto punto di conservazione, diversamente dai secoli scorsi quando il giorno della Risurrezione era propiziatorio per aprire ed assaggiare i salami freschi ottenuti dalla macellazione fatta tra dicembre e gennaio, in particolare quelli più deperibili, “insaccati” nel duodeno. Potevano essere conservati più a lungo, invece, i salami e i salumi preparati con il grosso intestino e molti mesi per quelli preparati con l’ultimo tratto, denominato gentile (o “culare”). In modo analogo, avveniva per le coppe o capicolli: avevano una stagionatura più breve delle spalle e dei prosciutti, pronti dopo molte stagioni e quindi denominati prodotti stagionati. Da non dimenticare che vi erano anche prodotti salumieri di più o meno rapido consumo, come le salsicce, i cotechini e gli zamponi, utilizzati entro la primavera successiva la macellazione.

Il salame e i salumi più in generale per diversi secoli hanno rappresentano una preziosa quanto gradita merce di scambio. Con uno o più salami che si ottenevano dalla macellazione del maiale, conservati gelosamente, generalmente si pagavano prestazioni professionali di medici, farmacisti, avvocati o notai.

 

 

Carnival mask on wooden table over bokeh background

IL MENU DEL MARTEDÌ GRASSO

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Carnival mask on wooden table over bokeh backgroundMangiare cibi saporiti e ricchi, prima dell’inizio del lungo periodo di penitenza rappresentato dalla Quaresima. È il rito del Martedì Grasso, nato nel corso del Medioevo, quando il popolo si mascherava – per sovvertire almeno idealmente l’ordine sociale – e si concedeva piatti abbondanti, preparati con cura. E se a Carnevale nel nostro Paese i dolci non mancano, con frappe, fritole, castagnole e ogni genere di golosità, anche sul versante salato la tradizione italiana offre spunti interessanti. Continua a leggere

Panettone salato - Salty panettone

IL PANETTONE SALATO

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È stata la vera novità del Natale 2013. Lo abbiamo trovato su molte tavole delle feste (e praticamente in tutti i negozi e i supermercati) se non siamo stati noi stessi a prepararlo e offrirlo o portarlo a casa di amici come antipasto. Continua a leggere