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RICETTA E ORIGINI DELLA PASTA ALLA NORMA

shutterstock_239466382La pasta alla Norma è un classico piatto siciliano e precisamente della provincia di Catania. L’ingrediente principale di questo piatto sono le melanzane presenti in tanti piatti della tradizione italiana, come la Parmigiana, la caponata, oppure utilizzate per preparare delle ottime cotolette o sott’olio.

Un altro ingrediente immancabile in questa pasta è il formaggio, a Catania si usa la ricotta salata ed è questa la ricetta originale, le varianti però sono numerosissime, ad esempio nel messinese si preferisce quella al forno, differenza però che cambia totalmente il gusto finale del piatto. C’è chi, per incontrare i gusti della maggior parte delle persone, usa il parmigiano, il pecorino o la mozzarella. Immancabile però in ogni versione, è il basilico che non necessario per dare un aroma capace di fare la differenza sul risultato finale.

shutterstock_239466367Si dice che a battezzarla così, sia stato Nino Martoglio un noto commediografo catanese che, dopo averla assaggiata esclamò: “Chista è ‘na vera Norma!“ facendo riferimento all’opera teatrale del compositore Vincenzo Bellini, al quale è dedicato il Teatro Massimo di Catania, per descrivere la bontà e la perfezione del piatto.

Si può abbinare alla pasta alla Norma sia un vino bianco come ad esempio un Grillo, per il quale viene utilizzato un vitigno tipicamente siciliano, ma è una ricetta che si abbina bene anche ad un rosso come il Cerasuolo di Vittoria Docg anche questo un vino prodotto nella zona e perfetto per un sugo dal sapore deciso.

Ricetta

400 g di maccheroni

500 g di pelati

2 melanzane

Ricotta salata q.b.

Aglio q.b

Basilico q.b.

Olio q.b.

Sale q.b.

Preparazione

Taglia le melanzane e friggile in abbondante olio fino a farle dorare e ponile su della carta assorbente per eliminare l’olio in eccesso. Prepara il sugo facendo soffriggere l’aglio in un paio di cucchiai di olio e aggiungi i pomodori pelati, infine fai cuocere per circa mezz’ora. Cuoci la pasta in abbondante acqua salata. Quando sarà pronta, falla saltare qualche minuto in  padella con il pomodoro. Componi il piatto aggiungendo qualche fetta di melanzana e abbondante ricotta grattugiata.

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ARANCINI O ARANCINE? DI SICURO UNA PRELIBATEZZA!

La cucina siciliana è estremamente legata alla cultura del suo territorio e fonde i ricordi della cucina dell’antica grecia con i sapori speziati di quella di origine araba. Il cibo di strada è molto amato nell’isola, tra le preparazioni più gustose c’è quella degli arancini (o arancine), palle più o meno allungate di riso, ripiene di ragù o di prosciutto e mozzarella, impanate e fritte. Una vera goduria per il palato!

shutterstock_338386283È un piatto che viene preparato in tutta la Sicilia e quasi tutte le città ne rivendicano la paternità. Esistono discussioni anche sul nome della ricetta. Secondo lo scrittore Gaetano Basile si dovrebbe parlare di “arancine” perché il nome farebbe riferimento al frutto coltivato in abbondanza in Sicilia, ne ricorda infatti la forma, la dimensione e il colore. Il frutto in italiano è declinato al femminile ed è per questa ragione che anche la stuzzicante preparazione a base di riso dovrebbe essere chiamata appunto arancina. D’altro canto in dialetto siciliano il frutto si chiama “aranciu”, al maschile,  e quindi c’è chi ritiene che si dovrebbe parlare di ‘arancini’, a testimoniarlo ci sarebbe anche il Dizionario siciliano-italiano del palermitano Giuseppe Biundi, e che risale al  1857, dove si trova la definizione di arancinu (arancino): “[…] dicesi fra noi [in Sicilia] una vivanda dolce di riso fatta alla forma della melarancia”.

shutterstock_417485068L’origine dell’arancino è popolare, probabilmente risale al periodo della dominazione araba, nell’alto medio evo, anni durante i quali si iniziò a consumare il riso insaporito con zafferano e spezie. Si  pensa invece che l’impanatura e frittura derivi dalla necessità di preparare pasti che fosse facilmente trasportabili per avere delle provviste durante viaggi e battute di caccia e durante il lavoro nelle campagne.

Assaggiarle durante una vacanza sull’isola è d’obbligo ed è doveroso provare la versione al sugo (con ragù formaggio e piselli) e quella al burro (con mozzarella prosciutto cotto e besciamella)per scegliere la propria preferita!

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‘U TAGANU, IL SONTUOSO TIMBALLO DI RIGATONI DELLA PASQUA ARAGONESE

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Il protagonista del pranzo di Pasqua ad Aragona, piccolo comune dell’entroterra agrigentino, è il TegameTaganu o Teganu in dialetto –, un sontuoso timballo di rigatoni conditi con macinato misto di manzo e maiale, salsa di pomodoro, uova battute e tuma a fettine. Nelle abitazioni aragonesi cucinarlo è un rito che si svolge, da secoli, durante il pomeriggio del Sabato Santo e coinvolge la famiglia al completo, rappresentando una sorta di preludio della festa: il marito, i figli, i nonni, tutti aiutano la padrona di casa a preparare il ragù, a lessare la pasta, a ‘comporre’ il pasticcio e infornarlo per almeno due o tre ore, per gustare il giorno successivo un’autentica pietanza da re, che con il suo profumo intenso invade le stradine e le piazze dell’intero borgo. Continua a leggere

Provola dei Nebrodi

LA PROVOLA DEI NEBRODI, IL FORMAGGIO FRIABILE CHE SI “SFOGLIA” AL PALATO

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Provola dei NebrodiNel mese di marzo, nella zona di Floresta, in Provincia di Messina, comincia la produzione della Provola dei Nebrodi, un antico formaggio vaccino oggi Presidio Slow Food, che prende il nome dall’omonima catena montuosa. Siamo nel Parco dei Monti Nebrodi, una delle zone più affascinanti e selvagge della Sicilia: un territorio ancora poco esplorato, lontano dalle piste battute dal turismo estivo, con vette calcaree che raggiungono i duemila metri, grotte ricche di stalattiti e stalagmiti e una fitta vegetazione boschiva. Conosciuta in passato anche come Provula di Floresta, perché le sue origini sono legate a questo piccolo comune, il più alto dei Nebrodi e dell’intera Sicilia, questo delizioso caciocavallo viene ormai prodotto, da marzo a giugno, in tutti i borghi vicini, da Castel di Lucio a Caronia, da Ucria a Montalbano Elicona, con il latte del bestiame che pascola liberamente tra i boschi e che regala al formaggio un intenso aroma di erbe. Continua a leggere

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UNA MINESTRA GOLOSA DELLA CUCINA SICILIANA: LE GANEFFE DI RISO IN BRODO

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In Sicilia anche una semplice minestra di riso in brodo può diventare una pietanza golosissima, perfetta per ritemprare il corpo e lo spirito nelle serate d’inverno. Come le ganeffe, piccole polpette di riso allo zafferano che vengono fritte in olio extravergine di oliva e servite fumanti nel brodo di carne, con un’abbondante spolverata di pecorino o caciocavallo grattugiato. Conosciute pure come badduzzi di risu cu brodu (palline di riso col brodo), sono tipiche delle province di Enna e Caltanissetta, dove vengono gustate a cena o come ‘piatto della domenica’ durante i mesi freddi. Non sono tra le specialità locali più famose, tanto che è veramente difficile trovarle nei ristoranti delle due città, così, per scongiurarne l’estinzione, il Ministero dell’Agricoltura qualche anno fa le ha inserite tra i Prodotti agroalimentari tradizionali dell’isola, accanto ad istituzioni della gastronomia siciliana come la caponata di melanzane, gli arancini e la cassata. Continua a leggere

Caltabellotta

ITINERARI DI ARTE, NATURA E GUSTO “ALLA SCOPERTA DI UNA SICILIA” FUORI STAGIONE

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Selinunte_Parco archeologicoCaltabellotta_SiciliaSciacca

Passeggiare tra gli agrumeti del trapanese, assaggiando le Arance di Ribera appena raccolte dagli alberi; visitare il Museo del Gattopardo di Santa Margherita del Belice, città natale di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, e gustare le squisite olive di Nocellara in salamoia; o, ancora, rilassarsi alle terme di Sciacca e poi fermarsi nei ristorantini del litorale a mangiare la pasta con le sarde. Sono solo alcuni dei percorsi offerti dalla Valle del Belice, attraversata dal fiume omonimo, che bagna le province di Agrigento e Trapani: una delle zone più affascinanti della Sicilia Occidentale, in cui il ricchissimo patrimonio storico incontra luoghi di rara bellezza e prodotti enogastronomici di eccellenza. Continua a leggere

Arancina

SANTA LUCIA, A PALERMO È IL “GIORNO DELL’ARANCINA”

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ArancinaSanta Lucia, vulissi pani, pani unn’ aiu e accussi mi staiu (“Santa Lucia, volevo il pane, pane non ce n’era e sono rimasto digiuno”), recita un antico proverbio palermitano. Sì, perché il 13 dicembre, nel capoluogo siciliano, è considerato un giorno di digiuno. Ma si tratta di una penitenza del tutto particolare: i palermitani rinunciano, infatti, al pane e alla pasta, ma al loro posto si concedono caldissime e invitanti arancine! Continua a leggere

Zucca fritta in agrodolce

LA ZUCCA FRITTA IN AGRODOLCE ALLA SICILIANA

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Zucca fritta in agrodolceÈ una classica ricetta autunnale palermitana che negli ultimi anni ha conquistato le tavole di tutta Italia dove, nei ristoranti come nelle gastronomie, compare tra i contorni. È la zucca in agrodolce, un piatto semplice, di origine contadina, ma gustoso e genuino.

La preparazione è semplice e veloce, ma il risultato prelibato: la zucca, tagliata a fette spesse circa un centimetro, viene infatti fritta in abbondante olio extravergine d’oliva e poi condita con una salsina fatta con aceto, zucchero, aglio e con l’olio avanzato dalla frittura. Come tocco finale, i siciliani aggiungono qualche fogliolina di mentuccia fresca, che dona al piatto una piacevole nota fresca e bilancia il gusto importante dell’aglio e dell’aceto. Una variante più salutare prevede l’impiego della zucca arrostita, invece che fritta, che consente di conservare la pietanza (in frigorifero) anche per più giorni. Continua a leggere

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RAVAZZATA PALERMITANA, LA BRIOCHE CON IL CUORE DELL’ARANCINO

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All’apparenza sembra una semplice e soffice brioche, quella che i siciliani consumano da sempre a colazione, accanto alle cremosissime granite di mandorle, gelsi neri, pistacchi, o come ‘spuntino’ farcite col gelato. Ma addentandola si scopre che la ravazzata è una specialità del tutto diversa: un grosso fagotto tondo che racchiude un ripieno di ragù di carne e piselli, come il più famoso degli street food dell’isola, l’arancino. È una bontà che conquista al primo morso: la dolce e morbida pasta brioche, infatti, crea un contrasto davvero unico con la farcitura salata. E se già la versione al forno è piuttosto impegnativa, quella fritta – chiamata ‘rizzuola’ – è un’autentica bomba calorica, un peccato di gola a cui cedere almeno una volta nella vita. Continua a leggere

pesce spada alla messinese

PESCE SPADA “AGGHIOTTA”, LA RICETTA DELLO STRETTO

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pesce spada alla messinese’U piscispata agghiotta (“Pesce spada alla ghiotta”), è una delle ricette tradizionali regionali più famose che si contendono due regioni – e due città in particolare –, la Calabria con il suo capoluogo Reggio e la Sicilia con Messina, divise dallo Stretto, che è anche quella zona di mare dove la raccolta dello spada è una pratica che si tramanda da padre in figlio da tempi lontanissimi. Va cucinato con la ventresca, la parte della pancia più grassa e tenera, utilizzata pure per le “braciole” (involtini), condite con lo stesso profumato intingolo. Continua a leggere

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LE GHIOTTONERIE DELLA TAVOLA CALDA CATANESE

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Se l’arancina è e resta lo street food catanese per eccellenza, la Città etnea vanta una tradizione secolare per la cosiddetta “Tavola calda”. Cipolline, sfinci, cartocciate, bombe e bolognesi, golosissimi cibi di strada che le rosticcerie e i bar della città vendono a qualsiasi ora del giorno, invadendo le strade con un profumo intenso. Continua a leggere

polpette di melanzane

LE POLPETTE DI MELANZANE, UNA GOLOSA RICETTA DELL’ESTATE

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polpette di melanzaneLuglio e agosto, quando al mercato si trovano ortaggi di stagione saporiti e maturi al punto giusto, sono i mesi ideali per riscoprire un’invitante ricetta delle nostre nonne: le polpette di melanzane. Sono diffuse in tutto il Sud Italia, tra la Calabria, la Campania, la Puglia e la Sicilia, che se ne contendono da sempre la paternità. Nate come versione povera di quelle di carne, le polpette hanno sfamato per secoli le famiglie più umili, che con i prodotti della propria terra o comprati al mercato portavano a tavola una pietanza sostanziosa e nutriente per la presenza delle uova e degli ortaggi. Continua a leggere

Caponata di melanzane

LA CAPONATA DI MELANZANE, UN CAPOLAVORO DELLA CUCINA SICILIANA

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Caponata di melanzaneÈ la regina delle cene estive. In Sicilia se ne contano una cinquantina di varianti, che cambiano in base alle località e alle tradizioni familiari. Continua a leggere

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NELL’AGGHIATA TRAPANISA TUTTI I SAPORI DELLA SICILIA

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Una profumatissima ricetta che ci porta nella calda terra siciliana, facendoci pregustare il sapore dell’estate. L’agghiata trapanisa, una salsa cruda a base di aglio – da cui il nome –, basilico, mandorle e pomodori freschi, è tra le più famose specialità dell’isola, preparata da tempi lontani dalle famiglie di Erice, Castelvetrano, Marsala, San Vito lo Capo e degli altri splendidi comuni della provincia di Trapani. Con l’arrivo della bella stagione diventa immancabile nel menu di ristorantini e trattorie, frequentati dai tanti turisti italiani e stranieri che ogni anno scelgono questa zona della Sicilia come meta delle loro vacanze. Continua a leggere

tipico dolce siciliano per la festa del papà

LA SFINCIA DI SAN GIUSEPPE, IL DOLCE PALERMITANO DELLA FESTA DEL PAPÀ

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tipico dolce siciliano per la festa del papàA Palermo non è San Giuseppe senza la Sfincia! Una frittella morbida dalla forma irregolare, farcita e ricoperta da una crema di ricotta e gocce di cioccolato che il giorno della Festa del Papà invade le vetrine di forni e pasticcerie così come tutte le tavole della città. Una tradizione, quella degli “sfingi” – come vengono chiamati in dialetto – che con il tempo si è diffusa in tutta la Sicilia fino a diventarne uno dei dolci caratteristici. Continua a leggere

schiacciata siciliana

LA SCHIACCIATA CON LA TUMA, LO STREET FOOD DI MESSINA

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schiacciata sicilianaDue sfoglie sottili e dorate di pasta da pane, farcite con un succulento ripieno di scarola riccia, pomodoro fresco, formaggio e acciughe. La schiacciata è una specialità di Messina, che ritroviamo con alcune varianti a Catania e Caltanissetta. Continua a leggere

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LE CUDDRIREDDRI DI DELIA

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Farina di grano duro, uova fresche, zucchero, vino rosso, un bel po’ di strutto che rende l’impasto morbido e saporito, scorza d’arancia grattugiata e cannella che gli donano un delizioso profumo e il caratteristico colore bruno. Continua a leggere

Polenta

FRASCATULA, LA POLENTA DI SICILIA

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PolentaNella ricca e vastissima cucina siciliana, tra bucatini con le sarde e pasta alla norma, arancine e caponata, pescestocco alla messinese e pescespada alla ghiotta, fa capolino una pietanza povera e oramai quasi dimenticata, ma che non ha nulla da invidiare ai piatti più sontuosi e conosciuti. È la frascatula, una densa polenta di mais o granturco, diffusa nell’intera isola, preparata versando a pioggia la farina in acqua bollente, facendola cuocere per una decina di minuti e poi insaporendola con verdure o altri ingredienti che variano a seconda della zona. Continua a leggere

Granita Siciliana

LA CREMOSITÀ DELLA GRANITA SICILIANA

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Da secoli accompagna e rinfresca le estati di milioni di italiani. La granita è uno dei simboli dell’italian food nel mondo. Un tempo fatta con il ghiaccio (o la neve), recuperato sulle cime più alte, era venduta dai classici chioschi dell’acqua o da ambulanti che giravano con un lungo pezzo di ghiaccio da cui la ottenevano “grattandolo”. Oggi si trova praticamente ovunque, nei bar di tutta Italia, come in quelli di molti altri Paesi europei: è, ad esempio, uno dei prodotti più venduti in Grecia o sui banchi della Boqueria, il famoso mercato di Barcellona. Continua a leggere

Marinella di Selinunte

L’INCANTU, L’ASTA DEL PESCE DI SELINUNTE

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Marinella di SelinunteSelinunteMar di Sicilia

L’incantu. È così che gli abitanti di Marinella di Selinunte, nel trapanese, chiamano lo “spettacolo” che ogni mattina va in scena nel mercato ittico di Piazza Empedocle. Nella piccola struttura, fondata oltre sessant’anni fa e oggi gestita da una cooperativa di 52 pescatori della zona, la Selinunte Pesca, a partire dalle 8 si tiene l’asta del pesce, non una semplice vendita dei frutti del mare, ma un vero e proprio teatro in cui gli attori principali sono i suoni, i colori, il calore della Sicilia. Un appuntamento da non perdere per coloro che hanno scelto la storica località della Magna Grecia come meta delle proprie vacanze estive. Continua a leggere

Bottarga di muggine

UNA LUNGA LAVORAZIONE, IL SEGRETO DELLA BOTTARGA

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Un gusto intenso, che non può lasciare indifferenti, e il fascino di un cibo che fa parte da millenni della storia dei popoli mediterranei. La bottarga è un alimento pregiatissimo, costituito dalle uova di muggine (cefalo) o di tonno – particolarmente abbondanti nelle nostre acque – sottoposte a un lungo procedimento di salatura ed essiccamento. È un prodotto unico al mondo e al tempo stesso un piccolo “lusso” culinario da riservare a un pranzo o a una cena speciale. Continua a leggere

piacentinu ennese

DA ENNA IL PECORINO “PIACENTE” ALLO ZAFFERANO

piacentinu enneseIl Piacentinu ennese è tanto buono quanto introvabile. Sono solo tre i casari che producono il famoso piacentinu ennese, e riescono a malapena a soddisfare le richieste. Il formaggio “gustoso”, cioè piccante (piacente nel dialetto siciliano), ottenuto da latte di pecora a cui è aggiunto zafferano e grani di pepe, è unico nel suo genere. Formaggio di nicchia, dato anche l’alto costo dello zafferano, il Piacentinu Ennese, rappresenta quel tocco segreto per impreziosire molti primi piatti tipici siciliani. Immancabile nella preparazione del tipico “ciarbiddùzzu abbuttunàtu”, ovvero il capretto imbottito, questo speciale pecorino può essere consumato come formaggio da tavola, abbinato ad esempio a fave fresche o alla tipica caponata di melanzane, pomodori, olive e capperi, ma anche a gocce di miele o alla frutta come pere, fichi. E va rigorosamente accompagnato da tipici vini rossi siciliani come il Nero d’Avola, Merlot, Syrah, e il Cerasuolo di Vittoria che ne esaltano il sapore.

Dal 2007 Dop a livello nazionale, nel 2011 ha ottenuto anche il riconoscimento europeo. Nel rispetto della certificazione, il PIACENTINU ENNESE D.O.P. viene prodotto esclusivamente nella provincia di Enna, artigianalmente e con tecniche tradizionali immutate nel tempo, come previsto dal disciplinare del Consorzio di Tutela. In particolare, sono nove i comuni che lo producono: Aidone, Assoro, Barrafranca, Calascibetta, Enna, Piazza Armerina, Pietraperzia, Valguarnera, Villarosa, utilizzando il latte di razze di pecore autoctone, nella fattispecie: comisana, pinzirita, valle del Belice.

Il segreto di questo formaggio dal caratteristico colore giallo, oggi Presidio Slow Food, è nello zafferano e nel pepe, che conferiscono al pecorino un gusto dolciastro ma con note piccanti, ma anche nel latte utilizzato. Il nome “Piacentinu” che deriva dal dialetto siciliano “piacentì”, ossia “gustoso” o meglio ancora “piccante”, cioè che accende la passione, è dovuto proprio alla presenza del pepe.

Il processo produttivo

Secondo la tradizione le pecore sono alimentate nei periodi estivi principalmente con foraggi freschi, fieni e paglia, durante la stagione fredda il disciplinare di produzione impone che i foraggi siano prodotti in loco: per garantire agli stessi quelle sostanze nutritive che rendono caratteristico l’aroma del latte, e quindi del formaggio.

Naturalmente maggiore è il periodo stagionatura e più intenso sarà il sapore: la versione semistagionata (45-90 giorni) ha infatti un gusto leggermente piccante, mentre nella versione maturata, per più di 4 mes,i lo zafferano contribuisce, insieme al pepe a dare note aromatiche molto più pungenti.

Nel rispetto della tecnica casearia tradizionale, il latte viene lavorato a crudo, arricchito di zafferano sciolto in acqua tiepida e quindi fatto coagulare con caglio in pasta di agnello e capretto. La cagliata viene poi rotta e disposta in appositi canestri chiamati “fascedde” (che danno alla crosta del formaggio il tipico aspetto striato). In questa fase si aggiunge l’altro ingrediente fondamentale, cioè il pepe nero in grani, tenuto in ammollo in acqua calda dalla sera prima. Alla fine le forme salate a secco per circa un mese, vengono lasciate a stagionare per almeno sessanta giorni in locali freschi e ventilati.

Tra storia e leggenda

Molte sono le storie sulle sue origini. Una leggenda vuole che questo pecorino sia nato grazie a Ruggero I, il Normanno, conte di Altavilla, già nell’XI secolo, quando un bel giorno decise di curare la depressione della sua amata consorte Adelasia con lo zafferano. La spezia era rinomata sin dall’antichità per le sue qualità ricostituenti e rinvigorenti e così chiese ai casari del luogo di aggiungere un pizzico di zafferano (“Crocus sativus”) nella preparazione del pecorino.

Certo, si tratta di una leggenda, tuttavia è confermato che le origini del Piacentinu sono comunque molto antiche: alcuni riferimenti storici attestano la produzione del Piacentinu Ennese già qualche secolo prima. Si parla, infatti, della lavorazione di questo speciale pecorino e in particolar modo del sistema di salatura, nel libro “le venti giornate dell’agricoltura e dei piaceri della villa”, scritto dallo storico Agostino Gallo nella seconda metà del ‘500.

Cuscus crudo

IL COUSCOUS, FINGER FOOD ANTE LITTERAM

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Cuscus crudoLa sua storia millenaria, paragonabile solo a quella del pane e del riso, lo rende a pieno titolo un cibo sociale ancor prima che alimento. È il couscous, il “piatto nazionale” del Nord Africa ed in particolare del Maghreb, a cui si fanno risalire le origini tra il VII e il IX secolo d.C. La leggenda però ne data la diffusione almeno a 1000 anni prima, tra il 970 e il 930 prima di Cristo. Si racconta che il biblico Re Salomone se ne nutriva per attutire le pene sentimentali procurategli dalla Regina di Saba. Come lo spezzare il pane ebraico e poi cristiano, o la condivisione del riso per la cultura orientale, il couscous è il piatto dell’agape. Continua a leggere

anteprima fave

LE FAVE: IL LEGUME DELLA FELICITÀ

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Non sono un vero e proprio street food eppure nel periodo pasquale in molte città del Mezzogiorno ma anche di altri Paesi del Mediterraneo, non è difficile incrociare per strada persone che le mangiano crude passeggiando, magari assieme a qualche pezzetto di pane. Continua a leggere

timballoPiatto delle feste per eccellenza, il timballo di maccheroni per secoli ha dominato incontrastato – e domina ancora oggi – le tavole siciliane. E Giuseppe Tomasi di Lampedusa lo celebra rendendolo protagonista di una delle scene più importanti del suo Gattopardo. Ogni anno all’arrivo nel palazzo di Donnafugata, dove si trasferiva per trascorrere l’estate assieme alla sua famiglia, il principe di Salina, protagonista del romanzo, organizzava una sontuosa cena. Quell’anno alla festa e al banchetto prese parte anche Angelica, che suscita anche l’interesse del principe e di cui il nipote Tancredi si innamorerà.

Il principe aveva troppa esperienza per offrire a degli invitati siciliani in un paese dell’interno, un pranzo che si iniziasse con un potage, e infrangeva tanto più facilmente le regole dell’alta cucina in quanto ciò corrispondeva ai propri gusti. Ma le informazioni sulla barbarica usanza forestiera di servire una brodaglia come primo piatto erano giunte con troppa insistenza ai maggiorenti di Donnafugata perché un residuo timore non palpitasse in loro all’inizio di ognuno di questi pranzi solenni. Perciò quando tre servitori in verde, oro e cipria entrarono recando ciascuno uno smisurato piatto d’argento che conteneva un torreggiante timballo di maccheroni, soltanto quattro su venti persone si astennero dal manifestare una lieta sorpresa: il principe e la principessa perché se l’aspettavano, Angelica per affettazione e Concetta per mancanza di appetito. Tutti gli altri (Tancredi compreso, rincresce dirlo) manifestarono il loro sollievo in modi diversi, che andavano dai flautati grugniti estatici del notaio allo strilletto acuto di Francesco Paolo. Lo sguardo circolare minaccioso del padrone di casa troncò del resto subito queste manifestazioni indecorose”.

Scritto tra la fine del 1954 e il 1957 fu pubblicato solo dopo la morte di Tomasi di Lampedusa che se lo vide rifiutare da tanti editori e solo nel 1958 Feltrinelli lo portò in libreria con la prefazione di Giorgio Bassani. Ambientato nella Sicilia risorgimentale, Il Gattopardo narra la storia della famiglia del principe Salina; Tomasi di Lampedusa si ispira, in forma romanzata e in un periodo diverso, alle storie della sua famiglia. Considerato uno dei capolavori della letteratura italiana è anche un testo di riferimento per la cucina non solo da un punto di vista gastronomico ma anche e soprattutto storico, sociale e culturale. Con la descrizione del timballo di maccheroni, e le emozioni e i sentimenti che suscita, Tomasi di Lampedusa ricontestualizza il ruolo sociale fondamentale della cucina.

L’aspetto di quei babelici pasticci era degno di evocare fremiti di ammirazione. L’oro brunito dell’involucro, la fragranza di zucchero e di cannella che ne emanava non erano che il preludio della sensazione di delizia che si sprigionava dall’interno quando il coltello squarciava la crosta: ne erompeva dapprima un vapore carico di aromi, si scorgevano poi i fegatini di pollo, gli ovetti duri, le sfilettature di prosciutto, di pollo e di tartufi impigliate nella massa untuosa, caldissima dei maccheroncini corti cui l’estratto di carne conferiva un prezioso color camoscio”.

Capperi

CAPPERI, CHE DELIZIA!

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CapperiPiccoli ma ricchissimi di sapore, sono in grado di valorizzare numerose pietanze e di dare carattere ai piatti più semplici: i capperi – ovvero i boccioli, e non i frutti, della Capparis spinosa – sono un vanto della gastronomia italiana e sono impiegati in molteplici preparazioni, dalla pasta alla carne, dal pesce alle verdure. Continua a leggere

sfincione palermitano

‘U SFINCIUNI DI PALERMO

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sfincione palermitanoUn soffice impasto ricoperto da un sugo a base di pomodoro, cipolle e acciughe, completato da pezzetti di caciocavallo ragusano e cotto nel forno a legna. Lo sfincione – ‘u sfinciuni in dialetto siciliano –, è una sorta di pizza diffusissima a Palermo come street food: Continua a leggere