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spaghetti aglio olio e peperoncino

SPAGHETTI AGLIO, OLIO E PEPERONCINO… SEMPLICEMENTE PERFETTI!

spaghetti aglio olio e peperoncinoQuando il frigorifero è proprio vuoto, quando non si ha voglia di cucinare, quando vuoi preparare un piatto di pasta da mangiare con gli amici, magari a tarda notte.
Tutte occasioni perfette per preparare uno sfizioso piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino.

Gli spaghetti aglio e olio e peperoncino hanno origine sicuramente nel sud Italia, dove olio e peperoncino erano gli ingredienti alla base di molti piatti. In particolare sembra che l’origine sia partenopea, sarebbe quindi una versione povera degli spaghetti alle vongole un tempo conosciuto come vermicelli alla Borbonica o anche come vermicelli con le vongole fujute. Si dice che un tempo si usassero anche sassolini di mare fatti saltare in padella per dare un po’ di sapore di pesce e poi tolti prima di servire. Esiste poi una variante che prevede l’utilizzo dell’acciuga per donare il sapore del pesce delle vongole però mancanti.

spaghetti aglio e olioUna pasta semplice da preparare, ma anche semplice da rovinare. Basta fare un po’ di attenzione a qualche tipico errore per portare in tavola un piatto buono gustoso.

Prima di tutto l’aglio, che si può usare vestito (con la pellicina) per un piatto più delicato, rosolato intero o tritato, l’importante però è che non venga bruciato, rovinerebbe irrimediabilmente il sapore finale. Inoltre, meglio togliere l’anima interna per non portare in tavola un piatto troppo difficile da digerire.

La pasta deve essere lunga, spaghetti o linguine, nessun altro formato è accettabile per una buona pasta aglio, olio e peperoncino!

Pasta aglio olio e peperoncinoNon esagerare con quest’ultimo ingrediente, meglio tenerne da parte un po’ e aggiungerlo direttamente nel piatto per non rischiare un risultato troppo forte.

Durante la cottura è bene tenere da parte un po’ di acqua di cottura che servirà per amalgamare bene gli ingredienti e per rendere la pasta piacevolmente cremosa, per questo è importante anche che la pasta sia cotta al dente, altrimenti in questo passaggio si rischia di scuocerla.

Per perfezionare questo semplice piatto si può aggiungere, inoltre, abbondante prezzemolo e pan grattato.

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TROCCOLI, LA TRADIZIONALE PASTA PUGLIESE FATTA IN CASA

shutterstock_160319669Capita spesso di ritrovare nella tradizione culinaria italiana gli stessi piatti o le stesse preparazioni sulle tavole di regioni anche distanti tra loro e chiamate in modo diverso. Ad esempio lo gnocco fritto che si può trovare in Liguria, in Toscana ed Emilia Romagna con nomi diversi o anche la panzanella che con qualche piccola variante si può trovare in Toscana, Lazio, Umbria e Marche, e, se si considerano anche le friselle che hanno ingredienti simili, si può considerare anche la Campania, Calabria e Puglia.

shutterstock_152597066Qualcosa di simile accade anche per una particolare pasta foggiana, i troccoli, a ben guardare molto simili ai bigoli veneti, agli spaghetti alla chitarra ben conosciuti in Abruzzo e ai pici toscani o ai tonnarelli laziali. È probabile che le transumanze dei pastori o i rapporti commerciali tra le regioni abbia favorito la diffusioni di tante specialità. Cambiano gli strumenti utilizzati per prepararli, ma il risultato finale si assomiglia moltissimo. Per i troccoli è necessario “u turchje”, il troccolaturo, un mattarello rigato che viene passato sulla pasta già stesa e che separa la pasta formando dei grossi spaghettoni. Uno strumento indispensabile per preparare questi speciali spaghetti e che si può trovare ancora oggi con un po’ di fortuna nei mercatini pugliesi. Per gli spaghetti alla chitarra si usa una speciale strumento con delle corde che tagliano la pasta, per i bigoli invece il torchio. shutterstock_594765599Nel Viterbese invece ogni singolo spaghetto si ottiene arrotolandolo fino a renderlo sottile, ottenendo in questo caso uno spaghetto dalla sezione tonda e non quadrata.

Si preparano utilizzando la semola di grano duro finissima, acqua e uova e la tradizione li vuole conditi con un ragù di carne mista, o il cosiddetto ragù trino (di agnello, vitello e maiale), ma sono ottimi anche con funghi salsiccia e pomodorini, la versione laziale è preparata con cacio e pepe, e comunque si adattano a condimenti di ogni tipo, anche di mare.

Riso e scarole

UNA CORROBORANTE MINESTRA PER L’INVERNO: IL RISO E SCAROLE ALLA CALABRESE

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Riso e scaroleNelle serate invernali non c’è niente di meglio di una minestra fumante per ritemprare il corpo e lo spirito dalle fatiche della giornata. Come quella di riso e scarole della Calabria, un’antica pietanza originaria della zone più interne della regione, dove si coltivano ortaggi e legumi che diventano protagonisti di zuppe sostanziose e nutrienti. Per prepararla, basta sbollentare la scarola in acqua per qualche minuto, insaporirla in un tegame a parte con olio extravergine di oliva, aglio e un pizzico di peperoncino piccante calabrese – che ne bilancia la dolcezza – e poi aggiungere il riso, cuocendo il tutto con l’acqua utilizzata in precedenza per lessare la verdura oppure con brodo vegetale o di carne, per un risultato più gustoso. Per renderla ancora più buona, c’è chi unisce pure qualche acciuga e completa la pietanza con una spolverata di pepe nero – in alternativa al peperoncino – o di pecorino grattugiato. Continua a leggere

Penne alla norcina

LA “DOPPIA PERSONALITÀ” DELLA PASTA ALLA NORCINA

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Penne alla norcina

Se vi fermate a mangiare in un ristorante di Norcia, Perugia, Terni o di qualsiasi altra cittadina umbra e desiderate gustare un buon piatto di “pasta alla norcina”, chiedete prima allo chef con quali ingredienti lo prepara, perché potreste trovarvi di fronte a una pietanza completamente diversa dalle vostre aspettative! Continua a leggere

pasta alla gricia

PASTA ALLA GRICIA, “L’AMATRICIANA BIANCA”

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pasta alla griciaGuanciale, di quello buono, abbondante pecorino grattugiato, una spolverata di pepe nero e pochissimo strutto. Per preparare la Gricia, una delle istituzioni della cucina romana, serve semplicemente questo. Niente aglio né cipolla: coprirebbero il sapore degli altri ingredienti. L’unica eccezione consentita è quella di sostituire lo strutto con un filo d’olio extravergine d’oliva, per risultato più delicato e ‘leggero’. Sulla scelta della pasta, invece, c’è maggiore libertà: spaghetti o bucatini, o ancora un formato corto (mezzemaniche, rigatoni, penne), a patto che sia rigato per abbracciare al meglio il condimento. Continua a leggere

scampi alla busara

GLI SCAMPI ALLA BUSARA DI TRIESTE

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scampi alla busaraUna ricetta che ha il profumo del mare e dell’estate ed è l’ideale nella stagione calda, quando si ha voglia di pietanze leggere senza rinunciare al gusto. Gli scampi alla busara sono una prelibatezza di Trieste, arrivati qui dalla vicina Istria: i crostacei, che devono essere freschissimi, vengono conditi con un delizioso intingolo di pomodori pelati, olio extravergine d’oliva, vino bianco secco, zafferano, pangrattato – che rende il sugo più corposo –, pepe o peperoncino macinato. Continua a leggere

Salame Milano

DELICATO E VERSATILE: IL SALAME MILANESE

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Salame MilanoProtagonista di toast, panini e sandwich si contende da sempre il primato di salame più venduto al banco di salumeria con quello “napoletano”. Rispetto a quest’ultimo, che è di origini molto più antiche, è però tra i più richiesti per la sua versatilità.

Il Salame Milano, comunemente chiamato “milanese”, infatti, è un salume immancabile sulle tavole degli italiani. Quello tradizionale deve essere rigorosamente “a grana di riso”. Continua a leggere

www.piaceridellavita.com

IL CIAUSCOLO MARCHIGIANO, L’UNICO SALAME SPALMABILE

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I contadini se lo concedevano a metà mattinata, spalmato sul pane, per ritemprarsi dalle fatiche del lavoro nei campi. Il ciauscolo è un celebre salume marchigiano a marchio IGP, prodotto nei numerosi borghi compresi tra le province di Ancona, Macerata e Ascoli Piceno. Si caratterizza per il colore rosato, il deciso profumo di spezie e il gusto sapido ma delicato al tempo stesso, ma soprattutto per la consistenza spalmabile, che lo differenzia da qualsiasi altro insaccato presente sul mercato. Continua a leggere

paolo marchi

LA CARBONARA DI PAOLO MARCHI

spaghetti alla carbonara con ingredienti intorno

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Sono convinto che tutti, ma proprio tutti gli italiani abbiano preparato almeno una volta la carbonara. È una di quelle ricette che fa sognare, anche quando non è realizzata bene. Piace la pancetta croccante, la magia dell’uovo, la sapidità del formaggio e tutta quella salinità che avvolge il palato, marcandolo con decisione. Continua a leggere

Bigoli in salsa - Primi del veneto

BIGOLI: LA PASTA FRESCA DEL VENETO

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Bigoli in salsa - Primi del venetoRuvidi, spessi, corposi, in grado di trattenere e rendere unico ogni tipo di condimento. I bigoli o bigoi sono una pasta fresca nata nelle cucine del Veneto e diffusa anche nella confinante Lombardia: simili a grossi spaghetti, si distinguono da questi ultimi per il diametro, che oscilla fra tre e quattro millimetri, e la lunghezza, che può raggiungere i 25-30 centimetri. E non a caso il termine “bigolo” deriva da bigàt, che nel dialetto regionale significa “bruco”, alludendo proprio alla forma di questa singolare varietà di pasta. Continua a leggere

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A FANO PER IL FESTIVAL DEL BRODETTO

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Più di metà italiani non sa neanche cosa sia. O meglio non lo chiama così. Per l’altra metà è un’istituzione, tanto che a Fano, al Brodetto, gli hanno dedicato un festival internazionale, che raccoglie interesse da tutto il Mediterraneo e la partecipazione di chef dai Paesi costieri, tutti accomunati da questa antica pietanza. Continua a leggere

foto pelati

I POMODORI PELATI FATTI IN CASA, IL RITORNO ALLE TRADIZIONI

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Per decenni fare i pelati in casa è stata tra le pratiche più diffuse nelle famiglie italiane, che per necessità producevano questa conserva da consumare, come gustoso condimento, durante l’inverno. Ma per molti era anche un’occasione per trascorrere in allegria alcuni giorni insieme e ritrovarsi. Continua a leggere

spaghettata

LE ORIGINI DELLA SPAGHETTATA ALLA NAPOLETANA

spaghettata

Non è estate senza una spaghettata. Con gli amici o al ristorante, nel villaggio vacanze o sulla nave da Crociera il ferragosto si conclude (ma si può anche aprire) con la tradizionale e benaugurante spaghettata. Continua a leggere

bucatini all'amatriciana

GLI “SPAGHETTI ‘NCOL RANCETTO”

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bucatini all'amatricianaIl suo nome deriva da “rancido”, ma l’impareggiabile sapore rinnega assolutamente l’origine del termine: si tratta degli Spaghetti col rancetto, piatto tipico della cucina umbra. Continua a leggere

Lardo di Colonnata

IL LARDO DI COLONNATA, ANCHE MICHELANGELO NE ERA GHIOTTO

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Lardo di ColonnataMerenda ante litteram, per soldati e cavatori, il lardo è il grasso alimentare di gran lunga più utilizzato nella storia. Quello di Colonnata è tra i più pregiati. Oggi è un prodotto molto diffuso in cucina, da consumare al taglio, con un po’ di pane, preferibilmente caldo, o come ingrediente di primi, secondi, contorni e anche dessert. È di qualche giorno fa, infatti, la notizia della creazione del gelato al lardo di Colonnata, presentato in occasione della tappa veronese del Gelato Festival.

Il Lardo di Colonnata negli ultimi anni ha avuto il merito di far riscoprire e utilizzare in cucina questo prodotto della lavorazione del maiale quasi scomparso, demonizzato dall’inizio degli anni ’80 dalle campagne contro il colesterolo, dopo esser stato per secoli protagonista indiscusso di mille ricette. Continua a leggere

peperoncino

LA VITA È PIÙ SANA CON UN PO’ DI PEPERONCINO

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Ci lu stommicu bonu ole cu staje cipuddhra e tiaulicchiu aje te manciare” (“Se lo stomaco bene vuole stare cipolla e peperoncino deve mangiare”). Quanta saggezza in questo vecchio proverbio salentino, che attribuiva al peperoncino rosso il “potere” di proteggere lo stomaco e il suo funzionamento! Oggi considerarlo un amico della nostra salute non è più soltanto una credenza popolare: numerosi studi negli ultimi anni gli hanno attribuito, infatti, proprietà antibatteriche, antiossidanti e – come evidenziato di recente dall’Università della California – analgesiche e antidolorifiche. Continua a leggere

collage di fotografie a tema pasta italiana di grano duro

TUTTO QUELLO CHE VUOI SAPERE SU “LA PASTA”

collage di fotografie a tema pasta italiana di grano duroLunga o corta, fresca o secca, all’uovo o ripiena, è la regina indiscussa della tradizione gastronomica italiana e della dieta mediterranea. L’Italia ne è da sempre il principale produttore e consumatore (circa 28 kg annui pro-capite). Al sugo di pomodoro, di pesce, di carne, di verdure, al pesto, (solo per citarne alcune varianti), gli italiani (ma non solo), è il caso di dirlo, la amano proprio in tutte le salse!

Ecco che a volte può nascere la curiosità di scoprire qualche ricetta nuova, di conoscere ad esempio l’origine dei formati, o magari di sapere tra spaghetti, bucatini, farfalle, penne, tagliatelle, fusilli, linguine (e chi più ne ha più ne metta!) quello perfetto per la nostra ricetta.  A queste e ad altre mille curiosità risponde la recente appLa pastalanciata dall’Unione Nazionale Consumatori, in collaborazione con Aidepi, l’Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane, che svela proprio tutti i segreti  dell’alimento simbolo della cucina italiana.

Con un’interfaccia grafica semplice ed intuitiva, l’app non suggerisce solo nuove ricette, ma permette di navigare tra oltre 45 prodotti catalogati per: formato, tipologia, regione di provenienza o anche solo per nome del prodotto. Ogni scheda relativa ai singoli formati contiene la descrizione, consigli sui condimenti più indicati, qualche curiosità e le ricette più appetitose e semplici da preparare.

App-PastaMa non è tutto, la vera novità è rappresentata dal fatto che navigando all’interno dell’App, si possono utilizzare strumenti di uso quotidiano quali: – il timer (che monitora il tempo di cottura della pasta ed indica il momento della scolatura); il dosa-spaghetti (che suggerisce le porzioni perfette in base al numero di persone);  una lista di ingredienti con le dosi per quattro persone (una sorta di guida per non sbagliare) e la tabella dei valori nutrizionali contenuti in ciascun alimento. Inoltre è possibile creare un personale book di ricette, inserendole nella sezione “preferite”, così da avere immediatamente accesso a quelle che interessano di più.

E dulcis in fundo ci si può divertire con la funzione ‘agita e scopri cosa cucinare oggi’: quando proprio non si hanno idee basterà agitare il proprio smartphone e su di una lavagnetta comparirà una proposta di ricetta da preparare.

E poi ancora, “La pasta” fornirà consigli anche su come conservare la pasta, come cuocerla e darà delle indicazioni persino su come leggere le etichette, utili ad esempio a conoscere le distinzioni tra la pasta di semola, di grano duro, quella di semola integrale, le speciali, quelle fresche, quelle all’uovo, i valori nutrizionali di ciascuna tipologia e naturalmente i migliori abbinamenti gastronomici.

L’idea di creare l’app ‘La pasta’, che è scaricabile gratuitamente su App Store e Play Store, è nata dalla volontà di far conoscere ai consumatori le qualità, le caratteristiche e le ricette con le quali preparare l’alimento principe della dieta mediterraneaspiega Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori. “Per esempio non tutti sanno che la pasta è più digeribile se perfettamente cotta al dente, quindi il segreto è scolarla un minuto prima di quanto suggerito sulle confezioni perchè la cottura continua” sottolinea”.

“La qualitàcontinua Mario Piccialuti, Direttore AIDEPIl’immagine e i valori di tradizione e di cultura che trasmette la pasta, uniti ai contenuti salutistici e alla indiscutibile versatilità che questo piatto possiede, lo rendono, assieme alla sua accessibilità economica, un prodotto di cui le Aziende italiane sono leader nel mondo per livello e produzione, come testimonia il sempre crescente apprezzamento all’estero della pasta italiana”.

Spaghetti alla chitarra

UNA PASTA “DI UN CERTO SPESSORE”

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Maccheroni alla chitarra

Grossi spaghetti del diametro di due o tre millimetri, che grazie al loro spessore “accolgono” alla perfezione il sugo e soddisfano il palato. I maccheroni alla chitarra o “carrati” sono una specialità della cucina abruzzese, preparati con 100 grammi di farina, un uovo e un pizzico di sale, come la classica pasta fresca all’uovo; Continua a leggere

Capperi

CAPPERI, CHE DELIZIA!

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CapperiPiccoli ma ricchissimi di sapore, sono in grado di valorizzare numerose pietanze e di dare carattere ai piatti più semplici: i capperi – ovvero i boccioli, e non i frutti, della Capparis spinosa – sono un vanto della gastronomia italiana e sono impiegati in molteplici preparazioni, dalla pasta alla carne, dal pesce alle verdure. Continua a leggere

Cupof coffee

SPAGHETTI AL POMODORO DAY

Nessun piatto come gli spaghetti al pomodoro è sinonimo di pasta e soprattutto di cucina italiana nel mondo. Semplici da preparare, economici e genuini coniugano da sempre tradizione e innovazione a tavola. E oggi, il 17 gennaio, questo piatto si celebra in tutto il mondo. Quest’anno, infatti, gli spaghetti al pomodoro e basilico sono il piatto scelto dal GVCI, il Gruppo Virtuale dei Cuochi Italiani, un network di oltre 1200 professionisti italiani, principalmente chef, che lavorano in 70 Paesi del mondo per l’International Day of Italian Cuisines, la Giornata mondiale della cucina italiana.

Cupof coffeeGli spaghetti al pomodoro, afferma Luigi Cremona, è “la ricetta forse più italiana di tutte, una ricetta che deve far pensare. Noi italiani siamo a volte abilissimi nel disperdere il nostro patrimonio, anche quello gastronomico. Abbiamo inventato le ricette che tutto il mondo ci invidia per il sapore, la bontà e il valore salutistico che offrono, poi invece ne sciupiamo il valore con metodi e procedimenti discutibili da tutti i punti di vista”. “Il primo piatto – continua il decano della critica eno-gastronomica italiana – è la cosa che più ci identifica e rappresenta e quindi quello che dobbiamo meglio preservare e difendere. Dobbiamo ritrovare, se l’avessimo perso, l’orgoglio di offrire piatti di spaghetti dove gli spaghetti siano effettivamente il primo ingrediente della ricetta, la componente dominante, e il resto sia come è giusto un accompagnamento, un arricchimento misurato e non invasivo, un condimento che viene naturalmente assorbito dalla pasta e che alla fine della degustazione non rimane a galleggiare tristemente e inutilmente nella scodella”.

Gli spaghetti al pomodoro è un piatto con cui si sono cimentati tutti: cuochi più o meno famosi, chef stellati ma anche tanti appassionati. Hanno provato a reinventarli secondo le indicazioni della cucina molecolare, a prepararli “scomposti”, con pomodori di tutti i tipi, con la pasta integrale piuttosto che con quella gluten free. Ma alla fine si è tornati e si tornerà sempre alla ricetta classica: spaghetti o vermicelli di grano duro, pomodoro San Marzano o pomodorino del Piennolo, olio extravergine di oliva e una foglia di basilico.

Una fonte certa come L’Almanach des gourmands del famoso gastronomo Alexandre-Balthazar-Laurent Grimod de la Reyniere fa risalire il primo piatto di pasta al pomodoro al 1807 in Francia. Ma lì, evidentemente non ebbe successo. Diversamente a Napoli i “vermicielli” con il pomodoro diventarono da subito un piatto popolare, forse – anzi sicuramente – perché si vendevano per strada e anche i più poveri potevano comprarli con 2 o 3 grani (il grano era la moneta equivalente a 8 centesimi). Se le origini di questa ricetta sembra risalgano al 1790, citati dal cuoco Francesco Leonardi nel suo Apicio Moderno, la prima vera ricetta è del 1837 quando Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino e autore de La Cucina Teorico-Pratica, incluse nel libro la ricetta dei “Vermicelli al pomodoro”.

Il Gruppo virtuale dei giovani cuochi

Fondato nel 2001 da Mario Caramella, attuale presidente, e Rosario Scarpato. Caramella fu tra i primi chef, alla fine degli anni ’80, a introdurre la cucina italiana in Asia dove lavora attualmente come executive chef a Bali (Indonesia). Scarpato, invece, che vive e lavora tra Melbourne e Buenos Aires, è un produttore televisivo e giornalista, Presidente Onorario del GVCI e dirige il sito itchefs-gvci.com.

Una penetrante lettura, in chiave satirica, dei costumi dell’Italia del dopoguerra che mette in evidenza in maniera brillante il mito esterofilo dell’America, è il celebre film del 1954 Un americano a Roma, diretto da Steno.

Tra le varie disavventure che il giovane Nando, interpretato da Alberto Sordi, ha nel corso del film resta memorabile la scena cult della sua “guerra” al maccherone che la mamma, da brava donna italiana, ha lasciato al figlio.

Il mitico Albertone, che sogna gli USA come un miraggio, si divide tra la tentazione degli spaghetti al pomodoro e di una buona bottiglia di Lambrusco e la cucina made in Usa, fatta di yogurt, latte e mostarda.

Nando prima disdegna la pasta ma poi vi si accanisce con grande appetito, dimostrando di preferire senza alcun dubbio le buone anche se  “antiche” abitudini italiane, alle insulse mode “estere”. Una scena, senza dubbio, simbolo nel mondo del buon cibo italiano, ma in primis dei maccheroni!

Li mangia tutto il mondo, sono ormai entrati nel dizionario di tutte le lingue, eppure sino ad ora nessuno è riuscito a scoprire dove siano stati prodotti per la prima volta; considerati però così italiani che si da per scontata la loro scoperta proprio nella nostra Penisola.

C’è chi sostiene che i maccheroni siano nati in Cina, dal momento che anche Marco Polo nel suo “Milione” ne fa riferimento esplicito. Ma se fosse così, da dove ha origine il loro nome? Quasi certamente in Grecia. Maccherone potrebbe, infatti, derivare dall’aggettivo “makros” cioè lungo e da “màkares”, che vuol dire beati, riferendosi ai defunti per i quali si preparavano maestosi banchetti nei quali le paste a base di farina la facevano da padrone.

Partendo dalla Cina, attraverso la Grecia, giungiamo a quello che comunemente è considerato il luogo di nascita del maccherone: Napoli, ex colonia greca. Tra un po’ ci ritorneremo.

Proprio perché la pasta, e ancor più la pasta asciutta, ha origini misteriose, è interessante riportare la meravigliosa leggenda che Matilde Serao, scrittrice e giornalista italiana di fine ‘800, elaborò per raccontarne l’origine. Narra la scrittrice che “nel 1220, regnando Federico II di Svevia, re di Napoli e di Palermo, viveva all’ombra del Vesuvio in contrada Posanova, il misterioso mago Chico. Abitava in una casa malfamata: uno strozzino al primo piano, una donna di facilissimi costumi al secondo, ladri esperti al terzo, questi erano i coinquilini di Chico, il quale viveva in due stanzette all’ultimo piano, che non apriva mai al bel sole di Napoli. Il mago passava le sue giornate facendo cose misteriose, ciabattando di continuo tra la cucina e la stanza da letto. Più d’uno asseriva di averlo visto talvolta tutto bianco come un lenzuolo, con strani strumenti in mano, chi dinanzi ad una grande pentola in ebollizione. Altri, ancora, narravano d’averlo visto con le mani lorde di sangue fino al gomito. Nel portone accanto al suo, anche lei all’ultimo piano, viveva Jovannella, giovane cuoca alla corte di re Ferdinando. Pettegola oltre ogni dire, la donna cercava da anni di scoprire a che cosa stesse armeggiando Chico. E un bel giorno, attraverso la fessura di una porta che non chiudeva bene, Jovannella riuscì a scoprire a che cosa servivano le erbe aromatiche e i pomodori che il fedele servo di Chico acquistava quotidianamente al mercato: per preparare una salsa da spargere su una pasta preparata in casa. Detto fatto, Jovannella corse a corte e propose al primo cuoco del re di lasciarle preparare un piatto segreto. Inutile dire che la sua ricetta esclusiva ebbe un enorme successo e che, in poco tempo, l’astuta cuoca divenne ricchissima e amata da tutti”.

La leggenda sarà anche inverosimile (la coltivazione dei pomodori fu portata in Europa dopo la scoperta dell’America, due secoli abbondanti dopo), ma l’insistenza con cui i napoletani difendono l’ambigua paternità della pasta è dettata dal fatto che, chiunque l’abbia inventata, sono stati proprio loro a perfezionarla in maniera tale da far confluire su questo piatto i palati golosi e buongustai di tutto il mondo.

Certo è che a Napoli, comunque, i maccheroni erano un piatto già conosciuto nel Seicento, al tempo dei viceré spagnoli. Proprio in quell’epoca subentrarono, come vivanda popolare, alla minestra maritata, fino a quando le donne napoletane non impararono a fare la pasta in casa e i maccheroni iniziarono ad essere considerati cibo da ricchi, perché andavano acquistati e pagati in contanti.

Ma come preparare gli spaghetti al pomodoro che vedendo la scena del film fanno venire un’inevitabile acquolina in bocca?

È semplice: far soffriggere la cipolla, tagliata fine, in un fondo d’olio insieme ai filetti di pomodoro (che vanno spellati, privati di seme e tagliati a liste sottili). Salare il tutto e scottare la polpa a fuoco vivo. Poi abbassare la fiamma e lasciar cuocere per 10 minuti, un quarto d’ora al massimo. Cuocere la pasta in acqua salata. Il basilico può essere aggiunto nell’ultima fase di cottura del sugo o meglio crudo sulla pasta condita. Se piace, aggiungere in ultimo una spolverata di parmigiano grattugiato.