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Lista della spesa

TRUCCHI E CONSIGLI PER EVITARE SPRECHI

Lista della spesaDopo i giorni di festa appena passati, durante i quali l’abbondanza di cibo ha caratterizzato le tavole della maggior parte degli italiani, ci si domanda come evitare gli sprechi.

Ci sono un po’ di trucchi che si possono adottare prima di fare la spesa, ma anche dopo aver acquistato o cucinato troppo per evitare che dell’ottimo cibo finisca in spazzatura. Prima di tutto è necessario controllare di cosa si dispone in dispensa e in frigorifero prima di recarsi al supermercato, per evitare di acquistare prodotti non necessari e che potrebbero essere eccedenti.

freezerStilare una lista della spesa accurata è dunque il primo passo per evitare di acquistare cibo destinato a finire in spazzatura e quindi anche per risparmiare. Una volta arrivati in negozio è bene pensare bene a cosa si sta comprando per evitare di farsi ammaliare dalle promozioni, in alcuni casi potrebbero portare ad acquistare troppo.

Dopo aver portato a casa le giuste quantità, è importante pensare a quanto cucinare. Se i propri ospiti non sono gran mangioni è meglio evitare di abbondare eccessivamente nelle preparazioni. La bilancia può essere di grande aiuto per evitare di preparare eccessive quantità di pasta o riso, ad esempio.

frullatiMolto spesso la frutta e la verdura un po’ troppo mature possono essere utilizzate per preparare frullati, dolci o zuppe, un modo anche questo per evitare di buttare ingredienti non può adatti ad essere consumati freschi, ma dal sapore ancora squisito.

Anche il congelatore può essere un grande aiuto, si può utilizzare per surgelare le eccedenze crude o gli avanzi già cotti. Meglio dividerli in monoporzioni così da avere già le giuste quantità ed evitare sprechi anche quando si deciderà di scongelarle.

È bene infine tenere in ordine la dispensa facendo in modo di tenere i evidenza i prodotti con la scadenza più vicina, in questo modo si possono evitare spiacevoli sviste e di trovarsi costretti a buttare tanto buon cibo.

Supermercato

BASTA SPRECARE!

SupermercatoOgni anno in Italia si spreca il 43% del cibo che viene gettato in spazzatura. È importante cercare di limare gli sprechi per numerose ragioni. Per l’economia familiare, riuscire ad utilizzare tutta la propria spesa significa anche risparmiare. Su questo fronte secondo Slow Food ci sono stati degli importanti miglioramenti. Nel 2017 in casa sono stati buttati 36,92 kg di alimenti, per un costo di 250 euro annui, nel 2016 invece sono stati buttati addirittura 80 kg, quindi circa il 40% in più, con un risparmio quantificabile in 110 euro, non male!

Anche i supermercati buttano un’alta quantità della propria merce. Secondo uno studio svedese della Karlstad University, pubblicato sulla rivista Resources, Conservation and Recycling, banane, insalata, mele, pomodori, peperoni, pere ed uva sono i prodotti che più spesso finiscono nella spazzatura ancora prima di essere venduti,  contribuendo da soli a quasi la metà degli scarti di frutta e verdura fresche nei negozi.

BananeLe banane sono il prodotto più sprecato a causa della loro velocissima maturazione e sono anche il prodotto, tra quelli citati, a più alto impatto ambientale. Secondo la ricerca svedese concentrarsi su questi sette prodotti potrebbe fare la differenza sia per l’ambiente sia per l’economia della grande distribuzione. È risultato che l’85% dei costi associabili agli sprechi è riconducibile ai prodotti in sé, sono poi da tenere in considerazione le ore di lavoro dei dipendenti dedicate alla rimozione dei prodotti, allo smaltimento e alla registrazione delle perdite.  Una maggiore supervisione del reparto ortofrutta aiuterebbe i supermercati a valutare meglio gli ordini ai grossisti con evidenti vantaggi.

pappa al pomodoroA casa invece è bene organizzarsi al meglio, preparando magari un menù settimanale prima di fare la spesa per  evitare di acquistare troppo. Una volta arrivati i prodotti freschi in frigorifero invece, è bene tenerlo in ordine per avere ben chiaro cosa si può utilizzare per una cena veloce. È una buona idea anche cercare di sfruttare tutto, anche le parti che si considerano spesso scarti e che si possono in realtà cucinare e trovare molta soddisfazione. Come ad esempio i ciuffi delle carote, ottime per preparare salse verdi o condimenti per la pasta o l’insalata da mangiare subito quando è ancora fresca e croccante, ma quando sembra essere un po’ troppo appassita, invece di buttarla,  si può unire ad una minestra o il pane secco da utilizzare per numerose e golosissime ricette della tradizione.

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ECO DAL FRIGO, UN’APP PER QUANDO GLI INGREDIENTI SCARSEGGIANO E CHE LIMITA GLI SPRECHI

Ultimamente hai poco tempo per la spesa e il tuo frigo è pressoché vuoto?  Hai qualche avanzo di formaggio e nel cassetto della verdura, ci sono un paio di zucchine? Non disperare, puoi riuscire a preparare una cena nonostante i pochi ingredienti a disposizione. E se sei troppo stanco per pensare o se non sei il tipo di persona a cui si possa dire di essere dotato di fantasia in cucina, c’è una web app che ti viene in aiuto, si tratta di Eco dal frigoecodalfrgio

Accedendo alla pagina e inserendo i pochi ingredienti a disposizione, si possono velocemente ottenere interessanti ricette da preparare, risolvendo così ogni problema per la cena. È un’applicazione gratuita disponibile su qualsiasi dispositivo dotato di connessione.

Eco dal frigo nasce dal nobile intento di contrastare lo spreco alimentare. È stata ideata da Mission Bambini, una fondazione italiana che ogni giorno offre un aiuto concreto ai bambini in Italia e nel mondo, perché abbiano l’opportunità di essere accolti, curati e istruiti. 

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La fondazione sottolinea come lo spreco alimentare sia un problema importante e che è necessario riuscire a contrastare. Si stima infatti che solo in Italia, in media, ogni famiglia butti 49 kg di cibo all’anno, per un valore di oltre 300 euro. Numeri che si possono abbassare facilmente ponendo maggiore attenzione all’utilizzo di tutto ciò che abbiamo nel frigo o nella dispensa controllando regolarmente le scadenze.
Utilizzare Eco dal frigo è semplicissimo. Dopo aver selezionato i prodotti che potrebbero deperire in breve tempo, in pochi click la app suggerirà tutte le ricette possibili. Con qualche avanzo di formaggi, ad esempio Eco dal Frigo suggerisce di preparare dei Medaglioni di polenta ripieni di formaggi con pancetta. Prima che le melanzane si rammolliscano si può provare a preparare una Torta di riso e melanzane. Oppure salvare quella banana che sta scurendo  velocemente nel cesto della frutta cucinando dei Muffin alla banana.

Il progetto è aperto anche a chi volesse partecipare inviando la propria ricetta anti-spreco.

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OLIO, L’APP CHE ELIMINA GLI SPRECHI ALIMENTARI

shutterstock_85324693Lo spreco alimentare è un problema che interessa tutto il mondo, non solo dal punto di vista etico, ma anche per le importanti ripercussioni economiche e sull’ambiente. Genera infatti ben l’8% delle emissioni globali di gas serra. Un problema che va affrontato. Esistono interessanti iniziative private volte a risolvere o contenere il problema.

shutterstock_387833458Esiste ad esempio OLIO, una compagnia inglese che si impegna a minimizzare gli sprechi. Nasce dall’idea di una ragazza, Tessa Cook, che in occasione del trasloco che la riportava in Inghilterra dopo una permanenza in California per ragioni di studio, si è resa conto di avere molto cibo ancora edibile, che non poteva trasportare, ma che non voleva neanche buttare. Ha pensato che una soluzione poteva essere quella di donarlo ai vicini di casa. Insieme a Saasha Celestial-One, la sua prima socia, ha provato ad ideare una soluzione per rendere possibile e facile trovare le persone nelle vicinanze a cui lasciare il cibo.

Da questa semplice idea nasce quella che le due ragazze, oggi a capo di OLIO, definiscono ‘una rivoluzione alimentare’.

shutterstock_387007507Scaricando la App gratuita, disponibile per Ios e Android, è possibile postare una foto dell’alimento in questione corredato da una breve descrizione e dove è possibile trovarlo e ritirarlo. Se invece si intende cercare del cibo nelle proprie vicinanze è possibile cercare cosa c’è di disponibile nella propria zona e organizzare il ritiro attraverso un messaggio privato. A questa piccola iniziativa, che secondo OLIO può essere in grado di produrre un grande cambiamento, possono partecipare anche gli esercizi commerciali.

Un modo per evitare di buttare grandi quantità di cibo, ma anche per mettere in contatto persone che vivono nelle vicinanze.

Al momento è una App attiva solo in Gran Bretagna, ma il team di OLIO si sta organizzando per renderla utilizzabile anche nel resto del mondo.

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LA DOGGY BAG DIVENTA “FAMILY BAG”, IL CONTENITORE DI TENDENZA CONTRO LO SPRECO

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Nel 2015, 7,3 milioni di italiani festeggeranno il Natale fuori casa, prediligendo menu fissi con sei o sette portate (dati Fipe – Federazione Italiana Pubblici Esercizi), per assaggiare paste ripiene, arrosti, capponi farciti e altre delizie tipiche della tradizione regionale. Quanti trascorreranno il 25 dicembre in un ristorante padovano, avranno un’occasione in più per evitare che gli avanzi di pranzi così abbondanti vadano sprecati: lo scorso 10 dicembre, Ministero dell’Ambiente, Unioncamere Veneto e CONAI hanno presentato la “Family Bag”, la prima doggy bag “all’italiana” per portare a casa ciò che non si riesce a consumare al ristorante. Il progetto pilota prevede la distribuzione dei contenitori all’interno di un centinaio di locali di Padova, ma l’intenzione è di estendere l’iniziativa all’intera regione e in futuro al resto della Penisola. Continua a leggere

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A SCUOLA SI INSEGNA IL VALORE DEL CIBO CON LA GOOD FOOD BAG DI LEGAMBIENTE

www.viviconstile.org

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Portare a casa la doggy bag quando si pranza o si cena al ristorante, per evitare di sprecare pasta, carne, verdure che rimangono nel piatto, è un gesto che sta lentamente entrando a far parte dei costumi degli italiani; talvolta sono gli stessi locali a consegnarla ai clienti senza aspettare la loro richiesta, per evitare imbarazzi. Ma cosa succede alle grandi quantità di alimenti che ogni giorno avanzano nelle mense scolastiche? Dalle scuole proviene una larga fetta degli sprechi nel nostro Paese, con una percentuale di cibo che finisce tra i rifiuti che si aggira attorno al 13% (dati Cittadinanzattiva, XII Rapporto nazionale “Sicurezza, qualità, accessibilità a scuola”). Una cifra enorme, se si pensa che i pasti distribuiti ogni mese agli studenti, da nord a sud della Penisola, sono 49 milioni.

Da qualche mese un’iniziativa di Legambiente sta cercando di ridurre il fenomeno e sensibilizzare i più piccoli al valore del cibo: è la “Good Food Bag”, una doggy bag che consente a bambini e ragazzi di portare via ciò che non riescono a consumare a mensa, mangiandolo poi a casa con la propria famiglia. Il sacchetto anti-spreco firmato dall’organizzazione è di plastica lavabile, riutilizzabile e riciclabile ed è fatto per contenere pane, prodotti da forno, frutta non sbucciata, merendine e budini, insieme a cibi già cucinati ma ancora chiusi nelle vaschette. Morbido e richiudibile, riesce a reggere fino all’equivalente di due litri di latte in cartone. È pensato principalmente per le scuole, ma può essere richiesto anche da ristoranti e bar, mense aziendali, amministrazioni pubbliche e semplici consumatori, sui siti www.legambiente.it e www.viviconstile.org.

Nel mondo, secondo i dati della FAO, un terzo del cibo prodotto finisce nella spazzatura – spiega Laura Primerano di Fondazione Legambiente Innovazione –. In Italia, secondo le stime di Last Minute Market, ogni famiglia getta nella spazzatura almeno un chilo di cibo al mese. La Good Food Bag nasce proprio per contrastare questo spreco di cibo e per fare in modo che portarsi a casa il cibo avanzato sia un motivo di orgoglio”.

Mensa scolasticaL’altro scopo del progetto, infatti – oltre a far diminuire la quantità di pane, pasta, frutta e altri alimenti sprecati – è quello di far comprendere ai giovanissimi che recuperare gli avanzi è un gesto necessario e intelligente. Necessario nei confronti dell’ambiente – perché riducendo gli sprechi cala anche la quantità di rifiuti – e di quanti non hanno cibo a sufficienza per vivere (oltre sei 6 milioni di persone in Italia, 795 milioni nel mondo). Intelligente per la propria famiglia, dal momento il cibo buttato via viene pagato due volte, prima come alimento da acquistare, poi come rifiuto da smaltire.

Per questo l’organizzazione unisce alla distribuzione delle bag una campagna di educazione allo spreco, invitando coloro che utilizzano lo speciale sacchetto a entrare a far parte della community “Noi usiamo la Good Food Bag” su Viviconstile.org, il portale che riunisce i cittadini che adottano comportamenti ‘virtuosi’ come riciclare gli avanzi, coltivare un piccolo orto sul balcone di casa, condividere l’auto, bere l’acqua del rubinetto o fare la raccolta differenziata. E su Legambiente.it dà alcuni consigli pratici ai dodici milioni di persone che ogni giorno, in Italia, pranzano fuori casa, come quello di “evitare porzioni eccessive rispetto al proprio appetito” e, se non si mangia in mensa, portare al lavoro o a scuola una schiscetta ‘sostenibile’, “magari preparata a casa con gli avanzi della sera prima”.

Lettura etichette

LE “STRATEGIE” DEGLI ITALIANI CONTRO LO SPRECO DI CIBO

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Lettura etichetteGli italiani sono sempre meno spreconi di cibo. Riutilizzano gli avanzi di pranzo o cena, al ristorante richiedono la doggy bag per portare a casa il cibo o la pizza rimasta nel piatto e sono sempre più attenti alle date di scadenza presenti in etichetta! Il dato emerge da un’indagine Coldiretti/Ixè presentata qualche giorno fa a Expo, durante il convegno “Surplus Food Managemente Waste. Il recupero delle eccedenze alimentari: dalle parole ai fatti”, promosso dal Politecnico di Milano e dal Banco Alimentare. Ben il 60% della popolazione adotta ‘strategie anti-spreco’ per evitare di far finire nel cassonetto pane, latte, frutta, verdura, alimenti già cotti. Continua a leggere

www.improntaunika.it

GIORNATA MONDIALE DELL’ALIMENTAZIONE: LA PROTEZIONE SOCIALE CONTRO LA POVERTÀ RURALE

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Giornata Mondiale Alimentazione 2015

L’alimentazione è il principale fattore di discriminazione sociale. Molte, troppe persone pensano che il problema della fame nel mondo sia stato risolto, anche solo perché non se ne parla più come una volta. È, invece, una delle questioni di maggiore attualità. Chi non ha cibo a sufficienza non può dedicarsi ad altre attività come lavorare, studiare, coltivare la terra. Questa riflessione ha portato la FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, a dedicare la Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2015 al tema della Protezione sociale. “Dobbiamo affrontare la povertà e la fame ma anche le condizioni che le provocano”, affermano dalla FAO. E così il 16 ottobre, all’Expo di Milano, esperti di tutto il mondo si confronteranno sul tema Protezione sociale e agricoltura per spezzare il ciclo della povertà rurale. La protezione sociale è un insieme di politiche, programma e interventi che mirano a proteggere i poveri e le persone che soffrono di insicurezza alimentare e farli uscire dalla povertà e della fame attraverso una serie di programmi che forniscono sostegno finanziario o in natura alle persone povere e vulnerabili, aiutandoli ad accrescere il loro reddito, le capacità e competenze e i loro diritti. Continua a leggere

Spesa al supermercato

UBO, “UNA BUONA OCCASIONE”: L’APP PER LA CORRETTA GESTIONE DEL CIBO

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Spesa al supermercatoFare la spesa in maniera intelligente, lasciandosi guidare dalle reali necessità più dall’istinto; conservare correttamente gli alimenti nella dispensa e in frigorifero, per farli durare più a lungo; riciclare gli avanzi in maniera creativa, cucinando piatti nuovi e gustosi. Per diventare consumatori “virtuosi”, che con le proprie scelte di ogni giorno contribuiscono a ridurre gli sprechi alimentari, basta seguire poche e semplici regole: questa l’idea che ha spinto le regioni Piemonte e Valle d’Aosta, in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale piemontese, a sviluppare UBO – acronimo di Una Buona Occasione –, un’applicazione per smartphone e tablet pensata per guidare gli utenti a una corretta ‘gestione’ del cibo, dal momento dell’acquisto fino al riutilizzo di quello in eccedenza. Continua a leggere

grow the future

GROW THE FUTURE: LE BUONE AZIONI ANTISPRECO PER “NUTRIRE IL PIANETA”

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grow the futureAbbiamo acquistato al mercato i piselli freschi? Con i baccelli, invece di buttarli via, prepariamo una gustosa salsina per i crostini, lessandoli e frullandoli insieme a qualche cucchiaio di panna o besciamella. Approfittando delle offerte al supermercato abbiamo fatto scorta di alimenti che difficilmente riusciremo a consumare prima della scadenza? Condividiamoli con i vicini di casa. E con l’acqua con cui abbiamo lavato frutta e verdura innaffiamo le piante del nostro balcone. Questi suggerimenti per uno stile di vita senza sprechi arrivano dal portale Grow the future, lanciato a fine aprile da Syngenta – gruppo mondiale che opera nell’agribusiness per lo sviluppo dell’agricoltura sostenibile – per la terza edizione dell’omonima iniziativa, nata per sensibilizzare i cittadini a un utilizzo consapevole delle risorse idriche e alimentari. Continua a leggere

Bambina al mercato

DAL SEME ALLA TAVOLA: I BAMBINI IMPARANO A DARE VALORE AL CIBO

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Dal seme alla tavolaEducare i giovanissimi a uno stile di vita sobrio, nel rispetto di chi ancora oggi non ha cibo a sufficienza per sopravvivere: questo l’obiettivo di Dal seme alla tavola, un incontro rivolto agli alunni delle scuole elementari e medie della Penisola in programma giovedì 30 aprile negli spazi di Explora, il Museo dei Bambini di Roma. L’iniziativa è promossa dalla ONG Green Cross Italia e dal World Food Programme delle Nazioni Unite e gode del patrocinio del Progetto Scuola Expo Milano 2015 del Ministero dell’Istruzione, pensato per avvicinare gli studenti italiani alle tematiche dell’Esposizione Universale. Continua a leggere

http://bragonline.org.uk/

RI-GUSTAMI A CASA, LA DOGGY BAG FA BENE ALL’AMBIENTE

http://bragonline.org.uk/

bragonline.org.uk

All’estero chiederla è una consuetudine consolidata ormai da anni, tanto che persino la first lady Michelle Obama, nel 2009, quando era a Roma per il G8 – evidentemente abituata a fare così in patria – portò via tranquillamente gli avanzi della cena dal ristorante “I maccheroni” della Capitale. In Italia, al contrario, la doggy bag è guardata ancora con sospetto, o meglio, con imbarazzo.

E invece uscire dal locale con il sacchetto o la vaschetta contenente il cibo rimasto nel piatto non solo rappresenta un diritto del cliente – sancito addirittura da una sentenza della Cassazione nel luglio scorso –, ma anche un gesto decisamente green, che fa bene all’ambiente.

rigustami a casaLa Provincia autonoma di Trento lo ha capito già tre anni fa, lanciando l’iniziativa Ri-gustami a casa, nata per diffondere la cultura del riciclo del cibo avanzato sui tavoli di bar e ristoranti. Nei locali trentini sono i ristoratori stessi a proporre ai clienti di portare a casa quello che non sono riusciti a mangiare, riponendo il tutto all’interno di una speciale “eco-vaschetta”, fabbricata con la carta proveniente da foreste certificate FSC (Forest Stewardship Council), un’organizzazione internazionale che promuove la gestione responsabile dei boschi.

In questo modo, al consumatore viene evitato il disagio della richiesta e portare con sé la doggy bag diventa molto più naturale: una strategia che, dal 2011 a oggi, ha fatto aumentare di quattro volte – dal 20 si è passati all’80% – la percentuale di persone che, una volta terminato il pranzo o la cena fuori, torna a casa con il sacchetto “virtuoso”, con oltre 50mila eco-vaschette distribuite.

Vivere a spreco zero

www.ecoristorazionetrentino.it

A beneficiare della campagna sono i ristoratori, che riducono significativamente la quantità di rifiuti organici da smaltire, gli stessi clienti, che così evitano di spendere più di quanto abbiano effettivamente consumato, e l’ambiente, con una diminuzione importante degli sprechi.

Le stime parlano di un risparmio notevole, con 4,6 chilogrammi – in media – di avanzi recuperati da ciascun locale in un mese. Se il recupero divenisse sistematico, ogni ristorante eviterebbe di gettare via oltre 55 chili di cibo l’anno.

A conferma del successo di Ri-gustami a casa è arrivato, il 24 novembre, il riconoscimento di Last Minute Market, società nata nel ’98 come spin-off dell’Università di Bologna che opera sul territorio recuperando beni invenduti (alimenti in eccedenza nei supermercati, pasti pronti nelle mense scolastiche e aziendali, farmaci da banco) e destinandoli a Onlus ed enti caritativi. Alla presenza del Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, il progetto altoatesino ha ricevuto il premio “Vivere a spreco zero” nella categoria “Enti pubblici”, per l’impegno e il contributo tangibile dato in questi anni nella lotta allo spreco alimentare. Un altro piccolo passo verso un mondo più sostenibile.

macelleria

L’IDEA ANTISPRECO CHE CONVIENE: LASTMINUTESOTTOCASA.IT

macelleriaAcquistare cibi freschi a un costo ridotto, grazie alle tante offerte che ogni giorno ci vengono proposte da supermercati e negozi sotto casa. È un gesto che compiamo sempre più di frequente, per risparmiare sulla spesa quotidiana e ritrovarci, a fine mese, col portafogli un po’ meno leggero.

E da oggi, approfittando degli sconti potremmo non solo fare del bene alle nostre tasche, ma anche aiutare i negozianti a non ritrovarsi, a fine giornata, con merce invenduta, contribuendo così a diminuire l’allarmante fenomeno dello spreco alimentare. Come? Con Last Minute Sotto Casa, un innovativo progetto nato negli spazi dell’IP3, l’Incubatore di Imprese Innovative del Politecnico di Torino – il più importante incubatore universitario esistente in Italia e uno dei principali in Europa –, dalla mente di Francesco Ardito e Massimo Ivul, entrambi con una pluridecennale esperienza nella comunicazione – rispettivamente nel campo del project management e dello sviluppo di software.

Last Minute Sotto Casa è una piattaforma online che favorisce l’incontro tra commercianti e consumatori che abitano nello stesso quartiere, permettendo ai primi di smaltire i prodotti in scadenza e quelli freschi – rimasti invenduti nel corso della giornata e destinati perciò ad essere gettati nel cassonetto – e ai secondi di usufruire di offerte convenienti. Per iniziare a utilizzare il servizio basta registrarsi gratuitamente all’indirizzo lastminutesottocasa.it, selezionando un account (negozio o cliente) e specificando la propria posizione geografica – l’indirizzo dell’esercizio commerciale per il negoziante, quello della propria abitazione per il consumatore. Quest’ultimo potrà scegliere, inoltre, il genere di proposta che desidera ricevere (scegliendo tra prodotti di panetteria, gastronomia, macelleria, pasticceria, frutta e verdura, ma anche enoteche, pescherie e self service) e la distanza massima del negozio da casa, dall’ufficio o da qualunque altro indirizzo indicato. A questo punto, l’esercente sarà pronto a inserire la sua offerta, con data e ora di scadenza, e il cliente riceverà alla propria casella di posta elettronica l’offerta che risponde meglio alle sue esigenze.

cibo sprecatoDurante la fase di collaudo nella zona di Santa Rita a Torino, durata alcuni mesi, il servizio è stato testato in particolare su panetterie e bar, che spesso a fine giornata si ritrovano con grosse quantità di pagnotte, tranci di pizza, cornetti e cibi pronti che il giorno seguente non potranno più essere messi in vendita, finendo così, inevitabilmente, tra i rifiuti.

Ed ora Last Minute Sotto Casa è già disponibile sull’intero territorio nazionale e da Nord a Sud della Penisola sarà possibile approfittare di sconti “personalizzati”, dando una mano ai negozianti e all’ambiente.

Tecnologia e idee anti-spreco, insomma, vanno sempre più a braccetto, come dimostrano le ultime, interessanti iniziative nate per impedire che il cibo sia buttato via, sfruttando le potenzialità della rete. Per ricordare le più recenti: I Food Share è sito web che permette ai cittadini di condividere il cibo in eccedenza nella propria dispensa – naturalmente in ottimo stato –, mentre Breading, un’app per smartphone e tablet attualmente in via di sperimentazione a Milano e Bergamo, consentirà a panettieri e fornai di donare il pane invenduto ad enti e associazioni no-profit che si occupano della distribuzione gratuita di generi alimentari.

Panetteria

BREADING, UNA APP CONTRO LO SPRECO DEL PANE

PanetteriaIl pane è un alimento prezioso, lo sapevano bene i nostri nonni che, quando diventava raffermo o iniziava a perdeva la sua freschezza, lo riutilizzavano preparando saporite zuppe e croccanti bruschette.

Oggi, invece, non solo a casa, ma soprattutto nei negozi, una quantità enorme di pagnotte, fruste, sfilatini e panini finisce tra i rifiuti. A fine giornata, infatti, quintali di pane nei forni e negozi della Penisola restano invenduti – 150/200 quintali nelle grandi città come Roma e Milano – e a questa cifra già preoccupante si somma il pane buttato via dai cittadini, una volta acquistato. Nel nostro Paese, insomma, ogni giorno vengono sprecati 13mila quintali di pane. Un dato che fa riflettere, specialmente se confrontato con il numero sempre crescente di persone che, in Italia, si rivolge alla Caritas o ad altre associazioni solidali per ricevere beni di prima necessità.

Partirà a breve, però, nel capoluogo lombardo e a Bergamo, la sperimentazione di una nuova app per smartphone e tablet che potrebbe mettere fine a un fenomeno che ha raggiunto dimensioni non più accettabili. L’obiettivo di Breading – questo il nome del progetto – è quello di creare un contatto diretto tra i panifici e gli enti no profit che si occupano della distribuzione gratuita di generi alimentari.

Semplice e geniale al tempo stesso il funzionamento della piattaforma informatica: scaricando gratuitamente l’applicazione, panettieri e fornai, invece di gettare il pane che non sono riusciti a vendere, a fine giornata potranno avvisare con un alert o un sms le organizzazioni della loro zona, che si recheranno direttamente al negozio – anche a piedi – per ritirarlo.

Il team Breading

Il team Breading

Ideata da un gruppo di bergamaschi sotto i trent’anni – Ornella Pesenti, Alessandro Maculotti, Fabio Zucchi, Riccardo Fogaroli, Florina Dumitrache, Chiara Frassolvati e Vincenzo Ferrara –, Breading è stata presentata nei giorni scorsi alla Start Cup Live 2014 di Milano – il concorso in cui si sfidano i progetti imprenditoriali più interessanti – aggiudicandosi il primo premio, mentre a ottobre parteciperà al Pioneer Festival di Vienna, tra le principali competizioni internazionali dedicate a start up e imprese innovative.

Il 1o luglio scorso i giovani ideatori di Breading hanno incontrato anche il Vice Ministro alle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Andrea Olivero, che si è mostrato entusiasta dell’iniziativa: “Da tempo lavoro contro gli sprechi – ha commentato – e questa applicazione può dare un contributo in modo semplice e lineare. Mi congratulo con questi giovani intraprendenti che hanno pensato a una start up non profit per contribuire a affrontare un problema così importante. È un bel modo per realizzare economia civile”.

E il Vice Ministro, con sguardo lungimirante, già pensa a una collaborazione virtuosa tra i negozi e i principali organismi benefici che operano nel territorio italiano e si augura che a maggio 2015, quando prenderà il via l’Expo, Breading possa essere perfettamente funzionante: “Per quanto riguarda i prossimi passi, una volta conclusa la sperimentazione che i giovani creatori di Breading hanno autonomamente strutturato a Milano e Bergamo, credo sia possibile condividere i risultati anche con il tavolo delle associazioni di Terzo Settore impegnate contro la lotta alla povertà e che assicurano pasti quotidiani, come il Banco Alimentare, Sant’Egidio e la Caritas. Sarebbe bello che proprio a Milano, in occasione di Expo 2015, si iniziasse a utilizzare questa app. Un modo per dare concretezza all’aspirazione di Expo 2015: nutrire il pianeta”.

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I FOOD SHARE, LA SOLIDARIETÀ CHE COMBATTE LO SPRECO

foodsharingApprofittando delle offerte al supermercato, avete fatto scorta di viveri che non riuscirete mai a consumare prima della scadenza? Dovete partire per le vacanze, ma non avete ancora svuotato completamente la dispensa? Se la risposta a una di queste domande è affermativa, la soluzione anti-spreco arriva dal web. Si chiama “I Food Share” ed è il primo sito italiano di food-sharing, un’iniziativa nata in Germania circa due anni fa per permettere ai cittadini di condividere il cibo in eccedenza online, all’indirizzo foodsharing.de, evitando così di gettarlo nel cassonetto.

La versione diffusa nella Penisola è stata ideata da Daniele Scivoli, Francesco Perticone, Elisabetta Di Benedetto e Daniela Lirosi, quattro giovani di Caltagirone (Catania) che nel 2013 hanno fondato l’associazione no-profit I Food Share e l’omonima piattaforma online in cui privati, aziende e commercianti possono mettere a disposizione degli altri i propri alimenti in surplus, naturalmente in perfette condizioni.

i food shareI Food Share è uno strumento che permette di tendere una mano a quanti, nel nostro Paese, hanno difficoltà ad acquistare generi di prima necessità e rappresenta un modo innovativo per combattere lo spreco alimentare, un fenomeno che, nonostante la crisi economica, in Italia raggiunge dimensioni allarmanti – basti pensare che ogni anno finiscono tra i rifiuti 9 milioni di tonnellate di cibo, per il valore di circa 15 miliardi di euro.

Per donare è sufficiente iscriversi al portale ifoodshare.org e cliccare su “Aggiungi cesta”, specificando la tipologia di alimento (pasta, riso, farina, succhi di frutta, latte a lunga conservazione, caffè, bibite, omogeneizzati, conserve, legumi, tonno e altri prodotti in scatola), la quantità e la data di scadenza. Per ricevere, anche in questo caso dopo essersi registrati, basta cercare le ceste alimentari disponibili in base alla propria città di residenza: una volta trovato il prodotto interessato è possibile contattare il donatore attraverso un sistema di messaggistica interno al sistema e concordare con lui – in maniera autonoma e indipendente dal sito – le modalità di consegna o ritiro.

Le potenzialità di I Food Share, che sfrutta la rete e non ha vincoli territoriali, sono davvero interessanti: aziende agroalimentari, supermercati, negozi, piccola e grande distribuzione hanno, infatti, l’opportunità di offrire il cibo sano rimasto invenduto a scopi solidali, consentendo ai singoli, alle famiglie oppure alle parrocchie e agli enti benefici che gestiscono le mense per i poveri di beneficiarne. Una scelta che fa bene anche all’ambiente e favorisce la cultura della sostenibilità, impedendo che quantità enormi di alimenti in ottimo stato siano gettati nei cassonetti, generando inquinamento.

Mensa

“QUANDO IL BUONO PASTO DIVENTA PASTO BUONO”

MensaUna grande risorsa. È ciò che rappresentano gli alimenti freschi che ogni giorno restano invenduti nei supermercati e nei negozi, insieme ai piatti già pronti preparati da ristoranti e self service. Cibo ancora in perfetto stato destinato a finire nei cassonetti, generando uno spreco dalle dimensioni allarmanti – basti pensare che un ipermercato ogni anno butta via in media 1500 kg di generi alimentari commestibili; 100 kg è invece la quantità stimata per tavole calde e piccoli esercizi commerciali. Una quantità enorme di vivande che può trasformarsi in una preziosa opportunità per tendere una mano a tutti coloro che in Italia sono in condizioni di difficoltà.

A Genova da sette anni è attivo Pasto Buono, un progetto che recupera il cibo sano in eccedenza dal settore della ristorazione per donarlo alle mense per i poveri. L’iniziativa è nata a giugno del 2007 da un’idea di Gregorio Fogliani, presidente di QUI! Group Spa, società leader nel mercato nazionale dei buoni pasto, che ha deciso di contribuire attivamente alla gestione responsabile delle eccedenze alimentari, in un Paese in cui il numero di persone che vivono in una situazione di povertà è in aumento costante. Sono 30mila, infatti, secondo i dati diffusi dalla Caritas, coloro che ogni mese chiedono aiuto alla Chiesa e agli enti benefici per generi di prima necessità.

Nel capoluogo ligure – che ospita anche il Mercato del Carmine, dove ogni sera vengono cucinati gli avanzi della giornata – quotidianamente associazioni no-profit ritirano cibi freschi e cucinati dagli esercizi commerciali che aderiscono al programma, per distribuirlo a tutti coloro che si rivolgono a loro per un piatto caldo. Prodotti da forno e pane, frutta e verdura, primi, secondi e contorni sono i cibi che bar, macellerie, mense aziendali, scolastiche e ospedaliere, panifici, pasticcerie, ristoranti e pizzerie, rosticcerie e tavole calde, supermercati piccoli e grandi, ipermercati e mercati generali possono donare alle mense per i poveri.

pastobuonoPasto Buono è realtà anche grazie al prezioso contributo del Banco Alimentare della Liguria, della Comunità di Sant’Egidio e di altre associazioni di volontariato locali. Dal 2008 l’iniziativa è realizzata da QUI Foundation, nata da una costola di QUI! Group per promuovere una serie di iniziative solidali, a livello nazionale e internazionale, sempre con un’attenzione particolare nella lotta allo spreco alimentare e alla fame. In particolare, la fondazione agisce come centro di raccolta e distribuzione di alimenti a lunga conservazione (pasta, riso, olio, biscotti, scatolame) donati da aziende private. Da qualche anno al progetto pilota si è affiancato Pasto Buono per tutta la famiglia, che permette alle famiglie appartenenti alla fasce più deboli della società – individuate da Comuni e Caritas – di ritirare cibo fresco e sano a costi ridotti e consumarlo direttamente nelle proprie case.

Oggi Pasto Buono è presente a Roma, con il patrocinio di Roma Capitale, a Firenze, dove collabora con la Venerabile Arciconfraternita della Misericordia, una storica fondazione che fornisce aiuti alle famiglie indigenti e agli anziani soli, e da pochi giorni anche a Palermo.

Young women in the kitchen

IL BRICOLAGE IN CUCINA, AVANZI E CREATIVITÀ

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Chi ha detto che per preparare piatti appetitosi sia necessario un grande dispendio economico? Anche con gli avanzi è possibile cucinare pietanze gustose e invitanti, con la certezza di risparmiare e di compiere un gesto responsabile nei confronti di tutti coloro che, ancora oggi, non hanno viveri a sufficienza per il proprio sostentamento. Continua a leggere

World Map of Grain on Plate

UNDICESIMO COMANDAMENTO: NON SPRECARE

Da uno degli ospedali di Bologna con gli avanzi alimentari si recuperano ogni giorno trenta pasti pronti presso la mensa, per un valore complessivo di oltre 35.000 euro all’anno. A Verona otto mense scolastiche recuperano circa otto tonnellate all’anno di prodotto cotto che corrispondono a circa 15.000 pasti. Sono solo alcuni dati resi noti da Last Minute Market, uno spin-off dell’Università di Bologna nato nel 1998 da un gruppo di ricerca che dal 2003 è un’impresa nazionale dedicata al recupero e al riutilizzo di alimenti e beni invenduti (o non commercializzabili) a favore di enti caritativi. Una best practice internazionale nella lotta allo spreco alimentare, un fenomeno in continua crescita, come reso noto dalla FAO il 1o ottobre in occasione della presentazione del Rapporto 2013 “The Food Wastage Footprint-Impacts on Natural Resources” (L’impronta ecologica dello sperpero alimentare: impatto sulle risorse naturali).

mensa scolastica

Ogni italiano butta via circa 150 kg di cibo all’anno per un totale di quasi 9 milioni di tonnellate, pari a circa 15 miliardi di euro e a quasi l’1% del PIL. Lo spreco domestico, diversamente da ciò che si possa pensare, è cinque volte superiore a quello degli altri segmenti della filiera alimentare –  agricoltura, industria, ristorazione, distribuzione – e pesa sul bilancio familiare ben 1700 euro l’anno.

Nel mondo, invece, si sprecano circa 1,3 tonnellate all’anno di cibo pari ad un valore di 750 miliardi di dollari (565 miliardi di euro).

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“La popolazione malnutrita – afferma Andrea Segrè, Presidente di Last Minute Market – complice la crisi economica, si estende sempre di più anche nei Paesi cosiddetti sviluppati. La fame è ovunque. È davvero uno scandalo che, come confermato dal nuovo Rapporto FAO, oltre un terzo della produzione agroalimentare mondiale si perda e si sprechi. È dalla riduzione degli sprechi che il sistema agroalimentare mondiale deve ripartire”.

Secondo le rilevazioni di “Waste Watcher”, il primo osservatorio permanente sullo spreco attivato da Last Minute Market e dall’Università di Bologna, in collaborazione con SWG, è lo spreco domestico a incidere maggiormente sulla quota annuale del cibo sprecato.

Nella spazzatura finiscono in larga parte le verdure (23%), seguite da carne (21%), frutta (19%) e cereali (18%). Notevole anche l’impatto ambientale dello spreco alimentare. Quello di carne, ad esempio, ha un grande impatto a causa degli elevati costi di produzione.

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Lo spreco è “solo” il 4%, ma l’incidenza economica è cinque volte maggiore.

“Oltre all’imperativo ambientale, ve n’è anche uno di natura etica: non possiamo permettere che un terzo di tutto il cibo che viene prodotto nel mondo vada perduto o sprecato a causa di abitudini inappropriate-inopportune, quando vi sono 870 milioni di persone che soffrono la fame”, ha sottolineato José Graziano da Silva, Direttore Generale FAO, durante la presentazione del Rapporto.

“Tutti noi”, ha continuato da Silva, “agricoltori e pescatori, lavoratori del settore alimentare e supermercati, governi locali e nazionali, singoli consumatori, dobbiamo apportare dei cambiamenti ad ogni anello della catena di approvvigionamento alimentare al fine di evitare, in primo luogo, lo sperpero di cibo e dobbiamo riutilizzare o riciclare il cibo, laddove è possibile”.

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