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ESPLORARE I VERI SAPORI DEL MONDO CON NEW GUSTO

new gusto

L’autentica paella spagnola preparata da Alvaro, nella sua casa di Madrid, la ratatouille parigina di Federica, il tradizionale Yorkshire pudding con il roast beef di Alex, che vive a Manchester, o il lomo saltado, un antico piatto della cucina peruviana a base di carne di manzo saltata in padella con cipolle e peperoni gialli, da assaggiare nella cucina di Jecchu, a Lima.

Sono alcune delle specialità internazionali che compaiono – insieme a tante altre del nostro paese – nel “menu” di New Gusto, la piattaforma di social eating che permette di provare la vera cucina della località in cui si è in vacanza, mangiando a casa delle persone del posto. Per coloro che trascorreranno fuori il ponte dell’Immacolata oppure si concederanno un viaggetto durante le prossime feste di Natale o Capodanno, quindi, uno strumento prezioso per non imbattersi in ristoranti turistici e gustare a prezzi contenuti le pietanze della gastronomia locale.

cena tra amiciEsplorare il mondo alla scoperta di piatti e ricette sconosciute, lasciandosi sorprendere da nuovi sapori e da cibi mai assaggiati”. Questa la filosofia della start-up tutta italiana – più precisamente, abruzzese – nata alla fine del 2011 da un’idea di Cristiano Mazzocchetti, amante dei viaggi e della buona tavola, che l’ha fondata insieme a Graziano Romanelli  (visual designer), Giovanni Di Gregorio (sviluppatore web) e Antonio Ruscitti (sviluppatore mobile).

Oggi il sito conta 15mila utenti distribuiti tra l’Europa (Francia, Spagna, Germania, Olanda, Regno Unito), gli Stati Uniti (New York, Chicago) e il Sud America (numerosissimi quelli argentini). Molti gli iscritti italiani, pronti ad accogliere nelle proprie case i turisti desiderosi di conoscere un po’ meglio le città della Penisola attraverso le sue tante prelibatezze culinarie, ma anche di vivere un’esperienza decisamente insolita – condividere la tavola con sconosciuti – e incontrare gente nuova.

Per entrare nella community e cercare un home restaurant in cui mangiare è sufficiente registrarsi al sito scegliendo il profilo “free”, completamente gratuito, poi andare nell’area “explore” e selezionare la località desiderata: a questo punto compariranno i piatti e gli home chef che li cucinano, con l’indirizzo delle loro abitazioni, e sarà già possibile prenotare un pranzo o una cena dall’altra parte del pianeta, pagando a colui che offre il pasto solo un rimborso per le spese. Gli aspiranti home chef, invece, possono iscriversi a New Gusto scegliendo il profilo “pro” (19 euro l’anno), per ospitare fino a dodici persone e caricare le foto delle loro creazioni con i relativi prezzi; la community è aperta pure ai ristoranti – con il profilo “stunning” ad un costo di 89 euro annui –, dando la possibilità ai gestori dei locali di far conoscere la propria attività oltreconfine.

ANGELI CONTRO LO SPRECO DEL CIBO. OBIETTIVO “FAMEZERO”

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L’hanno chiamata Fame Zero, come la sfida lanciata nel 2012 dal segretario dell’ONU Ban-Ki Moon affinché “tutti abbiano accesso a cibo nutriente durante tutto l’arco dell’anno” in ogni angolo della terra. In particolare, dei cinque obiettivi posti dalle Nazioni Unite (zero bambini con deficit di sviluppo sotto i due anni; 100% accesso a cibo adeguato, sempre; sostenibilità dei sistemi alimentari; 100% aumento della produttività e del reddito dei piccoli contadini; zero perdite o sprechi di cibo) condivide l’ultimo, una condizione necessaria perché si realizzino gli altri quattro.

Famezero.com è la community che favorisce l’incontro tra donatori e centri di distribuzione territoriali, per creare un circolo virtuoso in cui il cibo in esubero non vada più sprecato, ma possa essere fruttuosamente impiegato a favore di chi ne ha bisogno. “Ci scandalizza il fatto di sapere che esiste cibo sufficiente per tutti e che il flagello della fame si aggrava nel mondo a causa della pratica generalizzata dello spreco”: questa la motivazione che ha spinto il team di Famezero Onlus a sviluppare la piattaforma, presentata il 16 ottobre scorso a Palazzo Chigi, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, alla presenza del Cardinal Oscar Rodriguez Maradiaga, presidente della Caritas internazionale e stretto collaboratore di Papa Francesco, e di Sandro Gozi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega agli Affari Europei.

Lo scopo è quello di creare un’applicazione che permetta di aiutare la popolazione inizialmente italiana ma, successivamente, anche mondiale a sfruttare la tecnologia presente sui dispositivi mobile al fine di migliorare la gestione dei rifiuti e degli sprechi alimentari sul territorio” spiegano gli ideatori del progetto, che diventerà pienamente operativo a partire dall’8 dicembre prossimo, quando sul proprio smartphone o tablet sarà possibile scaricare l’app multilingue Famezero, disponibile sia per sistemi Android che per iOS.

Sin da ora però è possibile registrarsi sul sito web, già attivo, scegliendo uno dei tre profili: il “donatore”, cittadini, enti, ristoranti, negozi o supermercati che mettono a disposizione degli altri il cibo avanzato (che nel caso di locali ed esercizi commerciali raggiunge quantità davvero enormi) in perfette condizioni; il “centro di raccolta”, associazioni di volontariato o altre realtà locali che smistano gli alimenti alle persone del territorio che ne fanno richiesta; l’“angelo”, una figura preziosa, che ritira personalmente il cibo offerto dal donatore e lo porta al centro di raccolta. A quanti decideranno di donare sarà sufficiente iscriversi e controllare i punti di raccolta più vicini, pubblicando un annuncio che verrà automaticamente indirizzato all’angelo di zona.

SOCIAL EATING: IL SAPORE DI UN “PASTO AL BUIO”

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Social eatingCondividere un aperitivo sfizioso, una cena con prodotti bio o un’abbondante colazione a base di cornetti e dolci homemade con persone mai viste prima. Per conoscere gente nuova, allargare la cerchia di amicizie o semplicemente mangiare bene e trascorrere qualche ora di totale relax.

È il fenomeno del Social Eating – chiamato anche “pasto al buio” – una realtà ormai consolidata oltreoceano che da un paio d’anni è arrivata anche da noi. E i primi social network italiani dedicati a questo fenomeno vedono il numero degli iscritti crescere di giorno in giorno. Continua a leggere

IL MADE IN ITALY DIVENTA 2.0 CON GOOGLE

L’obiettivo è ambizioso ma il partner è d’eccellenza. Far conoscere sempre meglio i prodotti agroalimentari italiani nel mondo. Con questo scopo Google, attraverso il suo Cultural Institute in partnership col Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e Unioncamere, ha creato la piattaforma “Made in Italy” (google.it/madeinitaly), una vetrina sul web che vuole avvicinare le imprese italiane alla Rete e al suo grande potenziale economico e di export.

formaggio murazzanoPer iniziare sul sito ci sono 55 prodotti tipici di tutta Italia, rigorosamente geolocalizzati sulla classica google map. Il formaggio Murazzano e la Patata della Sila, le clementine della Calabria e lo Speck dell’Alto Adige, il Chianti classico e il basilico genovese, l’ingrediente principale del famoso Pesto. È possibile conoscere ognuno di essi attraverso percorsi e mostre digitali, fatte di racconti in italiano e in inglese, immagini, video e documenti storici, in modo che gli utenti di tutto il mondo possano scoprire le eccellenze del sistema agroalimentare ma anche dell’artigianato italiano, la loro storia e il loro legame con il territorio.

Il sito, realizzato da Google insieme alla Fondazione Symbola e con il coordinamento scientifico del Professor Stefano Micelli dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, si propone anche come una soluzione per gli imprenditori del settore per promuovere i propri prodotti. “Abbiamo fatto una scommessa, noi come Ministero, Google, il mondo dei consorzi e tutti gli attori che hanno dato vita a questo progetto. Una scommessa ambiziosa: creare l’agroalimentare 2.0. È sempre più evidente che new-technology e agroalimentare sono i settori che daranno più occupazione nel futuro. Perché non metterli insieme? Perché non fare un link tra la Silicon Valley e la nostra Food Valley? Ci voleva creatività, tanto lavoro e un po’ di coraggio, che non ci sono mancati. Inoltre, al Ministero, questo progetto non è costato un euro. In Italia abbiamo 261 prodotti a denominazione (Dop, Igp e Stg), attraverso la rete vogliamo dare visibilità a tutti quelli che danno vita a prodotti straordinari che costituiscono, insieme alla cultura, il sogno italiano. Il futuro è nella rete e nell’agroalimentare. Questi due sistemi, messi in connessione, potranno dare accesso a informazioni e svilupperanno grandi opportunità di lavoro”.

basilicoEssendo una fonte ufficiale e istituzionale sui prodotti alimentari, il sito si propone anche come punto di informazione per i consumatori di tutto il mondo per contrastare l’italian sounding, la falsificazione delle specialità tipiche. “La tutela delle produzioni agroalimentari italiane dalle contraffazioni non passa solamente dal doveroso e indispensabile lavoro di repressione, ma anche dalla conoscenza e dall’informazione. La strada su cui possiamo puntare è quella che iniziamo a intraprendere con questo progetto: far apprezzare in modo immediato ed efficace al mondo la cultura, la storia e le tradizioni del nostro Paese. Il nostro cibo è cultura, è arte. Per questo Google insieme a noi apre uno spazio interamente dedicato all’agroalimentare italiano. Mi faccio una domanda: chi farebbe la fila in un museo per vedere un Van Gogh evidentemente falso? Lo stesso concetto si può applicare a tavola, perché quello che mangiamo ha certamente un impatto più forte su di noi e sulla nostra salute. Per questo come consiglio dico: scegliete italiano, diffidate dalle imitazioni!”.

“La scommessa per il futuro del Made in Italy è quella di aprirsi ulteriormente ai mercati internazionali per diventare così un volano di crescita economica ancora più rilevante per il Paese – dice Carlo D’Asaro Biondo, Presidente Sud e Est Europa, Medio Oriente e Africa di Google –. Crediamo che il digitale possa giocare un ruolo importante in questo processo e abbiamo deciso di fornire un contributo concreto per diffondere l’eccellenza italiana nel mondo, a partire dall’artigianato e dall’agroalimentare. Made in Italy: eccellenze in digitale è un’iniziativa pensata e realizzata appositamente per l’Italia, che ci auguriamo possa contribuire ad aumentare la capacità delle imprese italiane di fare export e promuovere ulteriormente la cultura del Made in Italy nel mondo”.

patata sila“Abbiamo raccontato il nostro Paese – ha spiegato il Ministro De Girolamo – creando un vero e proprio museo dell’agroalimentare di qualità, una mostra virtuale e permanente, che ripercorre la loro storia, la loro originalità”. Poi, parlando degli scenari futuri, ha affermato: “Crediamo in questo progetto, ma questo è solo l’inizio di un’attività che può significare molto per le nostre aziende. Stiamo lavorando per portare internet ad alta velocità nelle zone rurali con un progetto dedicato alla banda larga. I produttori sono tanti, vogliono visibilità e quindi noi li mettiamo in rete, diamo visibilità ai loro prodotti e al loro lavoro. Aprendo queste pagine non c’è solo storia dell’agroalimentare, in quelle pagine noi vediamo la storia del nostro Paese, della nostra terra e della nostra cultura. Non so quali mezzi di comunicazione e quali tecnologie userà mia figlia per comunicare, so però che lo farà attraverso internet e che non rinuncerà alla tradizione e a un bel panino con il Pane di Altamura, il Pecorino Toscano e il Prosciutto di San Daniele. Attraverso queste pagine possiamo stimolare attenzione di chi le consulta in giro per il mondo e ha la curiosità di venire  a scoprire il nostro Paese”.

Grazie a Google e Unioncamere sono a disposizione 20 borse di studio per giovani “digitalizzatori” che per sei mesi affiancheranno aziende in diverse regioni d’Italia per aiutarle a portare il Made in Italy online.